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COME LEGGERE I SALMI

 

L’altra volta parlando del libro dei salmi abbiamo detto sostanzialmente tre cose: 1) i salmi sono poesie:

2) i salmi sono preghiere e quindi vanno vissuti come aspetti che riguardano la nostra vita;

3) il libro dei salmi ha una sua storia molto complessa ed è opera di più autori.

Questa sera vorrei innanzi tutto farvi capire in linea molto generica come si legge il salterio dal primo al centocinquantesimo salmo, dandovi qualche piccolissimo suggerimento. Questa prima parte sarà un po’ più scolastica. In secondo luogo faremo un esempio leggendo un salmo famoso.

 

I SALMI HANNO UNA LORO LOGICA

 

Vorrei farvi capire che i salmi hanno una loro logica: ve ne accorgerete se li leggete di fila. Osservate i primi due salmi.
Il salmo 1 ha questo inizio: Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi;

il salmo 2 termina con queste parole: Beato chi in lui si rifugia.

Questo fenomeno si chiama inclusione.

Lo usavano gli antichi quando componevano un unico testo, iniziandolo e finendolo con la stessa parola.

Già i due salmi ci danno un messaggio chiaro: per essere beato, fuggi dal male e rifugiati in Dio.

Il salmo 1 dice: non entra…, non resta…, non si siede… c’è una progressione della tentazione, come già notammo la volta scorsa.

È poi beato non solo chi evita i malvagi, ma chi la sua legge medita giorno e notte.

Il testo ebraico, letteralmente, non dice medita, ma mormora che ben si adatta al modo di pregare degli ebrei i quali pregano a fior di labbra.

Anche per noi la recita dei salmi non deve avvenire mentalmente ma a fior di labbra: li dobbiamo sentire. Un’altra osservazione riguarda la parola legge (Torah) che vuol dire parola del Signore.

Il salmo 1 si apre dunque con un invito: se vuoi essere beato, lascia perdere i cattivi e cerca la tua gioia nella parola del Signore; solo allora sarai come albero piantato lungo corsi d’acqua. Tenete presente che siamo in Israele dove c’è poca acqua.

Il salmo 1 non inizia parlando di Dio, ma dell’uomo.

È bello anche questo: leggere un libro di preghiere che mi indica come essere felice.

Se ci credo questa è la ricetta della felicità: è anche un modo di presentarla ai ragazzi più piccoli.

Il tema della parola di Dio, della sua legge, è ricorrente in quasi tutti i 150 salmi.

Chi dice il breviario si sarà accorto che nell’ora media tutti i giorni c’è la strofa di un salmo lunghissimo (il 119) tutto sulla parola di Dio.

Nel salmo 2 il tema è del tutto diverso: si parla delle genti in tumulto, di popoli che cospirano invano, di principi e di re della terra che congiurano insieme contro il Signore e il suo consacrato, cioè il Messia, l’Unto del Signore, colui che Israele attende per essere salvato.

Ma davanti a questa congiura ride colui che sta nei cieli/ il Signore si fa beffe di loro e al versetto 7 annunzia: Tu sei mio figlio/ io oggi ti ho generato e dà al suo Messia il potere sul mondo. Il salmo termina esortando i sovrani ad essere saggi, a seguire il Signore.

Sempre il salmo 2 parla della speranza di Israele in un Dio che un giorno manderà il Messia, che è poi suo figlio, a salvare il suo popolo da tutti i potenti della terra.

All’inizio del salterio abbiamo così due temi:

  • la legge di Dio e
  • la speranza nell’intervento futuro di Dio: l’avvento del Messia.

Questi due temi sono un po’ la porta del salterio, che ci fa entrare in due corridoi paralleli: uno quello della parola di Dio, l’altro della speranza nel futuro.

E leggendo i salmi si trova più volte o l’uno o l’altro tema oppure tutti e due insieme.

Sono questii temi di fondo. Tutti gli altri temi sono subordinati a questi. Come si sviluppa il salterio? Il salterio si divide in cinque parti, come è bene indicato nella Bibbia di Gerusalemme.

Perché cinque?

Intanto è un numero che nell’A.T. fa pensare al Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia: cinque libri della Legge, cinque libri dei salmi e, se notate, anche il vangelo di Matteo contiene cinque grandi discorsi di Gesù.

