Quando la scienza invade il campo della fede

 

 
Sembra incredibile, ma ogni tanto i media ci propinano illogiche e approssimative considerazioni sulla fede espresse da parte di personaggi pubblici che hanno un ruolo di prestigio in altri ambiti del sapere.
 
Non vorrei essere malizioso, ma esprimere giudizi infondati facendo leva su una profonda esperienza scientifica appare solo come una subdola manipolazione comunicativa.
 
L’ultimo caso è quello del professor Veronesi, scienziato, medico di fama internazionale, che si esprime sulla non esistenza di Dio con argomenti da adolescente, o, quanto meno, di persona che non ha chiaro il concetto del Dio cristiano.
 
“Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio”, così si esprime in un libro di cui sono stati pubblicati alcuni stralci dall’Huffington Post.
 
Ma perché non partire allora dall’omicidio di Abele da parte del fratello Caino?
 
C’era bisogno di aspettare Auschwitz?
 
Veronesi non riesce a capire come sia possibile conciliare il male con l’esistenza di Dio come fa la Bibbia in ogni sua pagina.
Forse Veronesi non è in grado di comprendere appieno il valore e il potere della libertà che Dio ha lasciato agli uomini.
Forse vorrebbe un Dio burattinaio o forse una libertà ad intermittenza.
 
Il ragionamento che porta a escludere l’esistenza di Dio per la presenza del male fisico nel mondo non è scientifico ma ipotetico ed emotivo, basato solo su un aspetto della nostra esistenza: quella materiale e sensibile.
La sua scienza conta nulla in questa argomentazione perché la scienza si afferma attraverso prove e dimostrazioni.
Ma la “non esistenza” di Dio non può essere affatto provata.
 
Mentre, al contrario, per alcuni filosofi è possibile provare l’esistenza di Dio con una argomentazione meta-fisica, filosofica, ossia pertinente a un altro piano del sapere: quello che indaga sulla dimensione intellettuale e spirituale dell’uomo, quella sfera da cui scaturisce un altro tipo di sapere e che offre all’uomo anche la possibilità di costruire lo stesso sapere scientifico.
 
Se, poi, il Professor Veronesi vuole anche far riferimento alla fede cristiana, beh!, allora, il suo abbaglio diventa davvero grande, perché la fede non si fonda su opinioni personali ma su un uomo concreto che è vissuto in mezzo a noi e che ci ha parlato di Dio e del suo amore, e lo ha fatto non solo con parole e argomentazioni, ma con la sua stessa vita.
 
La fede del cristiano deriva da Gesù e si fonda su Gesù morto e risorto per noi, morto per un altro tipo di tumore, ancora più grave di quelli che cura Veronesi: un tumore generato dalla superbia, dall’orgoglio e dalla presunzione di essere in grado di decidere qual è la verità.
 
Spiace constatare che un uomo tanto meritevole, che ha vissuto per fare del bene, non si renda conto che il suo non è un atto razionale e scientifico ma un vero atto di fede: in se stesso. Purtroppo.
 
Fra Giuseppe Paparone o.p.

 

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