Una breve ma profonda riflessione, risonanza di ciò che la Parola di Dio, in particolare l’episodio della conversione di San Paolo, suscita nel cuore di un credente che si specchia in Essa e interroga il proprio vissuto di fede…
 

Le tenebre e la luce nel cammino conversione


 

«Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla; e quelli, conducendolo per mano, lo portarono a Damasco » (At. 9,8).
 
Paolo è appena caduto dal cavallo dopo che il Signore gli è apparso. L’uomo forte, persecutore dei cristiani, l’uomo che non aveva dubbi su quello che bisognava fare per preservare la religione dei padri, all’improvviso si trova a terra senza più una certezza.
Il Signore è apparso a lui, come prima a Pietro, Giacomo, Giovanni.
 
Allora però la chiamata di Gesù non aveva presentato questa drammaticità: Gesù chiamava e quelli che diventeranno i primi discepoli avevano abbandonato tutto per rispondere alla sua chiamata.
Forse non avevano capito in quel momento chi era Colui che si avviavano a seguire. Lo capiranno più tardi, come Pietro sulla barca in tempesta, quando riconosce all’improvviso, con lo stesso sconcerto e timore di Paolo, che dinanzi a lui non c’è un uomo qualunque, ma è Dio stesso.
 
La conversione è sempre un momento drammatico.
 
Il primo passo è quello più doloroso: è la distruzione profonda e radicale di tutte le nostre certezze, lo sprofondare all’improvviso in un buio sconfinato, nel quale non resta nulla degli orizzonti di prima, dove tutto si dissolve come neve al sole.
È questo che prova Paolo sdraiato nella polvere.
 
Ma poi c’è il secondo passaggio: occorre rimettersi in cammino, anche se in questo buio totale.
E Paolo, l’uomo forte che decideva per sé e per gli altri e che tutti temevano, è come un bambino che si affida alla mano dei suoi compagni di viaggio che lo portano a Damasco.
Cammina senza vedere, senza capire, senza una luce sia pure fievole.
È il dominio delle tenebre, ma questa volta per uscirne, poco alla volta, guidato da altri.
 
«Quando sei nell’oscurità» mi diceva un amico sacerdote «allora è Dio ti sta guidando. Non temere».

 

Antonio Buozzi
da Il fuoco e la cenere
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