Da Giobbe impariamo la giustizia più che la pazienza

 

Una riflessione profonda guardandosi nello specchio della Parola che ci parla attraverso Giobbe

 

Si dice spesso “la pazienza di Giobbe” per indicare una sopportazione stoica degli eventi contrari nella vita.
Forse sarebbe più giusto parlare di “giustizia”.
Sulla sua pazienza, in realtà, il libro di Giobbe non fa sconti.
È vero che Giobbe accoglie l’annuncio della sua rovina (Gb 1,20) con la frase diventata poi emblematica: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.
E il redattore commenta: “In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto”.
Ma, passato il momento della tragedia, quando Giobbe riprende a parlare dopo sette giorni e sette notti, il suo dolore erompe con la massima violenza da una umanità profondamente ferita e lacerata: “Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: ‘È stato concepito un uomo!’» (Gb. 3,3).
E da qui inizia il contraddittorio con i tre amici sapienti, che occupa buona parte del testo sapienziale, e nel quale Giobbe invoca per sé la morte e, così come Qoelet, rimette in discussione il senso stesso della vita e la sua giustizia.
Com’è umana e vera questa reazione di un Giobbe finalmente spazientito.
Dio stesso, nella chiusa del libro, pur rimproverandogli di aver voluto giudicare in modo avventato il mistero imperscrutabile dell’operare di Dio, preferisce il suo sfogo al parlare paludato e un po’ ipocrita dei tre amici: «La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe” (Gb. 42,79).
 
C’è una giustizia anche nel gridare la sofferenza e il dolore proprio e del mondo!
Il grande tesoro del libro di Giobbe è questa riflessione sulla nostra ”giustizia” che è sempre commisurata al peso della vita e del male.
“Hai posto attenzione al mio servo Giobbe?
Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male”
, dice Dio a Satana nel prologo.
E Satana che conosce bene la debolezza dell’uomo, risponde: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!” (Gb 1,8-11).
È così…
Siamo giusti fintanto che non siamo toccati in ciò che veramente ci sta a cuore, questa è la scommessa di Satana.
È tutta una questione di prezzo, di quel prezzo che siamo disposti a pagare per mantenerci fedeli a Dio.
Più il prezzo si alza e siamo colpiti dal male, più la nostra fede vacilla, la tentazione di smarcarci dalla volontà di Dio e rinnegarlo cresce.
È quello che avviene durante la Passione: i discepoli, fino al giorno prima, Pietro fra tutti, convinti di poter seguire Gesù fino alla fine, di fronte alla prospettiva di una morte che li può riguardare si perdono d’animo, rinnegano, stanno ai margini a guardare impauriti che cosa succede.
Il problema vero non è praticare una giustizia formale: non basta garantire un’osservanza a una morale attraverso un comportamento umanamente irreprensibile.
Questo dicevano di farlo anche i farisei e in realtà, come stigmatizza Gesù, non lo facevano…
 
La giustizia per il libro di Giobbe consiste nel non attribuire a Dio nulla di ingiusto (Gb. 1, 22), cioè nel non mettere in discussione il suo piano nella storia, la sua volontà, la vita che ci si pone davanti giorno dopo giorno.
 
Qui è la difficoltà di ogni credente.

 
Dio rimprovera Giobbe proprio di questo: di attribuirsi una propria giustizia senza riconoscere quella di Dio, di mettere in dubbio il Suo progetto.
 
Per questo gli elenca le opere nella creazione, come a ripristinare un rapporto corretto tra di loro: Dio è il creatore, Giobbe la creatura che non può comunque comprendere fino in fondo i disegni di Dio.
Ma proprio nella sofferenza, Giobbe arriva riconoscere l’esatta dimensione di questo rapporto e a rinunciare ad ogni pretesa di giustizia: “Se avessi ragione, il mio parlare mi condannerebbe; se fossi innocente, Egli proverebbe che io sono reo. Sono innocente? Non lo so neppure io, detesto la mia vita!” (Gb. 9, 20-21).
Per poi concludere: “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere” (Gb. 42, 5-6).
 
Di fronte a Dio sparisce, quindi, ogni presunzione di giustizia.
 
Ma che cosa rimane allora di essa: è una pura illusione che impedisce un rapporto autentico con Dio?
Per l’Autore del libro di Giobbe, la giustizia si raggiunge proprio liberandosi dalla propria concezione di giustizia e nell’affidarsi con fiducia alla sola giustizia vera, che è quella di Dio, anche senza capirla, in una “lotta” esistenziale come Giacobbe con l’angelo, in cui l’umanità pone resistenza, interroga Dio sul male che le capita e pur tuttavia alla fine si rimette alla Sua volontà.
 
