vai alle altre meditazioni

Fai click sull’immagine
per vedere le altre meditazioni della Storia della Salvezza

 

L’ESODO: L’ESPERIENZA DELLA SALVEZZA

 

Il nostro percorso entra ora in un momento fondamentale per la storia di Israele: l’Esodo, l’uscita del popolo di Israele dall’Egitto in cui viveva schiavo, schiacciato dalla brutalità dei regnanti.
 
La chiamata di Abramo è il primo articolo di fede del popolo ebraico, l’Esodo indica in modo sintetico e simbolicamente il secondo articolo di fede del popolo eletto.
Vedremo come questo episodio sia il momento più importante e decisivo di tutta la Storia della Salvezza e, quindi, anche della nostra storia personale; ognuno di noi, infatti, è chiamato a rivivere in modo spirituale questa esperienza: uscire dalla schiavitù personale per inoltrarsi verso la libertà interiore.

 

DEFINIZIONE DI ESODO

 

La parola “Esodo” deriva dal greco, exodos, ed è il titolo di uno dei cinque libri del Pentateuco, la “Torah ebraica”, detta anche la “Legge di Mosè”.
Nei Vangeli vi è un costante e grandissimo riferimento a questa legge che viene messa in evidenza soprattutto quando è oggetto di discussione tra i farisei, gli scribi e Gesù.
 
L’Esodo trasmesso dal Pentateuco è un evento storico: anzi, “è” l’Evento, il momento costitutivo di Israele come popolo dell’Alleanza.
Tutte le altre parti della Sacra Scrittura sembrano costruite attorno a questo momento
: la storia dei Patriarchi come la premessa alla vicenda di cui l’Esodo sarà continuazione e compimento, e tutto il resto come effetto e promessa del suo compimento pieno e definitivo: la venuta del Messia.
 
Il momento storico che mediteremo abbraccia un periodo limitato della storia di Israele: circa 40 anni.
Un tratto brevissimo in termini cronologici, ma fondamentale sotto il profilo storico e spirituale, al punto da diventare l’evento più importante del popolo ebraico che trova perennemente qui la sua identità.
 
È talmente importante che la Pasqua, istituita come fondamento e condizione dell’Esodo, è celebrata anche dagli ebrei atei.
Questo fatto è possibile e normale per gli Ebrei, perché l’esodo è prima di tutto un fatto storico, talmente concreto e radicato nella memoria del popolo che anche un non credente non può pensarsi senza tale riferimento.
Questa è una notazione importantissima perché sottolinea in modo forte che l’Esodo va completamente al di là del fatto storico per diventare evento simbolico alla luce del quale il popolo eletto deve fare continuamente riferimento per auto-comprendersi e per capire la sua relazione personale con Dio e con se stesso (soprattutto nel caso dell’ateo).
 
Da fatto di popolo, l’esodo trapassa necessariamente in fatto personale e quindi può diventare anche una categoria esistenziale alla cui luce è possibile comprendere il mistero della vicenda umana di ogni individuo che attraversa la storia nella sua possibilità di riscatto dalle forze del male, di crescita e di piena maturazione.
 
Per questo l’Esodo diventa paradigma esistenziale che interessa tutti gli uomini in generale e i cristiani in modo particolare, perchè la riflessione e l’assimilazione interiore di questa vicenda è una opportunità per entrare nel mistero, nell’intimo della nostra esistenza. 
Guardare in noi stessi per capire se viviamo in una nostra prigionia interiore e scoprirsi bisognosi di liberazione è il primo fondamentale passo per intraprendere il “passaggio”, tale è il significato di “Pasqua”, dalla schiavitù e dal nostro personale deserto alla “Terra promessa” della nostra presa di conoscenza di sé e conseguente libertà interiore, tenendosi saldamente attaccati a Gesù Cristo.
 

STRUTTURA DELL’ESODO

 

Come evento, l’esodo parla di una vicenda storica vissuta dal Popolo eletto e articolata in tre temi principali:
 

   * la creazione del popolo
   * la stipulazione dell’Alleanza con il dono della Torah
   * il cammino nel deserto verso la terra promessa

 
Dal punto di vista letterario, la storia dell’Esodo è narrata in quattro libri: l’Esodo, il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio ed è circoscritta dalla vita di Mosè.
Noi ci fermiamo a considerare il libro dell’Esodo e lo dividiamo in tre parti, che sono le tappe principali del viaggio.
 