Cinque è un numero che fa subito pensare alla Legge.

Vi dico questo perché ogni libro dei salmi ha una sua identità.

  • Il primo libro contiene 41 salmi che in buona parte sono salmi di lamento e, nello stesso tempo, di fiducia. Quindi il salterio inizia con un’alternanza di persone che soffrono e di persone che si fidano di Dio.

Ad esempio:
il salmo 3 è un salmo di lamenti: Signore, quanti sono i miei avversari!,
il salmo 4 di fiducia: Nell’angoscia mi hai dato sollievo: pietà di me,/ ascolta la mia preghiera.
Il salmo 41, l’ultimo del libro, inizia con la stessa parola del salmo 1: Beato l’uomo, ma con una variante: che ha cura del debole, è beato chi aiuta gli altri e termina con questa frase: Sia benedetto il Signore, Dio di Israele,/ da sempre e per sempre. Amen, amen.
Da una parte si dice chi è felice, e nel finale si loda Dio per la felicità che dà all’uomo.

  • Il secondo libro dei salmi va dal 42 al 72 e in gran parte contiene salmi di lamento e di confessione di colpe. Persone che chiedono aiuto a Dio perché stanno male e chiedono anche perdono a Dio sperando nella sua misericordia.

Nel mezzo c’è il famosissimo salmo 51– il miserere, dove il tono di lamento cresce.
L’ultimo salmo di questo libro – il 72 – ha lo stesso schema del 41, cioè della fine del primo libro.
Il salmo 72 parla del Messia, del re futuro che Dio darà ad Israele (è un salmo che si usa molto in Avvento) e termina: Benedetto il suo nome glorioso per sempre:/ della sua gloria sia piena tutta la terra./ Amen, amen.

  • Il terzo libro dei salmi – dall’83 all’89 – comprende quasi tutti salmi di un intero popolo che si lamenta, perché i nemici, i babilonesi, lo hanno ammazzato, hanno distrutto Gerusalemme, hanno distrutto il tempio… e il libro termina con due salmi tragici, l’88 e l’89.

Il primo si recitai il venerdì sera nella compieta: Sono libero, ma tra i morti… /Mi hai gettato nella fossa profonda, / negli abissi tenebrosiÈ un salmo disperato, tutti mi hanno abbandonato, sono malato e senza speranza.

Il salmo 89 sembra quasi rispondere a questo grido: tutta la prima parte è una lode a Dio che salva il suo popolo, che ha stretto un’alleanza con Davide, beato il popolo che ti sa acclamare /camminerà, Signore, alla luce del tuo volto.

Improvvisamente a partire dal versetto 39 cambia tono: Ma tu lo hai respinto (Davide) e disonorato,/ ti sei adirato contro il tuo consacrato;/ hai infranto l’alleanza con il tuo servo,/ hai profanato nel fango la sua corona e al v.50: Dov’è, Signore, il tuo amore di un tempo/ che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?

Nel salmo 88 il popolo è nelle tenebre, nel salmo 89 non vede l’amore di Dio. Questo vuol dire che Dio prende sul serio la nostra disperazione, per cui se ci si lamenta con queste parole Dio non si offende. Ma anche il salmo 89 finisce come gli altri due libri: Benedetto il Signore in eterno. Amen, amen.

  • Il quarto libro va dal salmo 90 al salmo 106.

Qui il tono cambia rispetto al libro precedente.

Il salmo 90 inizia così: Signore, tu sei stato per noi un rifugio/ di generazione in generazione. Nonostante il salmo 90 riconosca che la vita è breve (Gli anni della nostra vita sono settanta/ ottanta per i più robusti,/ e il loro agitarsi è fatica e elusione; / passano presto e noi voliamo via.) termina con parole di fiducia in Dio: Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:/ renda salda per noi l’opera delle sue mani, l’opera delle nostre mani renda salda.

Il libro quarto continua con tutta questa tonalità: Ti coprirà con le sue penne,/ sotto le sue ali troverai rifugio.(Sal. 91,v.4); È bello rendere grazie al Signore / e cantare al tuo nome o Altissimo (Sal.92,1), ecc.

