FAI COSÌ E SARAI SALVO

Una riflessione quanto mai attuale sul tema della salvezza
che attinge alla fonte dall’antica spiritualità monastica

 

Uno dei detti dei padri del deserto racconta che Antonio, il capostipite del monachesimo in Egitto, in un momento di sconforto nel deserto invoca Dio e ha la visione di un altro uomo simile a lui che alterna preghiera e lavoro, in uno spirito di pace.
 
Un angelo gli dice: “Fai così e sarai salvo” e Antonio così fece e si salvò.
 
C’è nell’ultimo libro di padre Adalberto Piovano, monaco al monastero di Dumenza nel Verbano e autore di una collana di libri sui cosiddetti vizi capitali, Camminare umilmente con Dio (edizioni San Paolo), una riflessione profonda e allo stesso tempo semplice e chiara sul tema della salvezza; riflessione guidata da numerosi detti dei padri del deserto selezionati dall’autore, ciascuno con un proprio commento che va a costituire un percorso originale di spiritualità cristiana.
 
Quel mondo apparentemente così lontano del monachesimo delle origini, che conosciamo bene a partire proprio da Antonio il monaco che ebbe una lunga vita a cavallo tra la metà del terzo e quella del quarto secolo, una vita di anacoresi, di solitudine nei deserti della Tebaide del mar Rosso, trova nel libro di padre Piovano inaspettati riferimenti all’oggi che rendono il libro quanto mai attuale.
 
Vediamone alcuni.

 

LA SALVEZZA

Senza la luce dello Spirito la nostra vita è ripiegata in se stessa, senza gioia, continuamente nel baratro del non senso, quel sentimento pauroso e annichilente che nella tradizione monastica viene chiamato accidia.
 
Finché si rimane prigionieri del proprio mondo interiore, così ambiguo e confuso, non si riesce a intraprendere nessun cammino di salvezza.
 
La vita spirituale inizia quindi con un grido di aiuto per uscire dalla prigione della propria individualità: “Signore salvami!”.
Ecco il grido di Antonio che abbiamo citato all’inizio.
Senza questo grido, questa tensione di tutto l’essere verso un senso e una propria realizzazione la ricerca del credente è facilmente illusoria e rischia di non portare a nulla.
E il primo passo che Antonio è invitato a fare è uscire da se stesso, guardare fuori da sé. Per vedere se stesso nel monaco che lo rappresenta nella visione e in cui si coglie in una prospettiva diversa, completamente riappacificato, perché, semplicemente, vive in pienezza ciò che sta facendo alla presenza di Dio.
La vita spirituale non è altro che la vita giorno dopo giorno sotto la guida dello Spirito, alla presenza del Dio vivente, anche se talvolta si tratta di una quotidianità monotona e ripetitiva.
Ma non ci sono altre strade.

 

ENTRARE NEL PROPRIO DESERTO

Ma, come ottenere questa pacificazione?
 
Qui padre Piovano cita un altro apoftegma che riguarda il monaco Arsenio: “Fuge, tace, quiesce!” gli viene detto.
Fuggire per allontanarsi dalla compagnia degli uomini e dell’uomo vecchio per entrare nel deserto interiore, in quel luogo dove è possibile un vero incontro con Dio.
 
Poi tacere, cioè fare silenzio interiore, zittire la propria voce e ascoltare quella dello Spirito, la Parola che ci suggerisce la via da percorrere.
 
E, infine, dimorare nella pace, invocarla continuamente come un dono che si riceve ogni giorno da Dio, più che una propria conquista.
 
Tacere e ricevere la pace sono la condizione per entrare sempre di più in noi stessi, in quella cella del tesoro (altro detto bellissimo citato), nel quale solo lo Spirito di Dio può entrare, e da lì vedere il tesoro che è in cielo, quello che siamo chiamati a diventare, come un’unica cosa.
Entrare nel segreto è anche un antidoto alla visibilità, all’esigenza di essere continuamente sotto lo sguardo degli altri (si pensi ai social media), in vetrina (i tanti reality televisivi), conseguenza di una vita che non avendo più radici e senso in se stessa lo cerca continuamente nel consenso degli altri.
 
Nella vita spirituale la fatica sta nel fatto che abbiamo sempre bisogno di conferme, di testimoni che ci rassicurino, e rischiamo così di ricercare la ricompensa fuori di noi, nel nostro agire, in ciò che possiamo essere o fare per gli altri.
E c’è molta resistenza a entrare in un luogo in cui non ci siamo davvero soli insieme con lo Spirito.

 

LE TENTAZIONI

Una grande attenzione viene data nel libro al tema delle tentazioni.
La santità non si trova all’opposto, bensì nel cuore stesso della tentazione: non ci aspetta al di là della nostra debolezza, ma al suo interno.

Dimorare nella tentazione e nella debolezza è infatti l’unica via per entrare davvero in contatto con la grazia.
Non c’è altro modo per trasformare la tentazione in luogo di maturità umana e spirituale se non attraverso la lotta.
 
La vita di Antonio, così come degli altri padri del deserto, è una continua battaglia contro le tentazioni, nella quale, con pazienza e perseveranza, i monaci fanno esperienza della propria piccolezza e miseria, ma anche che non sono loro a lottare, ma Dio che lotta con e per loro.
Se taluni racconti di questi duelli sovraumani con il demonio possono sembrare oggi ingenui, va colto il valore di quella esperienza e la lezione di vita e di fede che ne possiamo ricevere: non c’è vera vita spirituale senza una quotidiana lotta contro le forze che ci ostacolano e ci rallentano nel nostro cammino verso il Signore.
 
Forze di ogni tipo:
esterne (difficoltà, malattie, contrarietà) e interne, cioè tutto il mondo delle nostre passioni che vivono continuamente in funzione del nostro io e che rendono difficile, alla volte impossibile, uscire da noi stessi verso quello spazio vuoto dove soltanto possiamo incontrare realmente Dio.
Un cammino difficile, come ci ricorda un detto di padre Elia: “molta fatica è necessaria, senza fatica non si può avere Dio con sé. Egli, infatti, per noi è stato crocifisso”.
 
Antonio Buozzi
 

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1 CommentoAggiungi un commento

  1. Avatar

    Grazie Antonio!
    La tua riflessione mi ha dato molti spunti su cui meditare.
    Ci penserò nelle prossime settimane, avendo la certezza che Dio vuole darmi la forza per camminare verso di Lui e sostenermi nella fatica del combattimento.

    Scritto da Paolo 28/07/2015 alle 23:41 Rispondi

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