DANTE IN VACANZA

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che’ la diritta via era smarrita.
 
Non ho messo la Divina Commedia nella borsa di libri che abitualmente mi porto in vacanza.
Mi sono incontrato, meglio, re-incontrato con queste parole, studiate ahimè malamente sui banchi di scuola (ma per fortuna recuperate nella maturità), come citazione in un romanzo. Ne ho avuto una folgorazione.
Succede spesso.
Leggi, ascolti per una vita testi, frasi.
Poi un giorno le leggi con occhi diversi ed esplodono in te.
Ti sorprendono, ti catturano, diventano veramente (e finalmente!) tue.
Come in questo caso.
 
Mi ci sono ritrovato in pieno.
Anch’io sono entrato in una selva oscura.
Ma non sono il solo: succede a tutti prima o poi.
 
Arriva sempre nella vita un momento in cui ti guardi dentro e vedi chi sei veramente.
Prendi coscienza di te stesso.
E la scoperta non è mai felice.
 
Non a caso Dante mette nella selva oscura fiere, bestie che ci guardano cattive, ringhiando, mostrando i denti. Ma, attenzione, queste fiere le abbiamo create noi, le abbiamo cresciute, alimentate abbondantemente, accarezzate e coccolate.
Sono i nostri vizi, le nostre mancanze, le nostre passioni distorte, i cattivi pensieri, le tentazioni accarezzate con la mente, spesso messe in pratica. Le abbiamo accolte, amate. E sono tutte ben descritte dal sommo Vate nell’Inferno e nel Purgatorio.
 
Spesso, a proposito della Divina Commedia, si sente dire: “L’Inferno è la parte più interessante! Il Paradiso è una barba…”.
 
Lo stolto che dice questo in realtà afferma una amara verità.
Gli piacciono di più Inferno e Purgatorio perché li vive.
 
Li viviamo.
Ne facciamo continuamente esperienza.
Basta un pensiero cattivo espresso nei confronti di una persona per alimentare il nostro inferno.
Ma, all’opposto, chi può dire di vivere quotidianamente e costantemente il paradiso?
Non lo so.
Ma credo che il numero non sia esaltante.
 
Il fatto è che noi leggiamo la Commedia come lettori, appunto, spettatori, anche interessati, sinceramente attratti da questa opera immensa magari illustrata dalle celebri immagini di Gustave Doré.
 
In realtà i protagonisti siamo noi. Sono io.
 
Che fare allora?

Come uscire dalla selva oscura?
 
C’è un’unica soluzione: mettersi in viaggio alla ricerca della luce. Meglio, della Luce.
 
Sapientemente Dante si affida a due accompagnatori.
Questo tipo di percorso non lo puoi affrontare in solitaria.
Prima o poi cadi in qualche girone dove la bestia ti aspetta vorace a fauci spalancate.
Devi affidarti a qualcuno.
 
Se tu che stai leggendo questo post, stai vivendo una situazione di tristezza, quella tristezza profonda che ti annichilisce, se stai vivendo angoscia, dolore, paura, se stai sperimentando il fallimento, non ti abbattere.

Mettiti in viaggio, affidati a Colui che ha dato, e continua a dare, la Sua vita per te e che ti porterà, devi esserne certo, all’Amor che muove il cielo e l’altre stelle.
 
Abbiamo citato le prime parole della Divina Commedia.
Queste sono le ultime, altrettanto celebri.
 
Possa questo Amore essere il traguardo del tuo cammino.
 
Giulio Fezzardini
 

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Autore spirituale

6 CommentiAggiungi un commento

  1. Una rilettura “inedita” della D. Commedia, che parte dal vissuto personale e da una riflessione ricca di stimoli spirituali sui quali voglio soffermarmi e che m’impegno a fare miei.
    Per riconoscere e combattere il Nemico e le sue fiere che spesso si camuffano dietro pensieri e sentimenti apparentemente innocui e magari anche giustificati (pensiamo noi…), veramente occorre una Luce speciale e una Forza che viene dall’Alto, insieme con una volontà, la mia, la nostra, spietatamente determinata a sconfiggere senza concessioni e compromessi il male, a cominciare dal proprio cuore.
    Che lo Spirito Santo mi aiuti con il Suo amore e il Suo accompagnamento quotidiano a vincere le belve mortali, per godere della bellezza, della comunione e della “Vita nuova” che solo l’amore per il Bene può dare.
     
