AVVENTO:
tempo di grazia e di conversione

 
Un pensiero sul senso della Conversione seguendo le tracce di S. Agostino

 

 
Durante una serata di preghiera, Padre Giuseppe ha letto un brano dell’Apocalisse, capitolo cinque, che si presta a un’interpretazione allegorica, come ha suggerito lo stesso Padre applicando a sé e alla sua vita le immagini contenute nel testo.
Il “rotolo con i sette sigilli” – ha detto – è la nostra esistenza attraversata dal dolore e pervasa dal male fintanto che la Grazia di Dio, “l’Agnello giovanneo”, non intervenga a scioglierne il mistero e a permettere un “nuovo inizio”.
 
Questa lettura mi ha immediatamente ricordato la figura di Agostino, autore delle Confessioni.
L’opera è uno dei capisaldi della spiritualità e della cultura del mondo occidentale, oltreché uno dei libri fondamentali della letteratura di ogni tempo.

La prima parte si presenta sotto forma di racconto autobiografico, nel quale Agostino ripercorre le tappe della propria vita, dall’infanzia fino alla morte di Monica.
Questo è il “rotolo coi sette sigilli” di cui parla Giovanni.
 
La seconda parte – scritta quando la prima era già diffusa negli ambienti vicini ad Agostino – si apre con una riflessione sulla condizione spirituale dell’autore toccato dalla grazia della conversione, l’“Agnello giovanneo”, che ha dischiuso il rotolo rimuovendone i sigilli.
Agostino vuole ritagliare dalla sua vicenda umana quei fatti che gli appaiono essenziali per illustrare l’azione potente di Dio nella sua vita e che potranno risultare di edificazione e conforto anche per tutti coloro che ne verranno a conoscenza attraverso la lettura dell’opera.
 
L’unità delle Confessioni non è fondata sui singoli episodi narrati, ma su quel paesaggio dell’anima che ne costituisce la realtà e insieme l’orizzonte spirituale. A colorare in modo indelebile questo paesaggio è la conversione, centro gravitazionale di tutta quanta l’opera.
 
La conversione prima di tutto come “itinerario di ricerca”, collocato in uno scenario di sequenze drammatiche, di colori accesi, che evidenziano il groviglio dei pensieri e dei sentimenti, le resistenze della ragione, i conflitti interiori, i cedimenti della volontà.
 
La conversione come “approdo” della ricerca nel quale si assapora il miracolo della nascita alla grazia.
 
La conversione, infine, come “nuovo inizio” della vita trasformata dal dono di sé a Dio e ai fratelli.
 
Quest’evoluzione spirituale delinea una sorta di parabola del cammino umano a Dio.
 
Ci sono i momenti del naufragio interiore, con l’approdo a una sponda da cui Dio non si vede o si vede che si è irrimediabilmente allontanato.
Bastano le lunghe battaglie sostenute da Agostino prima di entrare nel possesso di Dio per avvicinarlo alla nostra sensibilità ed esperienza in modo straordinariamente vivo.
 
Sono pagine che ce lo fanno sentire umanamente debole e cristianamente incostante, facile alle tentazioni e alla caduta, non chiuso alla volontà di amare Dio, eppure sempre timoroso di lasciarsi “circoncidere il cuore”.
Sono anche queste pagine, per contrasto, a farci poi gustare più intensamente le altre pagine, dove non senza stupore siamo resi partecipi di ciò che questo stesso uomo è diventato.
Trasformato da Dio nel cuore e perciò reso capace di vivere e di amare in modo nuovo.
Le Confessioni richiamano a ogni istante la provvidenzialità dell’azione di Dio che interviene a rimettere i peccati, fortificare nella fede, rendere perseveranti nella volontà, dilatare il cuore nella capacità d’amare.
 
Più che essere l’uomo ad andare incontro a Dio, è Dio che prende l’iniziativa, cerca l’uomo, trasforma la sua anima, la riempie di Sé.
 
L’uomo deve soltanto disporsi ad accogliere Dio nella sua piccola casa che va in rovina e ha bisogno di essere restaurata, ripulita di tante cose che offendono la vista, resa più spaziosa perché entrando, Egli possa ricolmarla dell’abbondanza dei suoi doni.
 
Nelle Confessioni l’uomo non è solo l’abisso di mistero con cui si presenta a se stesso già nell’atto del nascere del suo cominciare a essere; non vive soltanto la sua condizione di passaggio verso la morte, come tutte le cose di questa terra.
 
Agostino non cancella l’enigma dell’uomo dalla vita, anzi se lo pone intensamente e spesso drammaticamente dinanzi, ogni volta che va a scavare nella sua esperienza e nelle contraddittorie realtà del cuore umano. Lì ritrova quanto profondo e indecifrabile sia il mistero dell’esistenza attraversata dal dolore, penetrata dal male, destinata a un inesorabile declino.

Eppure questa condizione non lo conduce a pessimismo e tanto meno a disperazione.
L’orizzonte di Agostino non si chiude sotto il peso opprimente della caducità, della miseria e del peccato, ma si apre invece a tutto l’universo di cose belle che Dio crea e ricrea di continuo per l’uomo.
 
L’indegnità della creatura è sempre posta in relazione all’infinta misericordia del creatore, capace di generare la speranza di una liberazione dalle schiavitù del male attraverso il dono della grazia che salva e riconduce tutto l’essere alla sua armonia.
Ebe Faini Gatteschi