In un rapporto di fede, la giustizia è in qualche modo la risposta umana all’invito della grazia: Dio ci offre la sua salvezza, ci porta attraverso lo Spirito in quella dimensione relazionale con il sovrannaturale che per san Paolo è la fede, ma poi ci lascia nella nostra realtà umana, storica, che spesso avvertiamo come contraddittoria e in cui facciamo esperienza del male e della sofferenza, tanto da essere tentati di mettere in discussione la stessa provvidenza di Dio, la Sua presenza nascosta nei grandi eventi, come in quelli ordinari e più insignificanti della vita personale.
 
Nel ribellarci a questa storia, nel non accettarla fino in fondo si gioca la vera difficoltà di maturare nella fede e nell’esperienza di Dio.
Il peccato, in questa prospettiva, è il rifiuto della realtà che Dio ci chiama a vivere così com’è, in un rapporto filiale, rifiuto che si manifesta ponendo in atto comportamenti, reazioni che mirano a rendere la vita per noi apparentemente più favorevole:
perseguire, ad esempio, l’adulterio perché sembra più gratificante di una fedeltà perseverante al marito o alla moglie,
diventare avari ed egoisti perché si pensa che nell’abbondanza la vita sarebbe più comoda e felice,
reagire con violenza a chi ci contraddice perché non si accetta una relazione difficile ma costruttiva con le altre persone…
 
In ogni peccato c’è in fondo la radice di una ribellione alla volontà di Dio, una convinzione che il proprio modo di vedere sia più giusto di quello di Dio.
Ecco allora che si forza la propria realtà a un disegno egoistico e, così facendo, si crea l’ingiustizia.
 
Al contrario, vivere la giustizia significa accettare la fatica quotidiana di conformarci al reale, alla propria storia, camminando in essa con fiducia, anche quando ci è di “scandalo”, seguendo umilmente la strada che Gesù ha indicato con i suoi comandamenti.
“La grande opera dell’uomo” dice un detto dell’abate Antonio “è di gettare la colpa su se stesso dinanzi a Dio e attendersi la tentazione sino all’ultimo soffio della sua vita”.
E la tentazione è proprio quella di non voler camminare nella strada, alle volte difficile, che Dio ci apre davanti.

 

Antonio Buozzi
giornalista e blogger

RIFERIMENTI BIBLICI
 
Gb 9,20-21;3,4.25-26
 
20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò
21 e disse:
«Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
3, 4 Così, al posto del cibo entra il mio gemito,
e i miei ruggiti sgorgano come acqua,
25 perché ciò che temo mi accade
e quel che mi spaventa mi raggiunge.
26 Non ho tranquillità, non ho requie,
non ho riposo e viene il tormento!
 
Gb 6,8-14
 
6,8 Oh, mi accadesse quello che invoco,
e Dio mi concedesse quello che spero!
9 Volesse Dio schiacciarmi,
stendere la mano e sopprimermi!
10 Ciò sarebbe per me un qualche conforto
e gioirei, pur nell’angoscia senza pietà,
per non aver rinnegato i decreti del Santo.
11 Qual la mia forza, perché io possa durare,
o qual la mia fine, perché prolunghi la vita?
12 La mia forza è forza di macigni?
La mia carne è forse di bronzo?
13 Non v’è proprio aiuto per me?
Ogni soccorso mi è precluso?
14 A chi è sfinito è dovuta pietà dagli amici,
anche se ha abbandonato il timore di Dio.
 
Gb 9,1-21
 
9, 9,1 Giobbe rispose dicendo:
2 In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?
3 Se uno volesse disputare con lui,
non gli risponderebbe una volta su mille.
4 Saggio di mente, potente per la forza,
chi s’è opposto a lui ed è rimasto salvo?
5 Sposta le montagne e non lo sanno,
egli nella sua ira le sconvolge.
6 Scuote la terra dal suo posto
e le sue colonne tremano.
7 Comanda al sole ed esso non sorge
e alle stelle pone il suo sigillo.
8 Egli da solo stende i cieli
e cammina sulle onde del mare.
9 Crea l’Orsa e l’Orione,
le Pleiadi e i penetrali del cielo australe.
10 Fa cose tanto grandi da non potersi indagare,
meraviglie da non potersi contare.
11 Ecco, mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non m’accorgo.
12 Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: «Che fai?».
13 Dio non ritira la sua collera:
sotto di lui sono fiaccati i sostenitori di Raab.
14 Tanto meno io potrei rispondergli,
trovare parole da dirgli!
15 Se avessi anche ragione, non risponderei,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
16 Se io lo invocassi e mi rispondesse,
non crederei che voglia ascoltare la mia voce.
17 Egli con una tempesta mi schiaccia,
moltiplica le mie piaghe senza ragione,
18 non mi lascia riprendere il fiato,
anzi mi sazia di amarezze.
19 Se si tratta di forza, è lui che dà il vigore;
se di giustizia, chi potrà citarlo?
20 Se avessi ragione, il mio parlare mi
condannerebbe;
se fossi innocente, egli proverebbe che io sono reo.
21 Sono innocente? Non lo so neppure io,
detesto la mia vita!