   1. La liberazione dalla schiavitù in Egitto: cap. 1,1-15, 21
   2. Una parte di cammino nel deserto: cap. 15, 22 -18,27
   3. La stipulazione dell’alleanza al Sinai: cap. 19-40

 
I primi quindici capitoli narrano un fatto straordinario: la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù del faraone.
È un evento così importante che nella prima parte del libro viene raccomandato all’israelita di imprimerlo nella memoria di tutte le generazioni future.
Ed è per questo che, ancora oggi, gli ebrei dicono: “oggi io vivo perché allora sono stato liberato dalla mano del faraone”:
 
“Oggi voi uscite nel mese di Abib.
Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo, dell’Hittita, dell’Amorreo, dell’Eveo e del Gebuseo, che ha giurato ai tuoi padri di dare a te, terra dove scorre latte e miele, allora tu compirai questo rito in questo mese.
Per sette giorni mangerai azzimi.
Nel settimo vi sarà una festa in onore del Signore.
Nei sette giorni si mangeranno azzimi e non ci sarà presso di te ciò che è lievitato; non ci sarà presso di te il lievito, entro tutti i tuoi confini.
In quel giorno tu istruirai tuo figlio: É a causa di quanto ha fatto il Signore per me, quando sono uscito dall’Egitto.
Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge del Signore sia sulla tua bocca. Con mano potente infatti il Signore ti ha fatto uscire dall’Egitto. Osserverai questo rito alla sua ricorrenza ogni anno.
Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo, come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te lo avrà dato in possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno; ogni primo parto del bestiame, se di sesso maschile, appartiene al Signore.
Riscatterai ogni primo parto dell’asino mediante un capo di bestiame minuto; se non lo riscatti, gli spaccherai la nuca. Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi figli. Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nel paese d’Egitto, i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame.
Per questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno, se di sesso maschile, e riscatto ogni primogenito dei miei figli. Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un ornamento fra i tuoi occhi, per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto.”
 (Es 13,4-16)
 

STRUTTURA NARRATIVA DELLA PRIMA PARTE:
LA LIBERAZIONE

 

(Capitoli 1-15)

 

Percorreremo ora in modo sintetico la narrazione biblica per formare il quadro generale degli avvenimenti e poter quindi sviluppare alcune riflessioni spirituali.
 

Cap. 1,1-22 – Condizione storica del popolo eletto in Egitto

 

La storia dei patriarchi è terminata con la morte di Giacobbe e di Giuseppe.
L’Autore sacro riprende questi eventi con una sintesi molto semplice e facendo un salto cronologico di circa quattro secoli:
 
“Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia: Ruben, Simeone, Levi e Giuda, I`ssacar, Zàbulon e Beniamino, Dan e Nèftali, Gad e Aser.
Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava gia in Egitto. Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione.
I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno.”
(Es 1,1-7)
 
Poi, in modo stringato, laconico, con una progressione drammatica, siamo informati della situazione del popolo di Israele ridotto in una schiavitù talmente costrittiva che il faraone arriverà a dichiarare la necessità della eliminazione di tutti i primogeniti:
 
“Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.
E disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi.
Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese”. Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami …”
(Es 1,8-11)
 

MOSÈ: UN UOMO, UN PRINCIPE,
UN CONDOTTIERO, L’AMICO DI DIO

 

Cap. 2,1-7,7 – Storia e vocazione di Mosè il condottiero

 

La narrazione continua nel capitolo secondo, con la nascita di Mosè, la salvezza dal Nilo, la sua prima parte di vita in Egitto, l’uccisione di un egiziano per la difesa di uno schiavo, la fuga in Madian, la chiamata presso il roveto ardente in cui Dio gli affida la missione di liberare Israele.
 
La figura di Mosè è straordinaria, bellissima.
È un uomo che ha vissuto fin dalla nascita vicende umane pesantissime (come il forzato abbandono della madre), che lo hanno segnato nel profondo e forse lo hanno portato ad essere generosissimo: nonostante la posizione che aveva raggiunto a alla corte del Faraone, era il suo figlio adottivo, ha saputo guardare al suo prossimo con carità e misericordia.
 
Fuggirà dall’Egitto come assassino per aver salvato un suo confratello dalla morte: gesto simbolico di rottura e ribellione verso la schiavitù come condizione sociale, e che prelude alla salvezza imminente che Dio vuole donare a tutto il popolo.
 
Fuggito nel deserto Mosè vivrà l’esperienza incredibile dell’incontro personale con Dio. 

