Tra “otium” e “tecnostress”,
vince il riposo degno…

 

La Rivista dei Gesuiti aggiorna le opere di misericordia con una proposta basata su un’analisi del senso dello «stacco» dal lavoro, spaziando tra l’«ozio creativo» e la «sindrome da affaticamento per l’uso delle tecnologie»

 

La Civiltà Cattolica aggiorna le opere di misericordia suggerite a ogni cristiano:
 
«Dare lavoro a chi è escluso, facendo in modo che egli possa godersi un riposo degno, può essere considerata l’ottava opera di misericordia, quella propria del nostro tempo», è la proposta dell’editoriale del prossimo numero del quindicinale dei gesuiti romani.
 
Una proposta basata su una analisi del vero senso del riposo, spaziando tra l’«ozio creativo», l’otium del mondo antico, e il «tecnostress, o sindrome da affaticamento per l’uso delle tecnologie» per approdare al «riposo degno».
 
Quest’ultimo – basato sulla constatazione che Dio «non si riposa», ma «non si stanca, non si stanca di dare la vita, non si stanca di perdonare» – «non è mai “anestesia”», «provoca lucidità: la lucidità dell’alterità, di sapere che la sua fonte è un Altro», «la lucidità dell’inclusione»: «Includere tutti è ciò che ci conduce a riposare senza impossessarci del riposo e a uscire da noi stessi per invitare gli altri».
 
«Il riposo degno – spiega Civiltà cattolica – è pieno e inclusivo: è il riposo di tutto il nostro essere e di tutti gli uomini»…
da La Stampa

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