Il deputato
NUNZIA DE GEROLAMO:
Fede e riti di società

 


Dalla stampa apprendo che il deputato Nunzia De Girolamo avrebbe scritto una lettera al Papa lamentandosi di non aver potuto essere la madrina di Cresima della nipote perché non sposata in Chiesa. La nostra si meraviglia molto di questo trattamento, non lo accetta, non lo comprende e, soprattutto, minaccia di votare la legge sulle unioni civili, compresa la “stepchild adoption”.
 
Questo episodio mette bene in luce la confusione che regna nelle menti e nell’immaginario di moltissimi italiani riguardo alla vita religiosa dei cattolici.
 
Essere padrino o madrina, infatti, è concepito come un puro e semplice rito di società dovuto a chiunque lo chiede, a prescindere.
 
Stupisce, poi, che un deputato, un rappresentante del Parlamento, una persona eletta per comprendere e difendere il bene comune non si renda minimamente conto di aver scritto una assurdità.
Avrebbe potuto almeno consultare il codice di diritto canonico e apprendere che il Parroco ha fatto quello che era tenuto a fare: “Per essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che (questi) … conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume(Canone 874).
 
E la signora De Girolamo, come convivente non sposata in Chiesa, è sicura di avere questo requisito ritenuto “necessario” dal Canone?
 
Ma, al di là delle argomentazioni giuridiche, c’è da chiedersi, come mai né all’Onorevole, né ai suoi congiunti sia minimante venuta in mente la cosa fondamentale: il padrino e la madrina devono essere in grado di aiutare il battezzato a conoscere e a vivere la fede cattolica!

Può aiutare a vivere la fede una persona che non la vive anche se si dichiara cattolica?
 
Non avrebbe dovuto essere stata lei stessa a rifiutarsi, a sentirsi inadatta?
 
A discolpa della signora De Girolamo, possiamo dire che nell’immaginario comune tutte queste cose non sono minimamente sentite come importanti né dai genitori e forse nemmeno da tanti sacerdoti, che tendono a fidarsi e si limitano a verificare solo la correttezza giuridica come se questa fosse di per sé sufficiente.
 
In un tempo in cui regnano sovrane la confusione, la superficialità, il qualunquismo, il diritto individuale come criterio assoluto, la Chiesa tutta dovrebbe tirare i remi in barca e iniziare un nuovo modo di essere nel mondo. Non certo per diventare una setta elitaria di puri, ma sicuramente per aiutare i fedeli a essere persone impegnate e convinte nel vivere quello che professano.
Assumendo sì la misericordia come criterio di base nel relazionarsi con il mondo, cosi come esorta Papa Francesco, ma, nel contempo, evitando di svendere l’appartenenza cristiana.
 
Oggi più di ieri c’è l’assoluto bisogno che i credenti diventino sale e luce della terra e questo passa soprattutto da un cordiale e fermo rifiuto delle confusioni socio-religiose e del buonismo sterile che ostacola e spesso impedisce quell’autentica crescita umana e cristiana per cui Gesù è morto in croce.
 
Il Signore ci aiuti tutti ad essere accoglienti ma anche chiari ed esigenti.
 
Soprattutto ci aiuti a vivere la nostra fede con impegno, gioia e gratitudine.

 

fra Giuseppe Paparone o.p.

 
 

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