Alessandro D’Avenia: con la bellezza anche un non credente incontra Dio

 

«Lo straordinario dono del credente è quello di fare buon uso anche dei non credenti per arrivare alla luce della fede». Alessandro D’Avenia, scrittore di bestseller amatissimi tra i giovani e gli adolescenti (da Bianca come il latte, rossa come il sangue a Cose che nessuno sa) ha scelto la figura e l’opera di Giacomo Leopardi per il suo ultimo libro L’arte di essere fragile (Famiglia Cristiana, 14 settembre).
 
Come si lega la fede, Dio, l’essere credente ad un celebre poeta che invece non hai fatto entrare la religione nella sua vita?
 
D’Avenia fa una premessa. Oggi va rafforzato «l’elemento vocazionale che c’è nella vita dell’uomo. Michelangelo nel suo Giudizio universale ci ha raccontato che Dio chiama l’uomo con un tocco e sulla punta del dito di Adamo segna la sua originalità, cioè la sua origine e anche il suo futuro. Oggi siamo immersi in un mondo digitale e abbiamo risolto quel contatto nel contatto col nostro cellulare».
 
Forse, prosegue lo scrittore, «dobbiamo ritrovare un elemento più grande che ci restituisca il nostro stare al mondo con una carica che non si spegne mai. Se è vero, come è vero, che ogni vita è una chiamata di Dio ad aggiungere uno strumento alla polifonia del mondo, io sono convinto che quello di cui abbiamo bisogno è capire quale strumento ciascuno di noi sia in questa grande polifonia. Una cosa di cui hanno bisogno soprattutto i ragazzi».
 
In questo contesto come si inserisce la figura di Leopardi, uno dei simboli del laicismo nella letteratura e nella poetica italiana. «Intanto Leopardi non è il simbolo del laicismo, ma della laicità – replica D’Avenia a Famiglia Cristiana – È un uomo che ha approfondito fino in fondo tutti i campi del sapere alla ricerca della verità. Questo riguarda ogni uomo, credente o no che sia».
 
La ricerca, ciò che rende ancora incompleti i ragazzi, i giovani, gli uomini di oggi, aveva fatto breccia nel poeta di Recanati. «Io in Leopardi ho trovato un gradino fortissimo, direi granitico, di questa ricerca. Lui, come nel mondo greco, è convinto di un fatto: che la bellezza sia sempre la manifestazione del vero e del buono messi insieme e che bisogna indagare per andare a capire quali sono questo vero e questo buono»….
da Aleteia

 

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