FIDEL CASTRO,
FIGURA CONTROVERSA:
DOVE STA LA VERITÀ?

 

 
Fidel Castro, lider máximo di Cuba, uno degli ultimi, irriducibili comunisti della storia contemporanea e grande protagonista della storia politica del secolo scorso è morto a 90 anni pochi giorni fa.
 
Sono stato molto colpito dalla contrapposta reazione popolare che i media hanno sottolineato con grande enfasi: da una parte una Cuba stretta nel dolore della perdita, che proclama nove giorni di lutto con la proibizione di bere e ballare; dall’altra parte invece una Miami in festa con cubani scesi in piazza a gioire per la tanto attesa notizia.
 
Due popoli, due mondi.
 
O meglio, uno stesso popolo con due visioni della realtà totalmente contrapposte.
 
Dove sta la verità?
 
Chi dei due ha ragione?
 
Qual è la reazione che incarna veramente ciò che quest’uomo è stato e ha fatto realmente per la sua gente?
 
Non possiamo certo essere noi a definirlo.
 
Ma, forse, nemmeno i protagonisti scesi in piazza con sentimenti così discordanti sono in grado di formulare una corretta e valida interpretazione dell’azione politica, sociale e umana di Fidel Castro.
 
Forse, non esiste una verità così netta e assoluta da giustificare giudizi altrettanto netti.
La verità umana, soprattutto l’interpretazione dei fatti storici, è sempre parziale, limitata e condizionata dal vissuto e dal pensato di chi, appunto, si propone di comprenderla.
 
Siamo per sempre destinati a questa contrapposizione, alla incertezza, oppure esiste la possibilità di individuare un giudizio più razionale e più aderente alla realtà?
 
Io sono convinto che questa possibilità ci sia.
 
Ma, per realizzarla con un certo grado di oggettività e ridurre le evidenti “cantonate” che la Storia prima o poi rivela.
Cantonate che costano sangue, dolore, vite spezzate, popoli annientati…
Basta ricordare anche solo i lager, i gulag, le guerre, gli stermini…
 
È necessario amare la verità per la verità, sforzandosi ogni giorno di praticarla. Sapendo, però, di non possederne la totalità; accettando, con umiltà, di avere solo e sempre una veduta parziale delle cose.
 
Ciò significa porsi sempre in un atteggiamento attento e disponibile nei confronti dell’altro; significa essere pronti ad accogliere una spiegazione, un pensiero che a prima vista possono apparire agli antipodi del nostro universo intellettuale.
 
Amare la verità e non il proprio punto di vista: è questo l’unico modo a parer mio per uscire dall’eterno conflitto in cui gli uomini amano affrontarsi senza sosta.
 
Un conflitto che alla fine non ha vincitori, ma genera solo vinti…
fra Giuseppe P. o.p.