LA PREGHIERA PER LA PACE DI ASSISI:
UN APPELLO PER OGNI CRISTIANO

 

Che la Chiesa Cattolica stia assumendo un ruolo sempre più profetico nella Storia lo sentiamo oggi in modo particolare con il pontificato di Francesco: è in questo senso che va inserito l’ultimo incontro per la pace di Assisi.
 
Praticamente tutte le religioni del pianeta sono convenute nella città umbra per pregare per la pace.
 
Ma, “Attenzione!”, ha ammonito il Papa, “non andiamo ad Assisi per dare spettacolo, ma per pregare”.
 
Una puntualizzazione severa che dovrebbe essere presa con la dovuta consapevolezza.
 
Perché il rischio in agguato in questi momenti è che ci si lasci prendere dalla retorica dei dettagli di contorno (abiti pittoreschi, canti, candele, processioni, la suggestione di religioni “esotiche”, il menù per gli ospiti ecc.) perdendo di vista quello che è il cuore di questo evento, le motivazioni profonde che lo hanno creato.
 
Cosa che in realtà dovrebbe preoccuparci, e molto.
 
Perché stiamo correndo verso un abisso infernale (anche qui papa Francesco non esita a dare nome a una realtà che la cultura dominante vorrebbe relegata in un Medioevo superstizioso), perché ci siamo addentrati in una tragica avventura che rischia di essere senza ritorno.
 
Guerre tremende ci circondano, con stragi quotidiane di innocenti.
 
Nelle nostre città viviamo con la spada di Damocle del terrorismo che pende ogni momento sulle nostre teste, mentre leader da operetta giocano pericolosamente con ordigni micidiali.
 
Senza mezzi termini il Papa parla da tempo di Terza Guerra Mondiale a pezzi in atto.
Le grandi potenze si stanno armando e confrontando con toni sempre più duri per spartirsi la torta del potere, del dominio. Il tutto in un vortice di business che movimenta miliardi.
 
In tutto questo, folle di profughi si accalcano alle nostre porte; in migliaia muoiono nelle stragi silenziose del mare e chi arriva trova selve di muri, fisici ed ideologici, che li respingono, mentre i telecomandi dei televisori cambiano canale per non sentire queste grida di dolore: altro durissimo richiamo del Papa.
 
Sono miseri che scappano dalla guerra e dalla fame.
Sì, perché come spiega un recente, ottimo reportage del Corriere della Sera, masse di africani stanno scappando dai loro villaggi perché hanno fame, sete, perché sta sparendo l’acqua, cresce la siccità, muoiono le campagne.
 
Le grandi guerre oggi si combattono per l’acqua.
Un fenomeno da richiamo primordiale.
Impensabile per noi abituati allo spreco dell’acqua in casa.
È la natura, che, complice l’inquinamento creato dai paesi ricchi, sta stravolgendo il suo corso.
Francesco parla tanto e con appelli accorati anche di questo problema e sono in molti coloro che come ricompensa lo definiscono con ironia un “ecologista”, dando a questo termine una valenza tutta negativa.
 
Per tutto questo l’uomo di fede è chiamato alla preghiera.
 

Il credente deve pregare, è un suo dovere; deve pregare convinto che la preghiera agisce e può cambiare i cuori e la storia.
Perché la pace deve innanzitutto partire dai nostri cuori, altro monito di papa Francesco.
Se il cuore è in pace, il mondo è in pace; se il cuore è in guerra, il mondo è in guerra.
 
Ecco allora che la preghiera di Assisi assume una valenza ben diversa da un’estemporanea manifestazione mediatica/rituale.
È un impegno personale che ci prendiamo con Dio per diventare operatori di pace con i fatti e non con parole scontate e frettolose.
 
Hanno pregato quindi i religiosi convenuti nella città di San Francesco, e, affinché la preghiera fosse tale, ognuno lo ha fatto secondo il suo credo, secondo i propri riti, scansando le insidie del sincretismo.
Perché – altro messaggio forte dalla Chiesa – se tutte le religioni credono in Dio, il Cristianesimo prega però Dio incarnato nel Figlio.
 
Perché Gesù Cristo è la rivelazione finale della Storia della Salvezza.

 
In sintonia con Assisi, vogliamo quindi fare un appello ai nostri lettori.
Un appello forte a pregare per la pace, in unione di cuori con i nostri fratelli e sorelle delle comunità in cui viviamo, in unione con la nostra Chiesa e i suoi pastori, in unione con tutti gli uomini di buona volontà che condividono l’anelito a quella pace vera che nascendo dai nostri cuori può contagiare il mondo cambiandolo.
 
Attenzione!
Se non crediamo a questa possibilità e non la perseguiamo, noi non crediamo al Vangelo e alla sua forza di rinnovamento e rinascita.
 
In questo caso, come potremmo definirci cristiani?
 

Comunità Abbà

 

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