Tutt’ad un tratto si comincia a scoprire che Dio è presente nella nostra storia, che ci si può fidare di lui e, soprattutto negli ultimi tre salmi – 104, 105, 106 – si fa una sintesi di ciò che Dio ha fatto nella creazione e nel passato di Israele: la liberazione dalla schiavitù, l’esodo

Dalla disperazione si comincia a passare alla fiducia e alla speranza.

Il salmo 106 riprende lo stesso schema del primo, secondo e terzo libro: anche questo, alla fine del quarto comincia con Beati coloro che osservano il diritto(v.3) e finisce: Benedetto il Signore, Dio di Israele, / da sempre e per sempre. / Tutto il popolo dica: Amen, / Alleluia (v.48).

  • Si comincia così il quinto libro dei salmi dal 107 al 150 che sono tutti salmi di lode, dove domina l’alleluia. Pensate al salmo 136 che ha come ritornello: perché il suo amore è per sempre. Il quinto libro finisce con la parola Lodate”, ripetuta 10 volte nel salmo 150.

Come dieci parole sul Sinai, adesso dieci parole di lode. Potremmo allora dire che il salterio letto tutto di fila è il viaggio appassionante dal lamento alla lode, dalla disperazione al ringraziamento. Questo se si legge il salterio tutto di fila, ma poi si ricomincia, perché nella vita terrena anche se uno arriva a lodare Dio, la sofferenza rimane.

Sant’Agostino diceva: «Passerà tutto quando l’Allelulia lo canterai in Paradiso. Fino ad allora lo canti su questa terra»; per cui continua il cammino di sofferenza e anche di morte.

E allora ricomincia il libro dei salmi, ritrova i salmi di lamento, ma già li leggi con uno spirito diverso, perché sai che alla fine del lamento c’è comunque la lode.

Questo è un modo per invitarvi a leggere il salterio con una certa logica.

Provate a farlo perché questo itinerario c’è davvero.

Io dico sempre ai miei studenti, che sono in gran parte seminaristi, di non fissarsi troppo sul breviario, perché alla fine è uno schema ripetitivo che non vi aiuta più di tanto. Sostituite i salmi del breviario con una lettura continua del salterio: due al vespro, due alle lodi, due all’ora media e così via.

Adesso vorrei fare, come esempio, l’analisi di un salmo abbastanza noto, il De profundis, ossia il salmo 130.

Il salmo 130 (129): il De profundis

Sul salterio questo salmo ha un titolo: c’è scritto: Canto delle salite.

Che significa?

Sono 15 i salmi che vanno dal 119 al 134 e che portano tutti lo stesso titolo.

A chi è stato in Israele è chiaro questo titolo perché l’unico posto dove si sale sempre per andarci è Gerusalemme.

Quindi salire significa ‘salire a Gerusalemme’.

Sono salmi molto brevi, ripetitivi e quindi facili da imparare a memoria, come facevano i pellegrini quando andavano a Gerusalemme : li imparavano a memoria e li cantavano lungo il viaggio.

Analizziamo il salmo 130:

Canto delle salite.
 
Dal profondo a te grido o SIGNORE,
SIGNORE, ascolta la mia voce!
Siano le tue orecchie attente
alla voce della mia supplica!
Se stai attento alle colpe, SIGNORE,
SIGNORE, chi può restare in piedi?
CON TE È IL PERDONO,
così avremo il tuo timore.
Io spero, SIGNORE,
spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al SIGNORE,
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora
Israele attenda il SIGNORE,
perché CON IL SIGNORE È LA BONTÀ,
e grande È CON LUI LA REDENZIONE.
Egli REDIMERÀ Israele da tutte le sue colpe.

Due cose sono molto evidenti già a prima vista: il salmo gioca su due grossi simboli, il primo è dal profondo.

Nella Bibbia l’espressione dal profondo è molto rara e tutte le volte che è usata indica l’abisso del mare.

Nel salmo è come dire che più in basso di così io non posso andare.

Questo è il salmo di chi si sente proprio arrivato in fondo, però da questo profondo si può sempre gridare e qualcuno ascolta. Non c’è un Dio così lontano che non mi ascolti per quanto io sia caduto in basso.

L’altro grande simbolo è tutta la seconda parte del salmo, ripetuto due volte: più che le sentinelle l’aurora. È l’attesa.

