IL NOME DI DIO È MISERICORDIA


Il Libro-intervista di Papa Francesco


 
 

È la carta d’identità di Dio.
 
È lo stile di una Chiesa “in uscita” con le porte aperte agli ultimi, agli emarginati.
 
È il cuore del Vangelo di Gesù.
 
È la chiave per entrare nello spirito del Giubileo.
 
Soprattutto, “misericordia” è la parola, il concetto che forse meglio di ogni altro spiega la testimonianza, la vita di papa Francesco.
La radice su cui si fonda la sua missione di parroco prima, di arcivescovo poi, di Pontefice oggi.
Di uomo, sempre.
 
A raccontarlo è lo stesso vescovo di Roma nel libro-intervista Il nome di Dio è misericordia (Edizioni Piemme) di Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano La Stampa e responsabile del sito web Vatican insider, volume che uscirà contemporaneamente in 86 Paesi martedì prossimo.
 
Un testo agile, fresco in cui papa Francesco si racconta con semplicità, percorso dalla preoccupazione, che è anche gioiosa consapevolezza, di far capire a tutti che non c’è uomo o donna su cui non si posi lo sguardo d’amore di Cristo, che non esiste colpa che non possa essere perdonata. Ecco allora il motto Miserando atque eligendo come manifesto di vita, ecco l’umile ammissione che «anche il Papa è un uomo che ha bisogno della misericordia di Dio», ecco la decisione di indire il Giubileo.
Una scelta maturata nella preghiera, «pensando all’insegnamento e alla testimonianza dei Papi che mi hanno preceduto e alla Chiesa come a un ospedale da campo». Una comunità chiamata a riscaldare il cuore delle persone con la vicinanza e la prossimità, «mostrando il suo volto di mamma all’umanità ferita».
 
C’è, nel colloquio con Tornielli, il Papa che abbiamo imparato a conoscere, semplice e profondo al tempo stesso, ricco di aneddoti, capace di tradurre in immagini ed espressioni comprensibili a tutti, concetti complessi. Più di altre volte però Bergoglio sembra guidato dal desiderio di ricondurre ogni discorso al «cuore» del problema, di non perdere di vista neanche per un attimo il richiamo al dono della misericordia, tanto sovrabbondante da apparire perfino ingiusto agli occhi umani. Siamo infatti di fronte a un Dio che conosce i nostri peccati, i nostri tradimenti, i nostri rinnegamenti, la nostra miseria…
da Avvenire – gennaio 2016

 


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