THE EVIL THAT WE MEET: WHERE DOES IT COME FROM? HOW CAN WE INTERCEPT IT?
 

 

IL MALE CHE CI RAGGIUNGE:
DA DOVE VIENE?
COME INTERCETTARLO?


 

Recentemente, a commento dei fatti di Nizza, ho scritto una riflessione sul male che abita il cuore dell’uomo e vi ho invitato a discernerne l’eventuale presenza nella nostra vita.
Perché il male che abita in noi, anche se piccolo, contribuisce in modo determinante ad alimentare il grande male presente nel mondo.
 
Da tempi immemorabili la conoscenza di sé è stata identificata come una delle chiavi fondamentali per il progresso personale e sociale: infatti, se riflettiamo su noi stessi, possiamo sapere chi siamo, dove stiamo andando, perché e in che modo.
 
Inoltre, questa consapevolezza, accompagnata da opportuni criteri di riflessione ed orientamento, può aiutarci a fare le scelte più utili per il bene nostro e di tutti.
 
Come arrivarci?
 
Con la riflessione di oggi, vorrei continuare il dialogo con tutti voi, proponendo alcune considerazioni in vista di questo fine.
 
Tutti noi ci siamo spesso dovuti scontrare e confrontare con il male.
Anche se non molti lo saprebbero definire in senso filosofico e metafisico, tuttavia ognuno di noi sa bene per esperienza diretta cosa sia.
Ed è proprio questo che ci deve interessare: parlare della nostra esperienza quotidiana, costantemente venata dalla presenza di ciò che definiamo in modo generale “il male”.
 
A questo proposito, credo possa essere utile offrirvi qualche indicazione generale per iniziare a distinguere i vari tipi di male che ci possono toccare.
 

  • Il male collegato al nostro corpo e alla nostra psiche, alla nostra natura fatta di “carne corruttibile”: è la malattia, il male che, forse, temiamo maggiormente.
    Ci capita, ci cade addosso!
    Forse, abbiamo delle responsabilità, come ad esempio scelte di vita “disordinata”, forse non ne abbiamo.
    In ogni caso, il conoscere questo livello di responsabilità normalmente ci è indifferente, non ci interessa o, addirittura, non lo vogliamo riconoscere.
    Quando il male fisico ci raggiunge, sempre inatteso, siamo certi di avere comunque subìto un’ingiustizia.
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  • C’è poi il male che ci procurano gli altri.
    Può essere sia fisico che psicologico, a volte anche sociale e spirituale.
    Pure in questo caso avvertiamo immediatamente il senso di un’ingiustizia subìta dagli altri e difficilmente ci impegniamo a cercare una nostra eventuale responsabilità (personalità, carattere, atteggiamenti, scelte…).
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  • C’è poi un male che sentiamo “nostro”, che ci sgorga dal cuore ed è fatto di limiti, di incapacità personali, di passioni, di fragilità, di peccati. Quel male che andiamo a confessare, che facciamo a noi stessi e a Dio; quel male da cui spesso non riusciamo a prendere le distanze…
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    Fermiamoci un momento qui, su quest’ultimo tipo di male: vorrei stimolarvi a fare una riflessione proprio su questa realtà che ci tocca nel profondo del nostro essere.
     
    Da dove trae origine veramente questo male interiore?
     
    È tutto e solo nostro, oppure viene da ”qualcun altro”, come quello che subiamo dagli altri uomini?

     
    Sono convinto sarebbe molto importante e proficuo riuscire a sapere se anche nella sfera del nostro cuore, del nostro intimo, non stiamo subendo un attacco da “qualcuno” da cui dovremmo difenderci!
     
    I credenti sanno che esiste il diavolo, l’avversario; ma forse non sempre sanno come e dove individuare la sua subdola azione.

    Assieme alla preghiera, un esercizio spirituale molto utile, che molti maestri di spiritualità hanno sempre consigliato, è quello di esaminare i nostri pensieri, desideri, sentimenti, progetti e chiederci se in essi non sia presente il seme della zizzania, seminato dal nostro Nemico.
     
    Prima ancora, sarebbe molto utile capire se quello che stiamo iniziando a fare di bene, sia un “vero bene secondo Dio”, un bene che non danneggi nessuno.
     
    Questo potrebbe essere un primo, fondamentale esercizio per liberare il nostro mondo interiore ed esteriore da un po’ di quel male che ci abita, ci circonda, ci soffoca…
     
    fra Giuseppe Paparone o.p.