“Facciamo l’uomo”
(Gen 1,26)


 

 
Quando la Bibbia parla dei sette giorni della creazione nel primo capitolo della Genesi non vuole spiegare l’origine del mondo, ma presentare il senso del nostro mondo adesso.
 
Dio sta creando ora.
 
Mentre vengono citati alla fine di ogni intervento del settenario i vari giorni della creazione, dall’uno al sei, non si parla del settimo; è come se il sesto giorno si prolunghi dentro la nostra storia. Adesso l’umanità sta vivendo il sesto giorno e tutta la storia dell’uomo è il sesto giorno della creazione.
 
L’uomo tende alla pace, siamo tutti in attesa del compimento escatologico quando l‘azione di Dio sarà completa e perfetta. La preghiera con la quale chiediamo a Dio “l’eterno riposo” non è altro che l’augurio del grande sabato, il settimo giorno, quando la creazione entrerà nella sua completezza.
 
Oggi, dunque, stiamo vivendo ancora la creazione. Una bella interpretazione di quel plurale “Facciamo l’uomo” nel sesto giorno, dopo che Dio ha impartito ordini all’imperativo: “Sia la luce”, “Sia il firmamento” o “La terra produca”, vuole vedere in questo esortativo un invito che Dio rivolge all’uomo stesso. Dio dice all’uomo di dargli una mano a creare l’umanità.
 
L’uomo è una realtà dinamica, deve “diventare”…
 
“Soggiogate la terra e dominate sugli animali”; due verbi in riferimento a due diverse realtà.  
Il verbo “soggiogare” è il verbo tecnico del contadino che mette il giogo agli animali e l’autore del primo capitolo della Genesi utilizza questo verbo con un preciso riferimento alla terra. Il giogo serve per tenere due animali insieme e per legarli al carro, all’aratro. In queste parole l’attenzione dell’autore non è rivolta agli animali, ma al prodotto del loro lavoro, cioè rendere feconda la terra, lavorarla perché produca.
 
Dominare” indica la possibilità di adoperare la realtà con un uso limitato, non un possesso assoluto, né uno sfruttamento. Il verbo “dominare” dice questa realtà: l’azione del dominus che custodisce il proprio territorio. Lo stesso verbo ebraico significa anche “pascere” e “guidare”, è il verbo tipico del pastore, non di colui che spadroneggia a proprio arbitrio. In questo modo viene dato all’uomo il compito di essere “padrone-pastore dell’universo”.
 
Un grande autore, teologo biblico francese, Paul Beauchamp, ha lanciato tuttavia una nuova linea interpretativa. “Facciamo l’uomo”, indica l’impegno che il Signore ha preso per ciascuno di noi; l’impegno di aiutare le persone a crescere, a portare a compimento non solo le risorse della terra, ma se stesso, la propria umanità, la propria immagine di Dio, dominando gli istinti bestiali che ha dentro. Il discorso, quindi, non è tanto relativo alle bestie, ma, partendo dall’immagine delle varie bestie, si usa come metafora il riferimento alla persona dell’uomo, alla ricchezza e ai conflitti interni della sua personalità.
 
La prima pagina della Genesi è un testo profetico, non è un quadretto idilliaco di qualcosa che c’era una volta, tanto tempo fa. È un quadro ideale del mondo come lo ha sognato il Creatore e come, nel suo insieme, l’autore vede la grandezza e la perfezione pacifica della creazione.
 
Sono i principi di fondo che regolano il progetto di Dio. La storia della salvezza è così inserita in un quadro pacifico.

 

Ebe Faini Gatteschi