La sentinella è un mestiere ingrato, perché 99 volte su cento non viene mai nessuno, l’unica volta che ti addormenti arrivano i nemici, quindi devi sempre stare sveglio e quando arriva l’aurora, finito il turno di guardia, tiri un sospiro di sollievo.

Il salmista deve fare la stessa cosa con Dio: stare lì di sentinella ad aspettare che arrivi Dio e lo salvi.


Questi sono i due grandi elementi simbolici del salmo che gioca su un’immagine spaziale –
nel profondo – e una temporale – l’aurora che ancora non c’è.

Sono immagini che non hanno bisogno di grandi spiegazioni razionali, se uno le capisce si domanda:

Quante volte mi capita di sentirmi nel profondo?

Quante volte mi capita di sentirmi come la sentinella che aspetta l’aurora e non vede mai la fine del suo turno di guardia?

Queste sono un po’ le due coordinate del salmo.

Altre osservazioni.

La parola Signore, in ebraico, Jahvè, compare due volte per ogni strofa, quindi è raddoppiata per quattro volte. Quattro nella Bibbia rappresenta la totalità, i 4 punti cardinali. 4×2 è la totalità raddoppiata: il Signore riempie tutto il salmo.

Notate poi che tutte le parole importanti, qui evidenziate, sono tutte doppie: voce, Israele, io spero, l’anima mia, più che le sentinelle l’aurora, colpe.

Questo oltre a essere un modo per imparare il salmo a mente, perché sono parole che agganciano un versetto all’altro, nello stesso tempo fanno capire qual è il cuore del salmo: la voce che Dio deve ascoltare, le colpe che Dio non deve guardare, la speranza che io ho in Dio, l’anima che attende Dio.

L’unica cosa ripetuta tre volte è: con te…, con il Signore…, con luie cosa c’è con il Signore?

C’è il perdono, la bontà, la redenzione.

Dio è colui che possiede il perdono, la bontà, la redenzione.

Tre termini importantissimi:

il perdono:

nell’ A.T. si dice che soltanto Dio perdona, non si trova mai l’espressione “tu devi perdonare”, questo lo dirà Gesù nel vangelo. Nell’ebraismo il perdono di uno nei confronti di un altro non è poi così importante. Importante è la giustizia.

La bontà, che si può tradurre con amore.

Questo è la parola chiave dei salmi, è lo stesso termine del salmo 136 che dice: perché il suo amore è per sempre.

La redenzione: è un termine che il salmo prende a prestito dall’ Esodo dove redimere è l’azione di Dio che prende un popolo schiavo e lo salva dalla schiavitù. Quindi in questo caso redenzione è un uscire dalle proprie colpe.

Questi tre elementi ci dicono che il vero cuore del salmo è la parte ripetuta non due, ma tre volte.

Un altro aspetto interessante lo troviamo al v. 4: Con te è il perdono: / così avremo il tuo timore.

Il timore di Dio nella Bibbia è quello che noi chiameremmo piuttosto la fede, credere in lui, rispettarlo.

C’è un versetto interessante nell’Esodo; dopo che Mosè ha dato il decalogo agli Israeliti dice:

Non abbiate timore. Dio è venuto perché abbiate timore di lui.

Il v.4 vuol dire: Se tu ci perdoni, noi possiamo credere in te.

Noi avremmo detto l’esatto opposto: «Signore, io credo in te. Mi perdoni? Io mi sono pentito. Mi perdoni?». È sintomo del moralismo inveterato di noi cattolici che prima vogliamo convertirci (e spesso non ci riesce) e poi si chiede a Dio di perdonarci.

Il perdono di Dio è gratuito, non è legato ad alcuna contropartita. È l’esperienza del figliol prodigo che quando torna a casa si accorge che il padre lo ha già perdonato prima che lui gli faccia tutto il discorso che si era preparato.

Un altro elemento su cui soffermarci è il verbo sperare (ebr. qawah).

In ebraico la radice di questo termine significa corda.

Sperare vuol dire essere tesi come una corda. Ma una corda per essere tesa deve essere tirata da due parti, quindi sperare vuol dire essere in tensione tra due punti fermi, uno a cui ci si aggancia e l’altro che tira: Dio e l’uomo.

Un’ultima osservazione su questo salmo.

