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L’ALLEANZA TRA DIO E IL POPOLO
IL DONO DELLA TORAH

 

Per entrare in modo sempre più proficuo nel cuore della Rivelazione biblica, è opportuno cogliere una duplice sfumatura.
La Bibbia, da una parte, ci offre un’informazione di tipo conoscitivo e anche una formazione catechetica, sistematica.
Dall’altra, ci introduce nella dimensione spirituale, la più importante e necessaria per entrare in una relazione con Dio che dia pienezza a tutta la nostra esistenza, a tutta la nostra sfera esistenziale: corporea, spirituale, emotiva.
 
La Scrittura, infatti, non contiene una filosofia che resta circoscritta alla sfera dell’intelletto, ma va letta, considerata, assimilata, in funzione della nostra vita. Diventa qualcosa di molto pratico perché la Bibbia ci fa vedere chi è l’uomo, chi siamo noi, chi è Dio: e ci insegna a vivere realizzando nel nostro presente, nella nostra quotidianità, un’armonia piena..
 
Questa premessa è importante nel momento in cui si affronta il terzo passaggio del nostro cammino nell’Esodo. Il terzo elemento, infatti, è costituito dal concetto di alleanza.
 
L’alleanza voluta e stabilita da Dio con il suo popolo, il popolo che Lui ha scelto, è molto più di una nozione teologica, una dimensiona spirituale, un’indicazione normativa: essa rappresenta il DNA dell’ebreo che ha camminato con Mosè e che cammina oggi tra noi.
Ma, questo concetto di alleanza ha avuto la sua evoluzione, il suo compimento finale con Gesù, che con il suo sacrificio, la sua morte e risurrezione ha stabilito la Nuova Alleanza tra il Padre e tutti gli uomini.
L’Eucaristia è il segno sublime di questa alleanza, di cui è memoriale, e questa alleanza è oggi nel DNA di ogni cristiano.
 
Il tema dell’alleanza rappresenta la parte più estesa del Pentateuco e la troviamo disseminata in tutti gli altri quattro libri. Noi ci soffermiamo solo sui capitoli 19-40 dell’Esodo, l’ultima parte del libro.
 

Contenuto e struttura di Esodo 19-40

 
La terza parte dell’Esodo è articolata in quattro nuclei narrativi:
 

  • 19,1-24: resoconto dell’arrivo del popolo al Sinai e stipula dell’alleanza, la proposta di Dio e le condizioni stabilite.

 

  • 24,12-31,18: Mosè ritorna sul monte e riceve da Dio tutte le altre prescrizioni riguardanti la vita cultuale del popolo.

 

  • 32,1-34,35: il vitello d’oro: l’episodio drammatico in cui il popolo, in assenza di Mosè, sente immediato il bisogno di costruirsi un altro dio. Aronne cede e realizza un idolo. Mosè, sceso dalla montagna, trova il popolo in festa, distrugge il vitello d’oro, lo riduce in polvere e lo fa bere a tutto il popolo: segue la strage degli ebrei infedeli. Mosè risale sul monte e riceve una copia della legge su due nuove tavole: è il rinnovamento dell’alleanza.

 

  • 35,1-40,38: Mosè esegue tutte le prescrizioni ricevute sul monte Sinai riguardanti il culto e il luogo dove deve essere esercitato: il santuario, la tenda sacra.
Tutti questi avvenimenti ci possono aiutare a capire e a vivere meglio il nostro culto cristiano oggi, la nostra fede, il perché Gesù è venuto a rinnovare l’alleanza con l’uomo.

 
 

CONSIDERAZIONI SPIRITUALI SULL’ALLEANZA

 

L’Alleanza con Dio che abbiamo appena considerato è il momento fondante la nostra vicenda umana e spirituale e noi possiamo capire cosa significa essere credenti solo alla luce di questa Alleanza.
 
Facciamo un passo indietro. Dio era apparso a Mosè, gli aveva rivelato il suo nome, cosa negata a Giacobbe sullo Iabbok, e gli comunica la sua intenzione, il suo progetto: fare del popolo eletto un suo amico speciale, un partner privilegiato.
 
Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte.(Es 3,12)
 
Dopo le vicissitudini della fuga dall’Egitto, il popolo è finalmente arrivato al monte Sinai. È molto più di una tappa di viaggio: il popolo di Israele arriva all’appuntamento che Dio ha fissato per lui dall’eternità. È uno dei suoi kairoi, dei tempi sacri di Dio.
Sono i momenti che imprimono alla storia una svolta decisiva, una tappa che trasforma l’esistenza dell’umanità intera. I primi versetti del capitolo 19 offrono la chiave di lettura per comprendere fino in fondo il senso dell’alleanza e di tutte le prescrizioni cultuali e morali che sono alla base della religione ebraico-cristiana.
Leggiamo:
 
Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dal paese di Egitto, proprio in quel giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. Levato l’accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: “Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti”. Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!”. Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: “Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te”.(Es 19,1-9)
 
L’introduzione ha un andamento solenne nella sua determinazione spazio-temporale:
 
Al terzo mese dall’uscita arrivarono in quel luogo fissato da Dio.(Es 19,1)
 
C’è un tempo e c’è un luogo in cui Dio si manifesta: questo luogo è il deserto, condizione per poterlo incontrare e che porta al silenzio, all’ascolto, alla solitudine, alla quiete del nostro cuore.
In quel luogo, in quel silenzio Dio finalmente può parlare e farsi ascoltare perché, se siamo noi a parlare, Lui non lo può fare.
Bisogna tacere davanti a Dio; la nostra mente è sempre affollata da troppe parole che risuonano sempre in noi, anche se tacciamo con la bocca. È insito in noi il dire sempre a Dio quello che deve fare senza mai ascoltare quello che Lui vuole fare per noi: questo paradosso è anche la nostra tragedia.
 
Ai piedi del monte il popolo è arrivato perché nel silenzio, nella solitudine è stato chiamato a prendere consapevolezza di chi è Dio in rapporto alla sua esistenza. Ed è lì che il popolo (quindi anche noi), deve prendere una decisione esistenziale chiedendosi chi è veramente Dio per lui e chi è lui per Dio.
 
voi stessi avete visto ciò che ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquila e vi ho fatti venire fino a me.(Es 19,4)
 
Tutto quello che Dio ha fatto fino a quel momento per il popolo è funzionale a quello che avverrà dopo. Tutto quello che il popolo ha ricevuto è stato un dono immeritato, da Abramo in poi. Questo dono immeritato è arrivato fino a noi oggi, nel Battesimo, dono di Grazia del tutto immeritato.
 
Attenzione: adesso Dio vuole fare al popolo un altro dono straordinario, una cosa inaudita, impensabile e nemmeno desiderata: Dio vuole istituire con Israele una relazione particolare. Vuole che quel popolo diventi suo amico, segno della sua luce e santità, un riferimento visibile, concreto per l’umanità intera:
 
oi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché è mia tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.(Es 19,5-6)
 
Ecco il progetto di Dio per il suo popolo: non una “semplice” fuga dall’Egitto per entrare nella terra promessa, ma diventare, bensì, suo collaboratore e amico, sua proprietà e porzione privilegiata.
 
Ma ogni rapporto di amicizia è un rapporto d’amore che, per realizzarsi pienamente, ha bisogno della nostra accoglienza, della nostra adesione.
Quello che Dio poteva fare da solo lo ha fatto.
Ora il popolo deve scegliere.

 
 

LA PROPOSTA DI DIO – LA NOSTRA SCELTA

 

Noi, in questo preciso momento, stiamo vivendo la stessa situazione che hanno vissuto gli israeliti. Dio ha messo nel nostro cuore il desiderio di meditare su questa vicenda e ci sta parlando.
 
