Il delirio eugenetico e la felicità

 

In Danimarca esiste un progetto chiamato “Down Syndrome Free” che prevede che entro il 2030 il numero di nuovi nati affetti da trisomia 21 sia pari a zero.
 
Come intendono i danesi centrare l’obiettivo?
Offrendo alla donne in gravidanza tutti gli strumenti di diagnosi prenatale in maniera totalmente gratuita al fine di individuare i bambini malati e eliminarli, sempre a spese dello Stato, si intende.
Pianificazioni analoghe sono state immaginate anche in Francia dove un video che incoraggiava le mamme di bambini down è stato rimosso dalla tv pubblica perché “turbava le donne francesi” e non le rendeva dunque malleabili rispetto all’obiettivo di azzerare le nascite di down nel paese.
 
Il delirio eugenetico sbarcato anche in Italia con la folle sentenza che ha rimosso uno dei pochi divieti rimasti in piedi nella legge 40, il divieto assoluto di selezione eugenetica degli embrioni, coltiva una strana idea di felicità: una società sarebbe felice secondo questi nuovi epigoni di note teorie naziste, se si conforma ad un modello di bellezza ed efficienza che evidentemente esclude debolezza e malattia.
 
Basta Giacomo Leopardi e Stephen Hawking, basta Michel Petrucciani e Alex Zanardi.
Chi è menomato, handicappato, anche solo molto brutto, turba la nostra felicità e dunque, se pure non può essere eliminato perché ormai è nato, in futuro non dovrà nascere.
Se poi la vita lo metterà nella condizione di soffrire per qualche pesante malattia, abbia la buona creanza di capire che è un peso per la famiglia e la società, si faccia eliminare con un’altra bella legge costruita alla bisogna: l’eutanasia.
 
È possibile la costruzione di questa ideale “società felice” priva di dolore e malattia?
 
No, …
Mario Adinolfi – venerdì 13 novembre 2015
 

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