“Nella vita moderna ci vorrebbe un’ora di silenzio al giorno”
Intervista all’ex Maestro generale dei frati domenicani

 

Il frate domenicano Timothy Radcliffe fa parte della comunità dei Blackfriars, a Oxford, ed è stato Maestro Generale dell’Ordine dal 1992 al 2001.
 
Perché ha scelto di farsi frate?
 
«Ero un ragazzaccio, sempre imboscato a fumare o a cercare il modo di infilarmi in un pub. Non ero per nulla interessato alla religione ma tutti intorno a me dicevano: “Non è vero niente” e per reazione, per curiosità intellettuale ho iniziato a chiedermi: “È vero o no?”, a leggere filosofia e teologia. Sono diventato domenicano perché il motto è “Veritas”. Voglio pensare, voglio studiare, senza barriere o veti. I miei confratelli mi sembravano pieni di vita, e felici. Ho pensato, è la vita che fa per me».
 
In che modo la religione aiuta a vivere?
 
«Non ho fede perché è utile. Ho fede perché credo sia una bellissima verità e il motivo ultimo per vivere. Credo che tutte le religioni, se non sono distorte, invitino alla vita nel modo più completo e profondo».
 
Come mai la gente ha bisogno di religione e non solo di spiritualità?
 
«Gli uomini desiderano dare un senso alla loro vita. Sappiamo che l’universo esiste da 13,5 miliardi di anni. Sappiamo che moriremo e un giorno anche la Terra scomparirà. Personalmente vedo nell’amore un segno di questo scopo. Ma il senso della religione è cercare insieme, in una comunità, di trovare un significato al vivere. Non siamo solo individui, siamo anche esseri gregari, per questo abbiamo bisogno di raccoglierci nelle moschee, nelle chiese, nelle sinagoghe».
 
Lei pensa che tutte le religioni siano mezzi per raggiungere lo stesso luogo?
 
«Sarei lieto di dirlo, ma è oltre la nostra capacità di comprensione. Siamo tutti in cerca di un’unica verità. La vita eterna inizia adesso, quando amiamo qualcuno. Morendo entriamo nel pieno mistero di un amore che già conosciamo. Non è come prendere un treno da Oxford a Londra, non è andare da un’altra parte, inizia qui e adesso».
 
La fede si può imparare?
 
«Sì e no. C’è chi crede in Dio e chi è ateo ma tutti credono in qualcosa. Nell’amore, nella democrazia. Da lì si può trovare un linguaggio comune».
 
In generale viviamo immersi nel dubbio. E dubitare è segno d’intelligenza. L’intelligenza ha a che fare con la fede?
 
«Nella tradizione cattolica fede e ragione sono strettamente collegate.Nel XIX secolo fu dichiarato ufficialmente che la fede nella ragione è parte della fede cattolica. La fede può andare oltre la ragione ma mai contro la ragione. Ecco perché la cristianità ha fondato le università di Oxford e Cambridge e Parigi e Bologna e Madrid. La nostra fede dovrebbe essere tanto intelligente quanto noi lo siamo in altri campi. Un premio Nobel dovrebbe avere una fede all’altezza del suo intelletto. San Tommaso d’Aquino, un domenicano, come me, è uno dei maggiori filosofi dell’Occidente. Filosofia significa amore della conoscenza e ogni religione rettamente intesa è anche saggia»….

 

 

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