Come il popolo deve scegliere se vuole essere santo e amico di Dio oppure se preferisce vivere un’altra relazione, mantenendo la sua indipendenza, così Dio chiama noi, oggi, a questa scelta. Il popolo, come noi, può scegliere di essere un’occasione di aiuto per l’umanità intera o vivere solo per se stesso e difendere i propri confini esistenziali.
Il brano biblico che abbiamo letto ci dice che Dio non può donare la sua amicizia se l’uomo non è disposto ad accoglierla a sua volta.

 
 

ACCOGLIERE L’AMICIZIA DI DIO

 

Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, Il Signore è uno solo …(Dt 6,4)
 
È lo Shemà, la prima preghiera di Israele, la più importante, quella che specifica l’ebreo.
Talmente importante che Gesù, quando gli viene chiesto quale sia il primo comandamento, introduce la legge dell’amore per il prossimo, ma fa precedere questa affermazione dallo Shemà: Ascolta Israele
 
Intuiamo di trovarci di fronte a qualcosa di grande.
Non è l’ascolto fisico di un discorso, di un’istruzione, di un consiglio, è molto di più: è una decisione esistenziale, una determinazione di se stessi a voler essere nel mondo in un modo del tutto particolare.
Questa possibilità è soggetta ad una condizione che troviamo nella prima parte del versetto 5: “se vorrete ascoltare la mia voce…”.
E questo è il primo, indispensabile passo che dobbiamo fare: capire chi vogliamo seguire; se, cioè, vogliamo mantenere il controllo assoluto della nostra vita o se vogliamo iniziare una relazione con un altro, con Dio.
Questa condizione, se accettata e vissuta, ci porterà a seguire un comportamento oggettivo ben definito: “custodirete la mia alleanza”.
 
Come si vede, non è sufficiente l’ascolto: perché la relazione con Dio possa essere istituita, l’alleanza deve essere messa in pratica attraverso un atteggiamento molto concreto: ascoltare la voce di Dio, la sua volontà, sapendo che giorno per giorno Egli ci dirà quello che dovremo fare: questo processo di maturazione personale è il discernimento.

 
 

UN DISCERNIMENTO ESISTENZIALE

 

Per essere una nazione santa, bisogna essere amici di Dio, vivere seguendo le Sue indicazioni: questa è la proposta che il Signore fa al popolo attraverso Mosè.
E il popolo viene invitato, attraverso le parole di Mosè, a fare un discernimento: se, cioè accettare, l’invito di Dio.
 
Il sì pronunciato dagli israeliti a Mosè è il risultato di questo discernimento e pone il primo mattone dell’alleanza con Dio.
 
La promulgazione della legge attraverso i comandamenti diventa così qualcosa di molto diverso da un regolamento coercitivo: è una prima indicazione che viene data per amore del popolo.
Ben lungi da essere una sequela di imposizioni dittatoriali, i comandamenti sono la prima conseguenza della comunione con Dio: solo dopo la realizzazione di questa comunione arriva la legge.
Se sono amico di Dio, se lo amo, se tengo a mantenere e sviluppare questa amicizia, avrò un comportamento che mi terrà lontano da quegli atteggiamenti che so disapprovati da Lui: quindi, non ruberò, non commetterò adulterio, onorerò i miei genitori… non perché costretto, ma per amore
.
 
Questo punto è importantissimo, perché con il passare degli anni Israele ha perso progressivamente questa visione.
Di conseguenza, venendo a mancare il sentimento di comunione che era alla base dell’alleanza, i comandamenti sono diventati semplici, dure, regole di comportamento formale.
Gesù ha smascherato questo inganno dimostrando con i fatti, fino al sacrificio supremo, che la legge dell’amore si perfeziona nella donazione totale di sé e porta a dare la vita per gli amici.
Non per legge, ma per amore
.
 
I comandamenti sono, nella loro essenza, la manifestazione della volontà di Dio per farci raggiungere una dimensione di benessere spirituale e rendere significativa la nostra vita. Questa volontà non si manifesta se l’uomo non è disposto ad accoglierla: solo chi vuole davvero conoscere Dio e fare la sua volontà riuscirà a capire il valore e la necessità di vivere i comandamenti, e solo chi è disponibile ad accogliere Dio scoprirà la via che conduce alla vita vera (cfr. vangelo secondo Giovanni).
 
