Alessandro D’Avenia:
«Il celibato è una scelta, a volte fare l’amore è dare una carezza»

 

Lo scrittore della fragilità parla del nuovo libro e fa un bilancio dei suoi 40 anni. «Sono innamorato di Dio e delle persone. E quando vivi un sentimento così profondo che fai? Te lo tieni stretto»
«Ancora adesso, a quarant’anni anni, mi sorprende il modo in cui i miei genitori mi dimostrano che per loro sono importante. Questo mi dà una forza che nessuno può togliermi», dice Alessandro D’Avenia…
 
Quanto è piena la sua vita?
C’è il successo dei suoi libri: l’ultimo, «L’arte di essere fragili» (Mondadori), dallo scorso novembre è nella classifica dei più venduti, «pensavo di togliermi uno sfizio e fare un libro per i professori, sulla scuola che sogno con una letteratura al servizio della vita e non solo del programma, e invece…».
 
C’è il suo lavoro di insegnante di italiano e latino al liceo San Carlo di Milano: «Ogni mattina, durante l’appello, guardo i miei studenti, uno per uno. Loro si spazientiscono. “Dai prof, è una tortura, perché lo fa?”.
E io rispondo: perché voi siete più importanti della lezione. Curare le relazioni è la forma dell’amore nel nostro tempo veloce, fatto tutto di prestazioni anziché di presenze».
 
E l’amore di coppia?
 
«Sto bene così — risponde — , ho scelto di dedicare la mia vita ai ragazzi, a scuola e nel volontariato.
 
Mantenere il celibato è una decisione che ho maturato nel tempo.
 
Non significa rinunciare all’amore, ma viverlo seguendo altre strade, quelle dove mi porta la mia passione, raccontare e ascoltare storie, a scuola, in teatro, nei libri. Non sono un filantropo e basta: la mia vita è piena del rapporto con Dio (ma non ho la vocazione sacerdotale) e il mio amore per lui, in fondo, ha un aspetto sentimentale: senza, non posso vivere».
 
Forse la ragazza giusta deve ancora arrivare. «Sono incantato dalla grazia femminile — precisa — ma Dio che è la fonte di quella grazia mi ha incantato ancora di più. Il mio non è idealismo, né sentimentalismo, né fuga dalla realtà. È un amore profondo, che cresce giorno per giorno e trabocca. E quando hai la fortuna di vivere un amore così, che fai? Te lo tieni stretto. I primi a restare perplessi sono i miei studenti: le loro reazioni vanno dal “che peccato” — e queste sono le ragazze — al “ma non ha voglia di una famiglia sua?”». Lei cosa risponde? «Li guardo e dico: vi sembra che io non abbia dei figli?» […]
da Il Corriere
Daniela Monti e Alessandro D’Avenia

 

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