 
Gb 27,1-6; 32,1-2
 
27,1 Giobbe continuò a dire:
2 Per la vita di Dio, che mi ha privato del mio
diritto,
per l’Onnipotente che mi ha amareggiato l’animo,
3 finché ci sarà in me un soffio di vita,
e l’alito di Dio nelle mie narici,
4 mai le mie labbra diranno falsità
e la mia lingua mai pronunzierà menzogna!
5 Lungi da me che io mai vi dia ragione;
fino alla morte non rinunzierò alla mia integrità.
6 Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere,
la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei
giorni.

32,1 quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. 2 Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d’aver ragione di fronte a Dio;
 
Gb 40,6; 42,1-8
 
40,6 Allora il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine e disse:
7 Cingiti i fianchi come un prode:
io t’interrogherò e tu mi istruirai.
8 Oseresti proprio cancellare il mio giudizio
e farmi torto per avere tu ragione?
42,1 Allora Giobbe rispose al Signore e disse:
2 Comprendo che puoi tutto
e che nessuna cosa è impossibile per te.
3 Chi è colui che, senza aver scienza,
può oscurare il tuo consiglio?
Ho esposto dunque senza discernimento
cose troppo superiori a me, che io non comprendo.
4 «Ascoltami e io parlerò,
io t’interrogherò e tu istruiscimi».
5 Io ti conoscevo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti vedono
.
6 Perciò mi ricredo
e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.
7 Dopo che il Signore aveva rivolto queste parole a Giobbe, disse a Elifaz il Temanita: «La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. 8 Prendete dunque sette vitelli e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi; il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe».
 
Ab 2,1-4
 
1 Mi metterò di sentinella,
in piedi sulla fortezza,
a spiare, per vedere che cosa mi dirà,
che cosa risponderà ai miei lamenti.
2 Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette
perché la si legga speditamente.
3 È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà».
4 Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede
.
 
Gal 3,1-29
 
1 O stolti Gàlati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso? 2 Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? 3 Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver incominciato con lo Spirito, ora volete finire con la carne? 4 Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano! 5 Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perché avete creduto alla predicazione?
6 Fu così che Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia. 7 Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. 8 E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunziò ad Abramo questo lieto annunzio: In te saranno benedette tutte le genti. 9 Di conseguenza, quelli che hanno la fede vengono benedetti insieme ad Abramo che credette. 10 Quelli invece che si richiamano alle opere della legge, stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle. 11 E che nessuno possa giustificarsi davanti a Dio per la legge risulta dal fatto che il giusto vivrà in virtù della fede. 12 Ora la legge non si basa sulla fede; al contrario dice che chi praticherà queste cose, vivrà per esse. 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, 14 perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede.
15 Fratelli, ecco, vi faccio un esempio comune: un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa. 16 Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furon fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «e ai tuoi discendenti», come se si trattasse di molti, ma e alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. 17 Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso, non può dichiararlo nullo una legge che è venuta quattrocentotrenta anni dopo, annullando così la promessa. 18 Se infatti l’eredità si ottenesse in base alla legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece concesse il suo favore ad Abramo mediante la promessa.
19 Perché allora la legge? Essa fu aggiunta per le trasgressioni, fino alla venuta della discendenza per la quale era stata fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. 20 Ora non si dà mediatore per una sola persona e Dio è uno solo. 21 La legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge; 22 la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché ai credenti la promessa venisse data in virtù della fede in Gesù Cristo.
23 Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. 25 Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. 26 Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, 27 poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. 29 E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.
 
Rm 1,16-32; 2,1-15; 3,10-12.21-26
 
1,16 Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. 17 È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede. 18 In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia
 
La colpa dei pagani:
 
1, 19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti23 e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. 28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.
 
2,1 Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose. 2 Eppure noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità contro quelli che commettono tali cose. 3 Pensi forse, o uomo che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, di sfuggire al giudizio di Dio? 4 O ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione? 5 Tu, però, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, 6 il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: 7 la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; 8 sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all’ingiustizia. 9 Tribolazione e angoscia per ogni uomo che opera il male, per il Giudeo prima e poi per il Greco; 10 gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo prima e poi per il Greco, 11 perché presso Dio non c’è parzialità.
12 Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge; quanti invece hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati con la legge. 13 Perché non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati. 14 Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; 15 essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. 16 Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.
3,10 Che dunque? Dobbiamo noi ritenerci superiori? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato, 10 come sta scritto:
Non c’è nessun giusto, nemmeno uno,
11 non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio!
12 Tutti hanno traviato e si son pervertiti;
non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.
21 Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; 22 giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c’è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, 26 nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù.
 
Rm 5,1-5; 6,1-7.12-23
 
5, 1 Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; 2 per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3 E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata 4 e la virtù provata la speranza.5 La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
6, 1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato? 3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
12 Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; 13 non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. 14 Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.
15 Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16 Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? 17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a pro dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.
20 Quando infatti eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21 Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. 23 Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.