 

In un cespuglio miracolosamente cresciuto in una terra arida, Mosè incontra Dio faccia a faccia. 
In quel roveto accadono due cose fondamentali: lo svelamento del nome di Dio e la manifestazione della volontà salvifica e della bontà di Dio verso il suo popolo.
 

Cap. 7,8-10,29 – I prodigi

 

In questo passaggio troviamo il racconto delle nove piaghe.
Eventi straordinari suscitati per rendere manifesta al Faraone ostinato la volontà di Dio. Gli stessi prodigi manifestano al popolo di Israele la lotta che il loro Dio ha intrapreso per loro.

 

Cap. 11,1-13,16 – La Pasqua esodale

 

Ed eccoci a un momento drammatico e solenne: la preparazione e la celebrazione della Pasqua sullo sfondo della morte dei primogeniti, la decima piaga, l’ultima, la più tremenda.
Nel racconto del rito dell’Agnello e degli Azzimi sono riportate prescrizioni liturgiche che diventano memoriale per il popolo di Israele che attraverso questi gesti rivivrà e celebrerà l’arrivo nella terra promessa e la ritrovata libertà.

Cap. 13,17-15,21
L’uscita dall’Egitto e il passaggio del mare

 

Nel celebre racconto dell’uscita dall’Egitto e dell’attraversamento del Mare dei Giunchi, Dio interviene con potenza liberando il popolo da una situazione umanamente senza scampo, con l’oppressore che incalza furibondo e davanti un mare impossibile da attraversare: ma Dio annienterà completamente questo avversario spietato aprendo al popolo le acque che gli precludevano la via di fuga.

 

RIFLESSIONI SPIRITUALI

 

Nella sintesi narrativa del primo capitolo da cui parte la nostra prima considerazione, leggiamo la stessa Storia della Salvezza che troviamo nei Vangeli, l’unica Storia della Salvezza perché l’autore è lo stesso, è lo Spirito Santo.
 
Una notazione:
un vuoto di quattrocento anni è stato riassunto in pochi versetti: questo non deve creare alcun problema.
Infatti, il primo presupposto per una lettura proficua e spirituale è che non dobbiamo chiedere alla Scrittura quello che non vuole dirci: quello che è taciuto non è importante né per la storia dell’ebreo e né per noi.
 
Come abbiamo già detto all’inizio di questo percorso, la Scrittura trasmette solo quello che è necessario per la nostra salvezza.
Ci trasmette fatti che possono aiutarci a capire il significato profondo che c’è dietro la complessa vicenda umana di un singolo, ma anche di un popolo e, di più, di tutta l’umanità.
 
È importante conoscere ciò che vi è scritto perché la Bibbia ci svela il significato profondo di ciò che soggiace e realmente vive nelle vicende dolorose e drammatiche dell’umanità.
Ecco perché la lettura della propria storia è fondamentale per arrivare a capire chi siamo; questo è un altro dei motivi per cui la Chiesa insiste nella necessità di non perdere le radici cristiane della nostra storia, motivo capito e tranquillamente accettato da tanti uomini, anche non credenti.
Ed ecco perché il progetto formativo e spirituale della Comunità Abbà prevede un inizio basato sulla lettura-comprensione della propria vita.
Se non comprendiamo quello che è successo nel paradiso terrestre non possiamo capire chi siamo.
 
Ogni episodio della Storia della Salvezza è una possibilità di incontro offerta a tutti gli uomini, i quali possono rispondere o con la fede, facendo così una esperienza di salvezza, o con il rifiuto, restando così con i loro dubbi, domande, inquietudini esistenziali.
 
Il popolo di Israele si trova, alla nascita di Mosè, in una situazione disperata, perché è costretto in schiavitù e minacciato di estinzione, una situazione che si ripete più volte nella storia del popolo ebraico.
In questa desolazione la speranza non si estingue grazie all’audacia di una donna che non si rassegna all’ineluttabile: e la storia può cambiare la direzione che aveva preso.
 
Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi.
La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo.
(Es 2,1-3)
 
La donna non si è rassegnata e ha fatto una scommessa disperata: ha affidato il figlio alle acque, alla provvidenza di Dio.
Grazie a questa scommessa Mosè ha potuto vivere, crescere e diventare potente.
Questo uomo di indole nobile è poi costretto a fuggire nel deserto e Dio, che non aveva dimenticato il suo popolo, gli si manifesta invitandolo a diventare il salvatore del suo popolo.