La Chiesa lo ha usato per i funerali ma, se ci fate caso è sì un salmo penitenziale, ma non parla tanto di vita eterna. Io agli studenti di teologia chiedo in quale momento dell’anno liturgico la Chiesa legge questo salmo. La risposta è: Natale.

Infatti il primo salmo del vespro di Natale è questo.

E siccome nella Chiesa cattolica il Natale dura otto giorni (l’ottava di Natale), per otto giorni si recita al vespro il salmo 130 e questo perché inizia con l’espressione dal profondo.

Per i Padri della Chiesa questo era il salmo che ricordava come noi siamo nel profondo, ma Dio non solo non sta attento alle colpe, ma scende nel profondo facendosi uomo, si mescola con i peccatori, come fa quando va a farsi battezzare da Giovanni.

Gesù scende nell’umanità, si confonde con l’umanità e diventa uomo come gli altri.

Quindi la Chiesa ha scelto questo salmo per ricordarci che questa bontà di Dio va oltre il perdono, addirittura scende lui nel profondo diventando uomo per salvare l’uomo dal basso e non dall’alto.

Questa è la logica dell’incarnazione.

Un’ultima notazione.

Se voi guardate fino al v. 6 il protagonista del salmo sono io.

Solo al v.4 c’è un plurale: avremo il tuo timore.

Tutt’ad un tratto il soggetto è Israele.

Questo è tipico dei salmi delle salite.

Si inizia parlando di me e si termina parlando di Israele. Questo significa che chi prega i salmi non è mai solo, fa parte di un popolo.

Tradotto in termini cristiani chi prega i salmi non fa un atto individualistico – la mia preghiera, il mio Gesù, i miei santi… – ma la preghiera è sempre collettiva.

Altro esempio il salmo 131:

Signore, non si esalta il mio cuore.

Né i miei occhi guardano in alto;

non vado cercando cose grandi

né meraviglie più alte di me.

Io invece resto quieto e sereno:
come un bambino svezzato in braccio a sua madre,

come un bambino svezzato è in me l’anima mia.

Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.

Anche qui la preghiera è fatta in prima persona, ma c’è la stessa frase del salmo 130: Israele attenda il Signore.

I salmi son sono mai una preghiera solo individuale, c’è sempre un aggancio con il popolo di cui io faccio parte.

 

DOMANDE

 

1 – Nello stesso salmo capita spesso di passare dall’io al tu alla terza persona con grande facilità.

Perché?

R.

Questo è un fenomeno tipico della poesia ebraica che passa dalla seconda alla terza persona o dalla prima alla terza persona senza soluzione di continuità.

Guardate il v. 5 del salmo 130: Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la sua parola

Prima si dà il tu a Dio, poi si passa alla terza persona: la sua parola, cioè la parola di lui, Dio. Nella Bibbia si trova anche il tu e il voi; nel Deuteronomio si legge spesso Voi osserverete questa legge perché Dio che sta in mezzo a te….Questo fenomeno è più letterario che non teologico, bisogna ricordarsi che siamo nella poesia.

2 – In questo salmo, sul finire, mi sembra che vi sia un accenno al Messia, cioè a Gesù…

R.

Questo tema ci allontana dal salmo 130.

Qui non si parla del Messia, qui il Signore è Dio.

Se ci si vede Gesù lo si vede da un’altra ottica che citavo prima, dal profondo dall’incarnazione.

Nell’A.T., chi perdona è solo Dio.

Quello che stupiva i farisei è che Gesù si arroga l’autorità divina ma questo non c’entra nulla col salmo 130. Bisogna stare attenti a vedere Gesù anche là dove non c’è.

Se ci fosse così tanto nell’A.T. ritorna la domanda: «Perché gli ebrei non ci hanno creduto?»

Perché l’A.T. non ne parla di per sé.

La redenzione di cui si parla nel salmo non è la redenzione cristiana ottenuta con la morte e la resurrezione di Cristo, è la liberazione dalle colpe, analoga a quella dalla schiavitù d’Egitto.

È un atto proprio di Dio. La novità di Gesù non è Dio prima non perdonava e adesso perdona, è che Gesù fa quello che faceva Dio nell’A.T.
Sarebbe opportuno chiedersi: Ma un ebreo, che prega col salmo 130, cosa ci vede? Ci vede che Dio perdona, che salva Israele dalle sue colpe.

