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Facciamo ora un passaggio importante.
Cercheremo di cogliere, attraversola narrazione biblica, i momenti in cui Dio ha parlato all’umanità partendo dalla chiamata di Abramo all’attesa del Messia.
È un percorso che ci aiuterà ad alimentare la nostra vita teologale per vivere concretamente la salvezza che Dio vuole per ognuno di noi.
 
La prima tappa è rappresentata dalla vita dei patriarchi: è la Scrittura stessa che individua nella storia dei patriarchi il momento fondante la Storia della Salvezza. Questo riferimento è ripreso da Gesù stesso, da S. Paolo e dai Padri della Chiesa.
La storia dei patriarchi è importante perché ci offre tutti gli elementi per capire l’alleanza tra Dio e Israele, quindi tra Dio e ognuno di noi.
 
Per questo le storie che leggiamo nella Genesi, non sono biografie in senso stretto ma una raccolta di materiali provenienti da più fonti, narrate prima in forma orale, poi messe per iscritto. Servono per fondare un’identità etnica, sociale, culturale, religiosa prima di un clan, poi di un popolo.
Dal punto di vista storico questo periodo abbraccia circa 400 anni, dalla chiamata di Abramo all’uscita dall’Egitto e si sviluppa nella narrazione della Genesi dal cap. 12 al cap. 50.

 
Le figure che prenderemo in esame sono quattro:

 

Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe



 

La storia dei patriarchi è di capitale importanza per noi perché è a partire dalle loro esperienze che possiamo capire la nostra esperienza di cristiani, e non possiamo capire chi è Gesù per noi se non assimiliamo questo particolare momento che è fondante per la nostra fede.
La narrazione delle vicende dei patriarchi è stata redatta per dare un’identità a un uomo, alla sua famiglia, al suo clan, al suo popolo e, in definitiva, al mondo intero.
Ecco perché la lettura di questo libro è piuttosto complessa.
Ed è per questo motivo che noi ci limiteremo a raccogliere tutti gli elementi utili a capire da una parte la rivelazione del volto di Dio, dall’altra il cammino concreto della fede.

 

ABRAMO: IL PADRE DELLE NAZIONI

 

La storia delle origini è dominata dalla figura di Abramo, considerato il padre del popolo eletto non solo dai cristiani, ma anche dai musulmani.
La sua vicenda si sviluppa dal cap. 12 al cap. 25 della Genesi. Di questi capitoli, che sono fondamentali per capire e vivere la nostra fede, noi ci fermiamo solo su alcuni momenti peculiari:
  • Cap. 11,27-31 (genealogia di Abramo)
  • Cap. 12,1-4 (vocazione di Abramo)
  • Cap. 15 e 17 (promesse, alleanza e circoncisione)
  • Cap. 22 (sacrificio di Isacco)

 

È importante meditare anche il capitolo 18, che racconta dell’apparizione del Signore alle Querce di Mamre e della preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra.
 
Ora ci soffermiamo sui versetti che contengono il seme di questa nostra pianta:

      Il Signore disse ad Abram:
      “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria
      e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
      Farò di te un grande popolo
      e ti benedirò,
      renderò grande il tuo nome
      e diventerai una benedizione.
      Benedirò coloro che ti benediranno
      e coloro che ti malediranno maledirò
      e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”.
      Allora Abram partì come gli aveva ordinato il Signore

(Gen 12,1-4)
Qui abbiamo gli elementi chiave del nostro relazionarsi con Dio: Egli si manifesta, ci cerca, si rende presente nella nostra vita; è Lui che prende l’iniziativa, ci parla e interpella.
E questo lo fa anche con te, ora, proprio in questo momento in cui tu stai leggendo queste righe.
 
Manifestandosi ad Abramo Dio gli propone qualcosa di molto concreto: esci dalla tua terra e vai nel paese che ti indicherò: ti darò una vita nuova.
 
Potremmo chiederci perché dovremmo lasciare la nostra patria.
 
È opportuno a questo punto fissare un elemento fondamentale: la vita di fede è un itinerario esistenziale, non mentale: è un cammino che parte da un luogo conosciuto, protetto, affettivamente piacevole, e si dirige verso un luogo sconosciuto cui mai aveva pensato.
 
Aver fede significa proprio questo: credere che ciò che Dio propone e promette è un’esistenza nuova, che ci garantirà una vita piena: farò di te un grande popolo, una benedizione. È una vita umanamente significativa: infatti Abramo diventerà occasione di bene per gli altri, addirittura una benedizione.
Attraverso di lui Dio ha deciso di beneficare l’umanità intera: Abramo diventa un canale di Dio, un dono di Dio per gli uomini.
 
Questa chiamata ha in sé qualcosa di straordinario perché noi vediamo Dio che si manifesta e si fa conoscere, parla direttamente all’uomo.
 
Il cuore della fede è credere che Dio chiama alcune persone perché attraverso di loro il suo bene si espanda sulla terra.
La storia di Abramo e dei patriarchi ci dice che Dio è amore e che ha un progetto che nasce dall’eternità: Dio ha previsto tutto dal principio e sceglie e destina Abramo e qualsiasi persona (ognuno di noi) a un compito che prescinde dalla qualità delle persone.

 
Infatti, la Scrittura non ci dice come avesse vissuto Abramo prima di incontrare Dio.
Quello che conta per Dio è il momento in cui si rivolge all’uomo e la risposta di questi a Lui: per Dio conta il futuro, non il passato dell’uomo al quale ha parlato.
Dio si presenta come il Signore della storia, del mondo, dello spazio e non è legato a un luogo, a un culto, a tempi, a una morale, ma al desiderio di rendere quella persona qualcosa di significativo.
Non solo: Dio dice all’uomo che ha bisogno di lui, chiede la sua collaborazione, non una adesione supina.
La chiamata di Dio è in funzione della collaborazione dell’uomo e Dio può darsi agli uomini solo attraverso altri uomini perché Egli è nel cuore degli uomini che lo hanno accolto.
 
