Nelle chiese della Diocesi di Milano abbiamo pregato per Carlo Maria Martini di cui ricorre, questa settimana, il quarto anniversario dalla morte.
 
La comunità Abbà è particolarmente vicina alla memoria di questa grande figura della Chiesa, che nel 2002 ha accolto la comunità nella Diocesi di Milano, approvandone la Regola ed incoraggiandola nell’opera di evangelizzazione secondo il carisma di apostolato che la contraddistingue.
 
Una approvazione ecclesiale arrivata in tempi brevi, segno della premura che ha sempre avuto Martini nel portare il Vangelo agli altri, soprattutto ai cosiddetti “lontani” per cui aveva istituito anche la “Cattedra dei non credenti”, un appuntamento che ha lasciato un solco profondo nel nostro tempo.
 
Avvenire ha pubblicato un articolo con qualche stralcio di un inedito del Cardinale, che riportiamo come omaggio al nostro Arcivescovo cui assicuriamo la nostra preghiera riconoscente.

 

La palestra del mistero cristiano


Qualche stralcio dal volume che raccoglie le meditazioni del cardinale Carlo Maria Martini sui Vangeli. Un itinerario che il grande biblista delinea come viatico per i nuovi catecumeni

 
L’esperienza può essere anche comunicata, presentandone il risultato finale, e in quel caso, allora, potrei anche leggere il titolo di qualcuno degli opuscoli che sono stati pubblicati dal Centro Ignaziano di Spiritualità. Incomincerò a raccontare come per la prima volta mi sia trovato a impostare gli esercizi non partendo direttamente dal testo di sant’Ignazio – come ho fatto per molti anni, seguendolo in maniera rigorosa e fedele – ma piuttosto prendendo un singolo Vangelo.
Da ciò cercherò di trarre qualche indicazione sul come questa esperienza, o sul perché essa si è svolta, e quindi quali possano essere i suggerimenti che se ne possono trarre.
 
Non potevo seguire l’itinerario materiale degli Esercizi perché avrei creato, fin dall’inizio, un senso di rigetto. D’altra parte non ho voluto neanche affrontare quella che si può chiamare una “trasposizione tematica” degli Esercizi di sant’Ignazio con temi biblici.
Questo è sempre possibile farlo. È sempre possibile cioè prendere una per una le grandi meditazioni ignaziane e dare per ciascuna una serie di testi biblici con cui possono essere riformulate.
 
Non ho voluto seguire questo metodo, perché non vi vedevo abbastanza utilizzata quella dinamica che è propria di parecchi libri della Scrittura. Non so il perché, ma mi sono sentito portato a proporre un altro tipo di esperienza. Siccome era ovvio che a questo gruppo avrei proposto qualcosa della Scrittura – sono le realtà che ho più facilmente in mano, e in particolare i Vangeli – mi sono deciso per una loro lettura continua.
 
Avrei potuto seguire, per esempio, il metodo seguente: commentare un Vangelo facendone una lettura integrale e indicando via via, capitolo per capitolo, quei particolari momenti del testo che richiamano un itinerario di esercizi. Questo è anche possibile e lo si può realizzare senz’altro in determinate situazioni. Io mi sono trovato in una situazione diversa. Avevo di fronte a me un problema di crisi.
 
Riflettendo sul significato di questa situazione, a un certo momento ho potuto vederla concretizzata in quel versetto del Vangelo di Marco, dove è detto: «A voi è stato dato il mistero del Regno di Dio, ma a quelli che sono fuori tutto è proposto in parabole» (Mc 4,11). Esso mi è sembrato – leggendolo in quella concreta situazione – uno dei versetti chiave per intendere la dinamica del Vangelo di Marco. Esiste la condizione di chi è al di fuori – anche se crede di essere al di dentro – del mistero del Regno. E allora «tutto gli appare in parabole»; cioè tutto è colto attraverso figure, segni, riti, sacramenti, processioni, situazioni esteriori che egli riproduce nella sua vita, perché gli sono state proposte dalla tradizione, ma con un senso di estraneità, con un senso di non autenticità.
 
Esiste al contrario una situazione nella quale il Regno viene dato, cioè si entra a contatto diretto, autentico con il mistero del Signore. Il passaggio dall’essere al di fuori – e quindi dal guardare il Regno con quella estraneità diffidente da cui, poi, nasceva in questo gruppo una forte critica alla Chiesa istituzionale, un forte disagio verso tutto ciò che era struttura diocesana, parrocchiale ecc. – il passaggio, dico, dal di fuori al di dentro, dalla parabola alla realtà dell’incontro con il Signore: ecco una dinamica che mi veniva offerta dal Vangelo di Marco, che mi pareva corrispondere alla situazione concreta del gruppo.
 
E allora mi sono detto: leggo e rileggo attentamente il Vangelo di Marco, cercando di vedere come in esso un uomo che si trova al di fuori – anche se è a contatto con la situazione ecclesiale, cioè ancora nel momento della prima indagine – viene portato al di dentro, cioè nell’immediata presenzialità del mistero del Signore. Mi sono detto: una tale situazione mi sembra tipica di quella per cui il Vangelo di Marco è stato scritto. E questo ho proposto a me stesso come ipotesi di lavoro da verificare nella esposizione delle singole meditazioni: Marco come Vangelo del catecumeno…
card. Carlo Maria Martini
da Avvenire

PREMI QUI –>
per leggere l’articolo completo dalla fonte