QUARESIMA: la sfida di Gesù al male e al peccato

 

 
Ogni anno il Tempo di Quaresima viene a invitarci a una maggiore vigilanza su noi stessi in preparazione della Pasqua e a ricordarci il senso profondo della venuta di Gesù, il Figlio di Dio: una sfida a tutto campo alle forze del male che abitano la terra.
 
Un male che si annida ovunque, nelle situazioni personali e familiari così come in quelle sociali e politiche. Un male allo stesso tempo manifesto a tutti nelle sue conseguenze, ma oscuro nelle sue origini.
 
Gesù non si accontenta, come facciamo noi, del male manifesto, di quello strazio che scorre ogni giorno davanti ai nostri occhi e li lascia umidi d’incredulità e di stupore, quando non li inaridisce l’abitudine.
 
No, Gesù guarda dietro, oltre la cortina del visibile.
 
Sa molto bene, lo conosce da sempre, chi è l’Avversario, lui che semina di notte la zizzania che qualcuno vorrebbe estirpare di giorno.

Sa dove si trova, dove può incontrarlo, dove può finalmente sfidarlo faccia a faccia, come non era stato possibile fare dal momento della creazione e della prima disubbidienza.
 
E allora parte verso il deserto, con viso fermo, punta diritto all’obiettivo, verso il suo vero Nemico.
 
Che Gesù non fosse semplicemente un profeta, nel solco dell’Antico Testamento, o un rabbi dotato semplicemente di particolari carismi, lo comprende subito Giovanni Battista che lo apostrofa vedendolo arrivare: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!»(Gv 1,29).
 
Il Figlio di Dio viene sulla terra per affrontare il male, per sconfiggerlo, in una lotta senza tregua che percorre tutto il suo ministero, fino alla morte in croce.
 
E, come Giovanni, a comprendere immediatamente chi è quello strano personaggio che vaga da un paese all’altro della Galilea sono gli stessi demòni,
che al suo apparire lo apostrofano terrorizzati: «Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: il Santo di Dio!» (Mc 1, 24; Lc 4,34).
 
Gesù va, dunque, al cuore del problema, porta alla luce quel mondo di mezzo, attraversato da forze oscure e fino a quel momento inaccessibili, che cercano continuamente di traviare l’uomo, di allontanarlo da Dio e dalla giustizia.
Un uomo che in sé non può essere cattivo (Dio vide che tutto quello che aveva fatto era molto buono Gen 1, 31), ma che, dotato di libertà, è vulnerabile e condizionabile, come lo sono stati Adamo ed Eva quando si sono lasciati ingannare dalle parole astute del serpente.
 
Nel progetto di Dio questo uomo è stato chiamato a vivere nella felicità e nella pace, a esprimere nell’unico linguaggio possibile la lode, cioè l’espressione profonda di un ringraziamento da parte di una vita sazia di pienezza e di gioia.
Se così non accade, è perché quel progetto di Dio è andato perduto per la disubbidienza dell’uomo.

Il male allora non è altro che lo scarto che ci separa dall’essere in quella felicità, è la scelta di Adamo ed Eva di perseguire una loro strada, privandosi come conseguenza del paradiso.
 
Certo, affermare oggi questa vocazione alla felicità, con i problemi, le tragedie che segnano la storia di ogni giorno, in tutto il mondo, sembra quasi una bestemmia…
Eppure è così.
La felicità è possibile: anzi, Dio ce la vuole donare!
Gesù è venuto sulla terra ed è morto per questo: per farci capire che la felicità è alla nostra portata e che il male può essere sconfitto.
 
In che modo?
 
C’è un male morale, che deriva dai nostri comportamenti, e un male fisico, che dipende dalla condizione naturale e creaturale, da situazioni di cui spesso non siamo personalmente responsabili (malattie, guerre, eventi naturali, travagli affettivi ecc.).
 
Ebbene, Gesù, proprio perché affronta e sconfigge il male alla sua origine, ci apre la strada per non farci vincere da nessuno dei due, per uscirne comunque vittoriosi.
Da una parte, ci insegna come dobbiamo vivere, comportarci, relazionarci con gli altri e con Dio, per poter poco alla volta costruirci uno stato umano positivo e felice, evitando e smascherando i falsi cartelli che ci indicano strade che si rivelano poi sbagliate.
 
Dall’altra, anche di fronte a quel male naturale così insistente e pervasivo, Gesù ci apre una strada inaspettata: quella della croce.

La croce di Gesù, che è tanto simile a quella di moltissimi uomini in tutte le parti della terra, è ormai il vessillo della vittoria sulla morte e la sofferenza. Perché attraverso la croce si entra nel mistero della resurrezione.
Ormai la morte non ha più l’ultima parola, non suggella e chiude alla speranza il nostro anelito di vita e di senso.
 
Gesù ha vinto la morte!
È l’annuncio di Pasqua
, il grido che le donne e gli uomini della sua generazione, che lo videro prima morire e poi risorgere, hanno urlato al cielo e al mondo in ogni parte della terra.  
Ecco, la felicità è possibile anche qui sulla terra, non è una utopia o una facile consolazione!
 
In Dio abbiamo questa possibilità.
In Lui ci si schiude una vita piena e felice, senza che a noi, come a tutti gli uomini, vengano risparmiate fatiche e sofferenze.
Ma uniti a Lui sappiamo di poterle vincere, già su questa terra, così da predisporci, poco alla volta, a quella Vita che sarà Oltre, nella quale davvero e in pienezza ritroveremo il bene e la pace a cui abbiamo sempre anelato.

 

Antonio Buozzi
giornalista e blogger