Che cosa deve fare Abramo?
Che cosa dobbiamo fare noi per avere la fede?

 
In questo momento straordinario la Scrittura ci dice che Abramo non deve osservare né un rito né una morale particolare.
Due sole cose gli vengono chieste:
  • credere ciecamente in Colui che gli sta parlando e si presenta come Dio
  • fidarsi in modo esistenziale, non concettuale, ossia mettendosi in cammino
Abramo deve fidarsi totalmente e credere ciecamente in Colui che gli sta parlando mettendo tutta la sua vita nelle mani di Dio. Attraverso questo atteggiamento Abramo diventerà padre di una nazione numerosa e benedizione per il suo popolo.
 
Il Patriarca poteva anche discutere questa chiamata. Non lo fa, si fida incondizionatamente.
Questa è la fede: aderire a una proposta esistenziale attraverso cui affidiamo a Dio tutta la realizzazione della nostra vita.
Dio ha per ognuno di noi un progetto e la realizzazione della nostra esistenza passa attraverso questo progetto mettendoci in cammino per Lui.
Residenza, progetti, desideri, fratelli, amici, saranno quelli che Lui ci indicherà ma questo può avvenire solo se gli diamo il nostro consenso.
Dio fa se noi lo lasciamo fare e tutta la nostra vita deve essere nelle sue mani in modo consapevole.

 
Dato il suo sì, Abram partì.

 

DIRE “SÌ” A DIO!

 

Il biblico ha qualcosa di potente.
Il a Dio mette in moto un meccanismo a noi invisibile, imperscrutabile e inarrestabile.
Per questo Gesù ha detto: il vostro dire sia sì, sì e no, no; il resto viene dal maligno.
 
Gesù ha detto il suo sì; Maria ha detto il suo sì. E la storia dell’umanità è cambiata.
 
Anche a noi è chiesto questo sì.
Capire e vivere la Storia della Salvezza significa proprio arrivare a pronunciare quel sì che ci renderà cristiani autentici e pieni, sale della terra e luce del mondo.

 
È importante anche capire che Dio viene incontro all’uomo nella sua fatica.
Dio non vuole superuomini e Abramo non lo è.
Lo troviamo al capitolo 15 in un momento di sconforto, di crisi, di dubbi: Abramo ha novanta anni, ne sono passati più di venti da quel sì e Abramo non vede i frutti della promessa del Signore. Ma Dio gli appare in sogno e riconferma la Sua promessa chiedendogli di compiere un rito: Dio pronuncia poi una promessa solenne che si impegnerà a mantenere.
Ad Abramo viene chiesto solo di continuare ad avere fiducia.
Nel capitolo 17 Dio chiede il rito della circoncisione, un segno fatto nella carne che è sigillo della volontà di essere fedele a Dio.
Questo segno esteriore è rivelatore di una realtà profonda ed esistenziale, non un “distintivo” di appartenenza ad una categoria, ma indice di uno stile di vita modellato su quello di Dio (Gesù dirà: io faccio sempre quello che piace al padre mio).
Questa fedeltà ha già un riconoscimento nel capitolo 18, dove vediamo Abramo mitigare la collera di Dio su Sodoma e Gomorra. Abramo sperimenta il fatto di essere benedizione per queste città, e il fatto che queste non ne abbiano beneficio perché mancavano in loro totalmente i requisiti necessari al perdono divino non può non evidenziare il fatto che Abramo sia riuscito a influenzare la volontà del Signore.
 
Ma è nel capitolo 22 che, col mancato sacrificio di Isacco, Abramo è condotto per mano da Dio alle vette più alte della sua fede.
Questa fede può essere solo da Dio: non sono le nostre preghiere o le nostre fatiche a renderla possibile. Sappiamo che Abramo un giorno ha pronunciato un sì e la benedizione di Dio lo ha accompagnato per tutta la vita. Abramo è modello, prototipo, spiegazione e significato della nostra fede, e il cuore della nostra fede è la fiducia totale in Dio: è solo attraverso la fede che Dio può darsi all’umanità. E Abramo diventa, attraverso la sua esperienza, umanamente inconcepibile, padre della fede.
 
Gesù ha vissuto questa fede nel suo cuore e nella sua carne in maniera totale, assoluta; Dio gli ha chiesto di sacrificare se stesso e Lui gli ha dato il suo sì.
È solo così che la bontà e l’amore di Dio ha potuto manifestarsi ad altre persone.

 
La fede è un modo di rendere Dio vivo e presente, attivo nel nostro tessuto quotidiano, l’unico modo di rendere la nostra vita significativa.
Finché non raggiungeremo questa comprensione non arriveremo mai ad un’esistenza vissuta in pienezza.

 
La fede esige uno sradicamento, un cambiamento totale che con Gesù si esprime attraverso poche indicazioni, poche ma difficili da realizzare: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi perseguitano.
 
C’è un cammino da compiere, un itinerario da percorrere.
Abramo ci indica come realizzarlo seguendo il suo esempio, fiduciosi che Dio ci chiederà solo quello che potremo realizzare; così saremo anche noi padri e madri di moltitudini e benedizione per tutti coloro che ci stanno vicini e che incontriamo nel nostro pellegrinaggio terreno.
Forse è per questo che i patriarchi vivevano nelle tende, segno di una disponibilità continua a spostarsi, fidandosi solo della rotta indicata da Dio.

 

Autore

Fra Giuseppe

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