IL NOSTRO BUIO
E
LA LUCE CHE LO ILLUMINA

 


 
 
Senza ripetere cliché ritriti, non c’è dubbio che poco di quello che sta succedendo nel mondo offre motivi di conforto e speranza.
 
Voci di guerra, strade e città insanguinate da una devastante follia integralista, martiri cristiani che continuano a morire; cresce il loro numero che supera abbondantemente l’elenco dei primi martiri di Roma.
 
E ancora, tragedie incidentali e volute, vite spezzate da chi usa il volante della macchina come estensione della propria stupidità e incoscienza, un aereo diventato bara di innocenti per la follia di un uomo.
 
E le morti per incidenti e malattia.
 
E, guardando alla nostra vita civile, corruzione crescente, malaffare, moralità calpestate come fossero foglie secche su un mare di letame.
 
E ancora omicidi che riempiono le serate di vuoti talk show…
 
E menti fervide che non smettono di lavorare per stravolgere il diritto, per assecondare i propri deliri ideologici: pensiamo alla teoria del gender e a tutto quello che comporta.
 
E la tecno-scienza impegnata a dare all’uomo la fasulla sensazione di essere dio.

È un’aria pesante, diciamolo.
 
Senti quasi il bisogno fisico di uscire, respirare una boccata di aria pulita su un sentiero di campagna, sulla vetta di una montagna o davanti al mare al tramonto…
 
Senti il bisogno di affondare lo sguardo in qualcosa di diverso, pulito, puro.
 
Eppure, lo abbiamo detto tante volte, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
 
La Bibbia ce lo dice da sempre e non c’indora la pillola.
 
Medita il Qohelet sulle miserie del mondo, piange il Salmista sulla fragilità e il dolore dell’uomo.
 
La storia di Israele si consuma tra lotte, battaglie, ferite, complotti, tradimenti, povertà umane.
 
La Bibbia non è un libro di edificanti racconti dal lieto finale. È un libro duro, che non fa sconti a nessuno.
 
Perché, in realtà, non è un libro. È il Padre che come Padre ci parla direttamente e personalmente attraverso il Suo Santo Spirito, indicandoci una strada, un percorso da seguire per non perderci.
 
Durante la Settimana Santa, in modo speciale, la Liturgia rilegge tutta la Storia della Salvezza.
 
E lo fa in una notte che è la notte più santa dell’anno, illuminata da un fuoco che improvvisamente si sprigiona nel buio, che è il nostro buio, e ci invita ad entrare nel tempio per incontrare fisicamente il Signore risorto nella presenza della Eucarestia.

È dal buio che viene la risposta, da un sepolcro agghiacciante come agghiacciante è ogni sepolcro di cui tutti, almeno una volta, abbiamo fatto esperienza accompagnando una persona al suo riposo; è da questo orrore che ci annienta che emerge l’umanamente impensabile: la morte non vince.
 
Non può vincere.
 
Perché Cristo l’ha vinta per ognuno di noi.
 
È un fatto, è una certezza e tutti siamo chiamati, qualcuno quest’anno magari per la prima volta, ad accoglierla, a fare questo interiore salto epocale: Gesù ha vinto la morte e a tutti noi dice:
 
Anche tu, se credi in me e mi segui, puoi vincere la morte che ti abita dentro e che è il frutto dei tuoi limiti e delle tue passioni, schiavitù, vizi, ansie, paure. Ma, per farlo, devi credere con tutto te stesso in me, devi credere che io sono risorto e sono vivo e che anche tu puoi risorgere oggi e per l’eternità. Devi solo fidarti di me.
 
Ancora una volta siamo chiamati a compiere questo gesto risolutivo.
 
Per questo non è tanto importante vivere tutti i momenti previsti in questa settimana cercando di seguire fedelmente il libretto senza sbagliare la lettura, l’antifona o l’intonazione di un canto…
 
Questo va fatto, ovviamente, e va fatto bene, ma la cosa veramente fondamentale (aiutati dalle sacre liturgie, è per questo che la Chiesa nella sua millenaria sapienza ce le ha donate) è che ci dimentichiamo almeno per un attimo di noi stessi e ci lasciamo andare, spiritualmente e fisicamente, a un gesto di abbandono puro, di resa incondizionata a Dio, nudi, spogli di tutte le nostre miserie, di tutte le nostre certezze, di tutti i nostri pensieri, orgoglio, vanità.
 
E se da questo gesto interiore sgorgherà anche una sola lacrima, sarà festa in Cielo.

Perché quella piccola lacrima avrà aperto un piccolo solco nella nostra anima che permetterà a Dio Padre, al nostro Abbà, Papà di entrare con forza nel nostro cuore e di far sgorgare in noi una fonte di acqua viva, una fonte di vita nuova.
 
E sarà la salvezza.


 

Fra Giuseppe