3 – Quali salmi finiscono con la parola Amen e quale è il significato della parola Amen.

R.

– Con amen finiscono i salmi a conclusione di ognuno dei cinque libri. Quindi è proprio una chiusura ufficiale, tipica dei salmi, ma non solo dei salmi. Amen è una parola che viene dal verbo ‘aman che vuol dire fidarsi, aver fiducia per cui amen vuol dire mi fido. Noi lo abbiamo tradotto così sia o così è.

I salmi all’amen aggiungono alleluia, cioè lodate Dio.

4- Israele cerca sì il perdono di Dio, ma nei confronti dell’altro cerca la giustizia. Non potrebbe essere questa la chiave di lettura per cui tra il popolo di Israele e il popolo palestinese non c’è mai pace?

R.

– Non lanciamoci in analisi troppo problematiche. È vero che il perdono cristiano non fa parte della cultura ebraica in quanto tale, ma se è per questo fa ancora meno parte della cultura islamica; il Dio del Corano è clemente, invece di 30 te ne do 15, mentre il Dio della Bibbia perdona sul serio, è quello che Butta in mare tutte le tue colpe (Michea).

Il tema dell’uomo che deve perdonare è più evangelico che veterotestamentario. Non è che l’ebraismo ignori il perdono, però tra il perdono e la giustizia, prima viene la giustizia, dove però la giustizia non è vendetta.
 

APPENDICE BIBLIOGRAFICA

Per approfondire i Salmi.

1. Introduzioni e opere generali.

*A. RIZZI, Grido e canto dei poveri. Iniziazione ai Salmi, Servitium, Sotto il Monte (BG) 1997. Semplicissima, ma succosa introduzione alla lettura del Salterio.

*A. MELLO, L’arpa a dieci corde. Introduzione al Salterio, Qiqajon, Bose 1998. Semplice ma suggestiva introduzione all’intero salterio. Esaurito in libreria (2014).

** A. WÉNIN, Entrare nei Salmi, EDB, Bologna 2002. Approccio narrativo e poetico al Salterio.

2. Commentari al Salterio.

***G. RAVASI, I Salmi, EDB, Bologna 1981-1984 (3 voll.). Si tratta dell’opera più completa attualmente esistente in italiano. Di alto livello.

**T. LORENZIN, I Salmi, Paoline, Milano 2000. Nuovo commento al Salterio da un punto di vista sincronico; bibliografia completa sino all’anno 2000. Di alto livello.

3. Teologia dei Salmi.
*G. RAVASI, I canti di Israele. Preghiera e storia di un popolo (EDB, Bologna 1986) 170-213. 4. Lettura spirituale.

**D. BARSOTTI, Introduzione ai Salmi, Queriniana, Brescia 1976 (nuova edizione San Paolo, Cinisello Balsamo [MI] 2010, con pref. di L. Mazzinghi).

**D. BONHÖFFER, Pregare i Salmi con Cristo, Queriniana, Brescia 1978; brevissimo, ma ricco dal punto di vista teologico.

*E. BIANCHI, Pregare i Salmi, Gribaudi, Torino 1997.

* V. SCIPPA, Salmi, Volume 1-2-3-4, Messaggero, Padova 2002- ; semplice lettura di singoli salmi con il taglio della lectio divina.

**A. MELLO, Leggere e pregare i Salmi, Qiqajon, Magnano (BI) 2008 (breve commento esegetico- spirituale a ogni salmo).

*A. MELLO (ed.), Un mondo di grazia. Lettura del midrash sui Salmi. Midrash Tehillim, Qiqajon, Bose, Magnano (BI) 1995. Primo approccio a una lettura ebraica dei Salmi.

*** NB. L’intera annata 2005 di Parole di Vita (ed. Il Messaggero, Padova) è interamente dedicata al Salterio, con circa otto articoli e rubriche sui Salmi per ognuno dei sei numeri.

 

Seconda Lezione di don Luca Mazzinghi
Docente ordinario di Sacra Scrittura alla
Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e al Pontificio Istituto Biblico

23 ottobre 2014

Lezione registrata e trascritta. Non rivista dall’autore