    Grazie!
    Scritto da Carolina 15/07/2015 alle 09:34 Rispondi
  2. Grazie Giulio!
    Il tuo bell’articolo mi ha fatto tornare alla mente una verità che ho ben capito con la testa, ma che a volte dimentico di vivere nel quotidiano.
    Ogni volta che coltivo un pensiero cattivo, assecondo un atteggiamento di non amore, cedo a una tentazione del “lato oscuro”, contribuisco ad alimentare l’inferno che c’è dentro e fuori di me.
    Quando, invece, ho il coraggio di seguire la Luce, allora permetto a questa Luce di illuminare il mondo.
    Gesù ci aiuti a diffondere il paradiso!
    Scritto da Paolo 16/07/2015 alle 01:17 Rispondi
  3. Grazie Giulio, il tuo articolo mi ha permesso di individuare una “selva oscura” un po’ anomala: bambini urlanti che durante le vacanze estive mi tormentano in senso buono, togliendomi il “mio tempo”. Ecco proprio la gelosia per il “mio tempo”, il sentirmi vittima di obblighi pratici come preparare pranzi e cene per “fiere affamate”, mi mette in uno stato oscuro fino a farmi giungere alla malinconia e alla depressione. Il tuo scritto mi ha fatto sorridere di me stessa! Ci sono cose cui sono legata in modo assoluto, come disporre del mio tempo in modo proficuo, ed essere sempre arbitra dei contenuti delle mie giornate. Il fatto che altri me lo impediscano mi fa entrare nella selva oscura del mio egoismo, della mia scarsa disponibilità o meglio della perdita che mi ha comportato il dedicarmi per tanti anni ai nipotini. Ora voglio “guardare in alto” per intravvedere le opportunità di questa mia anomala selva oscura e volgere lo sguardo a Chi mi può porgermi il suo aiuto.
    Scritto da Ebe Faini 16/07/2015 alle 16:21 Rispondi
  4. Grazie Giulio!
    Anch’io mi sono ritrovata in passato in questa selva oscura e sono stata salvata dalla misericordia dell’Amore più grande. È verissimo quello che scrivi, le fiere, i mostri che si incontrano nell’Inferno dantesco vivono in noi e sono quelle terribili ossessioni che si impossessano della nostra mente e del nostro cuore e ci tolgono la gioia di vivere. La paura è stata a lungo la domina della mia vita e non lo sapevo. Quando sono rientrata in me stessa ed ho chiesto aiuto al solo medico che poteva aiutarmi a guarire, a GESÙ, è iniziato un lungo cammino di conversione che dura ancora durante il quale però la gioia la pace e la voglia di vivere sono tornate ad abitare stabilmente nel mio cuore. La vita è certamente faticosa ed a volta le prove sono durissime, ma la memoria di tutto quello che gratuitamente ho ricevuto mi fa vivere nella speranza che è certezza che grandi cose ancora accadranno!!
    Scritto da Stella 17/07/2015 alle 13:57 Rispondi
  5. In questi giorni, al mare a Pesaro, vado spesso in bicicletta, anche col sole che mi abbaglia, e mi vengono continuamente in mente gli ultimi versi di una poesia di Montale
    “..e andando nel sole che abbaglia/ sentire con triste meraviglia/ com’è tutta la vita e il suo travaglio/ un muro con in cima cocci aguzzi di bottiglia /…
    laddove il muro, come ci spiegava il nostro prof., non sono le difficoltà della vita, ma il mistero invalicabile in essa racchiuso.
    Di fronte a questo mistero io, che non sono più “nel mezzo del cammin..” ma piuttosto verso la fine, sono in uno stato d’animo oscillante tra il timore, la curiosità e l’affidamento fiducioso nelle braccia di Gesù, fonte della vita, dell’amore e della luce…e sento che costantemente devo lasciar crescere in me questa terza dimensione, che è un po’ fluttuante, come le onde del mare nel quale mi piace immergermi e farmi cullare..
    Un abbraccio
    &nbsp:
    Maria Teresa
    Scritto da Maria Teresa 18/07/2015 alle 18:03 Rispondi
  6. Caro Giulio, sento vicino quello che scrivi perché c’è sempre un “in mezzo” nella nostra vita nel quale ci sembra di aver smarrito la strada. Ma in particolare è davvero l’età di mezzo, che si affaccia all’anzianità a presentare questo smarrimento.
    Uno smarrimento dovuto al fatto, io penso, che abbiamo per tanto tempo camminato su un sentiero che sembrava quello giusto, l’unico possibile e poi ci accorgiamo che ci ha portato in un’altra destinazione, di cui son sappiamo neppure bene quale sia e, allo stesso tempo, fatichiamo a ritrovare la strada giusta, quella che ci riporta indietro ( o finalmente avanti…).
    Allora serve davvero una guida che ci riaccompagni: per Dante era la ragione con Virgilio, poi la bellezza e la forza delle virtù rappresentate da Beatrice e, infine,la contemplazione di Dio in San Bernardo.
    Ed è vero: prima occorre prendere atto, capire, fare una qualche analisi per raccapezzarci in quello che abbiamo fatto di noi e della nostra vita.
    Poi però serve voltare pagina, tornare a guardare alla bellezza e come Dante accogliere l’invito di Beatrice a immergerci nel fiume Lete, in un rinnovamento radicale di noi stessi.
    Infine, serve chiudere gli occhi e affidarci alla grazia di Dio che ci salva e che poco alla volta ci porta davvero alla salvezza, in quel centro di tutto dove si trovano insieme e per sempre il Senso delle cose e l’Amore.
    Cioè quello per cui siamo nati e per cui ogni giorno ci sforziamo di vivere.
    Grazie Giulio, e buona estate.
    Scritto da Antonio Buozzi 19/07/2015 alle 15:11 Rispondi

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