Una riflessione sempre attuale in ogni tempo, perché, suscitata da eventi storici drammatici, porta a meditare sul valore del sarificio del Signore e dei suoi martiri, il cui sangue costituisce le fondamenta incrollabili della Chiesa e della nostra fede.

 
 

LA MITEZZA E LA FEROCIA

LA PASQUA, LA CROCE, I MARTIRI

 

I massacri come quello in Kenya rendono attuale il venerdì della passione di Cristo.
In una prospettiva di fede, il sangue dei martiri è il seme più fecondo: e proprio il confronto tra la mitezza cristiana e la ferocia di altre religioni porta a riflettere sui valori di un Vangelo che non incita alla guerra santa, ma al perdono di tutti, soprattutto dei nemici.
 
Un Vangelo il cui Protagonista, sulla croce, prega il Padre di essere indulgente verso i suoi stessi carnefici.
 
Venerdì di passione per il Cristo ma anche per troppi cristiani.
Proprio mentre scrivo, giungono notizie drammatiche, le ennesime: questa volta, dal Kenya.
 
La croce di Gesù sul Golgota è divenuta realtà per tanti suoi seguaci.
I cristiani, infatti, stando a insospettabili statistiche, sono da anni la comunità umana più perseguitata.
 
Il totale delle vittime tende ad aumentare e coinvolge tutte le confessioni che si rifanno al Vangelo, anche se i cattolici hanno un triste primato, rappresentando la parte maggiore.

I carnefici non vengono certo solo dall’Islam ma anche da comunità che la leggenda rosa occidentale rappresentava come miti, pacifiche, fraterne.
La ferocia di alcune sette induiste sembra voler gareggiare con quelle musulmane, ma pure da qualche ramo buddista viene una persecuzione crescente.
Anche l’animismo pagano dell’Africa nera vive ormai da tempo un risveglio sanguinario e pratica volentieri la caccia al missionario cristiano e magari il genocidio verso gli autoctoni che hanno accettato il battesimo.
 
Perché questi massacri?
 
Probabilmente, il fattore maggiore è è un caso esemplare di quella «eterogenesi dei fini» che deforma ogni ideologia umana, rovesciando le intenzioni, anche le migliori, nell’esatto contrario. (…)
 
Il cristianesimo, anzitutto, è stato ed è avvertito come un corpo estraneo, da scacciare o, se necessario, da schiacciare con la violenza.
 
Ma perché il maggior accanimento verso i cattolici?

Perché il loro cristianesimo è sentito come il più estraneo di tutti, come inassimilabile (a differenza di certe sette di un protestantesimo pronto a ogni concessione) in quanto dipendente da un’autorità lontana e ritenuta nemica: la Chiesa romana e la rete di vescovi che da essa direttamente, e strettamente, dipendono.
 
Per stare ai cattolici: in certi settori ecclesiali c’è malcontento verso papa Francesco, sospettato di reagire in modo tiepido, timido, a questa mattanza di figli della Chiesa di cui pure è pastore.
Verità imporrebbe di riconoscere che il rimprovero non sembra giustificato: in effetti, qualcuno ha potuto compilare una sorta di antologia delle denunce al proposito del pontefice. (…)
 
Comunque, in una prospettiva di fede – confermata però anche, e sempre, dalla storia – il sangue dei martiri è, per il cristianesimo, il seme non solo più prezioso ma anche più fecondo.
Ogni volta, alle persecuzioni ha fatto seguito una nuova fioritura sulle radici di una Chiesa desolata.
 
Ma, già ora, sembra di scorgere qualche frutto in un Occidente forse meno secolarizzato di quanto si creda: proprio il confronto tra la mitezza cristiana e la ferocia di altre religioni porta a riflettere sui valori di un Vangelo che non incita alla guerra santa ma al perdono di tutti, soprattutto dei nemici.
 
Un Vangelo il cui Protagonista vieta ai discepoli di difenderlo con la spada e che, sulla croce, prega il Padre di essere indulgente verso i suoi stessi carnefici e verso quel popolo che a lui ha preferito Barabba.
 
Un Vangelo i cui discepoli hanno anch’essi commesso violenze ma non da esso istigati, anzi da esso condannati.
Forse non è solo folklore la scritta che, ci dicono, sta già dilagando dopo questa serie di stragi sulle magliette dei giovani tra Europa e America: Christianity is better.

 

da Corriere
Vittorio Messori
3 aprile 2015

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