Chi non conosce Dio, chi non lo cerca davvero, penserà sempre che i comandi sono una coercizione, una limitazione della propria libertà.
Chi lo cerca, invece, scopre che in realtà i comandi rendono liberi e danno la vita.
Una volta conosciuti i comandi, cioè la volontà esplicita di Dio, il contenuto dell’alleanza, il patto può essere definitivamente accolto e solennemente ratificato.
 
Il Capitolo 24, 4-8: dà il resoconto di questo accordo:
 
Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: “Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!”. Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: “Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. (Es 24,4-8)
 
Il discernimento è fatto e la conclusione dell’alleanza avviene con l’ultima determinazione di sé e con l’aspersione del sangue, simbolo della vita, gesto con cui mettiamo in gioco la nostra esistenza.
Chi non rispetta l’alleanza paga con la vita.
 
Il perfezionamento di questo mistero è nel rito della S. Messa: il sangue della nuova ed eterna alleanza ci dice in ogni Eucaristia che Dio ha rispettato il suo patto donandoci il suo sangue attraverso il sangue di Gesù, suo figlio e vero uomo che si è impegnato, compromesso, fino alla effusione del proprio sangue per la nostra salvezza.
Donazione che sarà rivissuta da tanti martiri nella storia della Chiesa.
 
Per questo San Paolo ci ricorda che chi partecipa indegnamente al banchetto dell’Eucaristia paga con la vita.
La storia dell’esodo rivela questa drammatica possibilità prima attraverso l’episodio del vitello d’oro e, poi, attraverso la paura degli israeliti di inoltrarsi nel territorio sconosciuto e affrontare in combattimento i nemici che sembravano troppo forti.
Il popolo non ha avuto il coraggio di fidarsi di Dio e non è entrato nella terra promessa.
 
La legge e il culto sono indispensabili per vivere in comunione con Dio e vivere la nostra libertà; queste, purtroppo o per fortuna, non possono essere solo il frutto di un dono: perché il dono che Dio vuole farci richiede un’accoglienza da parte nostra: l’accoglienza è fidarsi e amarlo sopra ogni cosa.

 
 

CONCLUSIONE

 

Attraverso la vicenda dell’Esodo il Dio dei patriarchi, che sembrerebbe seguire solo il clan di Abramo, diventa il Dio dell’intero popolo.
È una svolta determinante nella Storia della Salvezza, perché attraverso questa esperienza di liberazione Dio diventa il Signore di tutto il popolo di Israele.
Non solo, ma diventa anche segno per l’umanità intera, ossia prefigura e annuncia, preparandola, la strada per l’ultimo grande passaggio che si realizzerà con l’avvento di Gesù, il Messia, il liberatore.
Con la nuova Alleanza stipulata attraverso il sangue di Cristo, Dio è diventato il Signore della umanità intera
.
 
Vediamo allora come la vicenda di Gesù sia direttamente riconducibile a Mosè e ne rappresenti il completamento.
L’Esodo, iniziato con l’uscita dal paese d’Egitto, non si compie sul monte Sinai.
Quella era una tappa.
Ha la sua realizzazione piena sul monte Calvario.
Come Mosè ha condotto il suo popolo attraverso il mar Rosso e il deserto per introdurlo nella vita nuova della terra promessa, così Gesù, dall’inizio del Suo annuncio nella sinagoga di Nazareth fino ad oggi, conduce il Suo popolo, noi, attraverso il mare della nostra realtà esistenziale, attraverso il deserto delle nostre passioni, delle nostre inadeguatezze, della nostra povertà interiore ad una vita nuova nello Spirito, che ci porta alla nostra terra promessa; una vita nuova nello Spirito che cambia totalmente la nostra esistenza facendoci vivere nella libertà, nella verità, nella pace, nella gioia, nella piena comunione con Dio Padre.

 

Autore

Fra Giuseppe

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