La storia di Don Ernest Simoni.
Il prete che ha commosso Papa Francesco.
Ora è Cardinale!

 

Ecco una coraggiosa testimonianza di vita donata alla propria vocazione, di fede eminente, di persecuzione sulle orme del Maestro e di grande amore per il “gregge”…

 
Papa Francesco, più volte, ha lodato la “grazia delle lacrime”. Perché «ci preparano a vedere Gesù» e «certe realtà si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime». Ed al termine dell’Angelus di oggi, in San Pietro, il nome di questo sacerdote è risuonato tra i Cardinali eletti da Papa Francesco!
 
Tutti gli albanesi ricordano il suo pianto il 21 settembre 2014 a Tirana, abbracciato all’anziano don Ernest Simoni Troshani, che aveva appena raccontato il martirio della Chiesa sotto la dittatura comunista. Da quelle lacrime di spontanea commozione è nato il libro Don Ernest Simoni. Dai lavori forzati all’incontro con Francesco, scritto da Mimmo Muolo e appena pubblicato dalle Paoline. È l’unico sacerdote, ancora vivente, testimone della persecuzione del regime di Enver Hoxha, che proclamò l’Albania il «primo Stato ateo al mondo».
 
Dio andava messo al bando qualunque nome avesse: la furia antireligiosa colpì cattolici, ortodossi, musulmani e sufi bektashi. Ma la fede degli albanesi fu salvata da piccole suore che battezzavano clandestinamente, nonne che insegnavano le preghiere ai nipoti prima di addormentarsi, nascoste sotto le coperte per non farsi sentire, e preti torturati nei lager (nel 1991 erano 31 i campi secondo Amnesty International).
 
Don Ernest ricorda: «Un segno di croce costava dieci anni di carcere». Credere lo incontra a Scutari, dove vive nella casa del fratello, anche se questo sacerdote di 87 anni viaggia spesso in Italia e addirittura negli Stati Uniti. «Non ho fatto niente, è tutto merito del Signore». Don Ernest, nato a Troshani nel 1928, riassume così l’eroica resistenza a 11.107 giorni di prigionia e lavori forzati (muratore, minatore e poi addetto alle fogne di Scutari).
 
La sua è una vocazione giovane. «Studiai al collegio dei Francescani dal 1938 al 1948» racconta. «Quando i nostri superiori furono fucilati dal regime, dovetti concludere clandestinamente gli studi di Teologia». Per alcuni anni fu mandato come insegnante nei villaggi di montagna del nord: non era ancora stato ordinato, ma in assenza di preti diventò quasi un “parroco”.
 
La prima Messa di don Ernest è del 1956, cui seguono otto anni di ministero sacerdotale.
Nel frattempo l’Albania rompe con l’Unione sovietica, si sposta nell’orbita cinese e inizia una nuova fase della persecuzione. «Il 24 dicembre 1963, appena finito di celebrare la vigilia di Natale nel villaggio di Barbullush, si presentarono quattro ufficiali con un ordine di arresto e fucilazione.
Prendendomi a calci mi misero nella loro macchina».
 
Per tre mesi rimase a Scutari nella stanza d’isolamento. Quando i parenti riuscivano a portargli un cambio, a casa la madre piangeva perché i vestiti sporchi erano sempre macchiati di sangue. «Alle torture fisiche» ricorda don Ernest, «alternavano quelle psicologiche. Per farmi parlare contro la Chiesa, misero nella cella un caro amico incaricato di spiarmi». Quando quest’uomo lo istiga a parlare male di Hoxha, il giovane sacerdote risponde: «Gesù ci ha insegnato ad amare ogni persona e perdonare anche i nemici. Dio protegga il presidente e lo ispiri perché possa aiutare il popolo»….
 
LEGGI TUTTO —>

 

Autore

Amministratore

Lascia un Commento

*

*

code