Ciascuno cerchi non i propri interessi,
ma quelli di Gesù Cristo

 

Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 46, 6-7; CCL 41, 533-534)
 

 
Poiché abbiamo spiegato che cosa significhi «prendere il latte», cerchiamo di capire che cosa voglia dire «vestirsi di lana».
 
Chi dà il latte offre il cibo, chi dà la lana offre l’onore. Questi sono i due beni che chiedono ai fedeli quei pastori che pensano a pascere se stessi e non il gregge: di provvedere alle loro necessità e di ricevere onore e lode.
 
E in verità ben si comprende come il vestito stia a significare l’onore, per il fatto che copre la nudità.
Ogni uomo infatti è fragile.
E colui che vi governa non è certo diverso da voi.
Anch’egli ha un corpo, è mortale, mangia, dorme, si alza: è nato ed un giorno dovrà morire. Pertanto se consideri che cosa egli sia in se stesso, vedi che è un semplice uomo.
Ma quando tu l’onori grandemente, ricopri, per così dire, ciò che in lui v’è di fragile.
 
Vedete come lo stesso Paolo aveva ricevuto dal buon popolo di Dio un indumento di tal genere, quando diceva: «Mi avete accolto come un angelo di Dio. Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli» (Gal 4, 14. 15).
Ma, benché gli fosse stato tributato un onore così grande, risparmiò forse i peccati degli erranti, per timore che gli venisse tolto quell’onore e gli fosse diminuita la lode per i rimproveri che loro faceva? Se avesse agito così, si sarebbe messo tra coloro che pascono se stessi e non il loro gregge.
 
Avrebbe pertanto detto fra sé: Che m’importa? Ciascuno faccia quel che vuole: il mio vitto è assicurato, il mio onore è salvo. Ho latte, lana e mi basta. Ognuno vada pure dove vuole.
 
Ma davvero credi di essere a posto se ognuno va dove gli pare?
Se così pensi, ti sbagli.
 
Per dimostrartelo permettimi solo di prescindere dalla tua dignità e pensarti come fossi un semplice fedele. E allora non dovresti ricordare che «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme»? (1 Cor 12, 26).
 
Perciò l’Apostolo stesso, ricordando come si erano comportati verso di lui, per non sembrare dimentico dell’onore che gli avevano reso, attesta di essere stato accolto da loro come un angelo di Dio e che, se fosse stato possibile, si sarebbero tolti anche gli occhi per darglieli.
 
Ma tuttavia si avvicina alla pecora malata, alla pecora infetta per incidere la ferita, non risparmiando l’infezione.
«Sono dunque», soggiunge infatti, «sono diventato vostro nemico dicendovi la verità?» (Gal 4, 16).
 
Egli prese bensì il latte delle pecore, come abbiamo ricordato poco fa, si rivestì della lana delle pecore, ma non trascurò le sue pecore. Perché egli non cercava i suoi interessi, ma quelli di Gesù Cristo.