L’ANIMA E LA SUA COMPOSIZIONE

Una riflessione profonda e articolata per aiutarci a capire i dinamismi interiori che ci governano

 

La parte volitiva.
 
Qui la forza operante è la volontà che vuole, desidera ottenere, usare o fare, ciò che trova utile per sé – o necessario o piacevole – e non vuole, non desidera ciò che è contrario a questo.
 
Le mozioni della volontà esigono azioni corrispondenti, perciò la volontà è più direttamente una forza operante, la cui esigenza fondamentale è vivere e agire.
Essa amministra tutte le forze dell’anima e del corpo e tutti i mezzi ausiliari, che mette in opera quando è necessario. Alla sua base c’è lo zelo o la preoccupazione, la voglia di operare, che è stimolata da ciò che è piacevole, utile o necessario.
Quando non è incitato da questo, lo zelo riposa e le forze si allentano e decadono.
Tutto questo sostiene il desiderio e il desiderio accende lo zelo.
 
Questo aspetto dell’anima si manifesta così: nell’anima e nel corpo vi sono esigenze, su cui si sono innestate esigenze di vita familiare e sociale.
Esse, di per sé, non producono un desiderio definito, ma semplicemente spingono a cercare la loro soddisfazione
.
Quando la soddisfazione dell’esigenza, in un modo o in un altro, è raggiunta una prima volta, la volta seguente, insieme all’insorgere dell’esigenza, nasce anche il desiderio di quello per cui essa era stata precedentemente soddisfatta.
 
Il desiderio ha sempre un oggetto definito, che soddisfa l’esigenza.
Una certa esigenza può essere soddisfatta in modi diversi, perciò, col suo insorgere, nascono anche diversi desideri – di quello, di un altro, di un terzo oggetto, che possa soddisfare l’esigenza –.
 
Nello scorrere della vita umana non sono visibili le esigenze che stanno dietro ai desideri.
Soltanto questi ultimi si agitano nell’anima ed esigono soddisfazione, come per se stessi.
 
Che fare all’anima che abbia questi desideri?
 
Le si propone una scelta: a quale oggetto fra i desiderati dare la preferenza?
 
Dalla scelta viene la decisione di fare, di prendere o usare ciò che si è scelto.
Dopo la decisione si fa una cernita dei mezzi e si definisce il modo e l’ordine dell’esecuzione.
 
A questo segue, alla fine, l’azione, a suo tempo e a suo luogo.
Ogni azione, anche la più facile, procede secondo quest’ordine.
Lo potrete verificare in una qualsiasi delle vostre azioni. Per abitudine, talvolta, tutte queste azioni si compiono istantaneamente, e al desiderio segue subito l’azione.
La scelta, la decisione e i mezzi si ricavano dalle precedenti azioni e non esigono una particolare esecuzione.
 
Nella vita dell’uomo si fa quasi tutto per abitudine. Raramente si prende qualche iniziativa o si compie qualche impresa che esca dall’ordine abituale delle azioni e delle conoscenze. Così accade, che la vita che scorre esige delle azioni corrispondenti.
E, poiché esse si ripetono spesso, è naturale che diventino abitudini, costumi, regole di vita e di carattere.
 
Dall’insieme di tutte le abitudini di questo tipo, delle regole e degli ordini, si stabilisce il modo di vivere di una persona, come dall’insieme dei concetti si stabilisce l’immagine dei suoi pensieri e delle sue concezioni. Conoscendo il modo di vivere di qualcuno, si può intuire ciò che pensa in questa o quella occasione e come agisce in determinate situazioni.
Alla guida della vita attiva è posto il giudizio, che è la ragione stessa, messa a servizio della volontà.
 
Nell’ambito razionale la ragione definisce che qualcosa esiste, ma nell’ambito volitivo e attivo decide cosa si deve fare per ottenere precisamente ciò che si desidera legittimamente.
Quando ci si abitua a decidere come conviene, allora l’uomo compie le sue azioni sempre – o per lo più – con successo; allora gli si addebita giustamente il giudizio – la capacità di condurre azioni con successo, considerando con precisione i mezzi in rapporto ai fini e le azioni in rapporto alle condizioni esterne.
 
Da quanto detto non è difficile trarre una conclusione sull’attività dell’anima secondo le leggi naturali della volontà, che, come vedete, è signora di tutte le nostre forze e di tutta la nostra vita.
È suo compito determinare il modo, il metodo e la misura della soddisfazione dei desideri, che fanno nascere le esigenze, o cambiarli perché la vita scorra regolarmente, procurando pace e gioia a chi la vive.
 
In noi, come si ricordava, vi sono esigenze e desideri: dell’anima, del corpo, della vita quotidiana, della società.  
Essi non si manifestano in tutti allo stesso modo, perché la vita stessa non si svolge per tutti allo stesso modo – ma per uno in un modo, per uno in un altro –.
 
È compito dell’uomo stabilire come nella sua posizione può e deve soddisfare le sue esigenze e i suoi desideri, adottando i mezzi più convenienti e conducendo, in tal modo, la propria vita.
Condurre ragionevolmente, secondo una norma stabilita, la propria vita con tutte le sue azioni e iniziative, questo è il compito della parte volitiva o attiva della nostra vita, o almeno così dovrebbe essere.
 
Esaminate, però, con attenzione e considerate cosa accade.
Nella parte razionale vi sono confusione, distrazione e dispersione di pensieri; ma, in quella volitiva, vi sono incostanza, disordine e capriccio – nei desideri – e dietro ad essi le azioni.

 
Quanto tempo passiamo nell’inattività o in azioni inutili: bighelloniamo qua e là senza sapere perché; facciamo e disfacciamo, senza saperne dare un giusto rendiconto; prendiamo iniziative su iniziative e azioni su azioni, ma ne ricaviamo soltanto affanno e vanità.
 
I desideri nascono, e non ci si può far nulla: vanno sempre avanti.
Sarebbe bello se fosse così soltanto una volta; invece, accade sempre.
Perché?
 
Si è indebolita la nostra signora: la volontà.
 
Considerate ancora quanti eccitamenti esterni sperimentiamo: l’ira, l’odio, l’invidia, l’avarizia, la vanagloria, l’orgoglio e altri.
Le esigenze naturali della vita quotidiana, familiare e sociale devono essere la fonte dei desideri, ma in tutto questo cosa vi è di naturale?
Essi distruggono la creatura e l’intero ordine della vita.
 
Da dove viene questa invasione barbarica?
 
Lo lascio alla vostra riflessione, mentre io giungo al termine.
 

Teofane il Recluso, vescovo ed eremita russo
“Lettere”, epistola VII

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