Creazionismo ed evoluzionismo in dialogo


 

Possiamo affermare che l’evoluzionismo non è ateo.
 
Lo dice Denis Alexander direttore del Faraday Institute for Science and Religion al St Edmond’s College di Cambridge ed è un biologo abbastanza quotato.
 
In un’intervista egli afferma che la scienza rivolge certe domande come “quali sono i meccanismi coinvolti in certi processi?” o “come spiegare il funzionamento dei corpi?”. Ma è abbastanza limitata nel suo scopo, centra l’obiettivo se si focalizza su cose misurabili o idee dimostrabili per via sperimentale. Ma le risposte a tali domande escludono gli aspetti della vita che per noi sono i più importanti e la rendono degna di essere vissuta.
 
Nessuna persona sana vive come se la conoscenza scientifica fosse tutto ciò di cui ha bisogno..
 
La scienza esclude l’etica: nessuna quantità di informazioni scientifiche ci dice quanto bene o male dovremmo fare.
 
Tralascia l’estetica: possiamo ottenere l’analisi della chimica dei colori di un dipinto di Michelangelo, ma ciò non ci aiuterà a capire se una certa tonalità cromatica va bene in quel quadro.
 
La scienza non considera la nostra biografia: estromette ogni domanda filosofico-religiosa: “Perché esiste qualcosa invece del nulla?” “C’è un Dio creatore?”…
 
La polarizzazione fra ateisti e creazionisti vede la scienza e Dio come soggetti che presentano descrizioni rivali della realtà.
 
Parimenti, i creazionisti interpretano la Genesi letteralmente come una storia e credono che tutti i “tipi” di viventi siano stati creati in 6 giorni, diecimila anni fa.
 
Quest’opinione è assolutamente inconciliabile con la scienza moderna.
Il loro errore consiste nell’interpretare i testi come documenti scientifici.
 
In realtà tutti i primi commentatori cristiani ed ebrei avevano interpretato quei testi in misura figurativa.
 
I creazionisti abusano delle Scritture per installarvi significati scientifici che gli autori non avevano mai inteso proporre.
 
Il professor Alexander si definisce un “biologo cristiano” e un “appassionato darwiniano”. Infatti egli sostiene che il termine “darwinisti cristiani” era già in uso nel 1867 pochi anni dopo la pubblicazione de Le origni delle specie.
 
Poi successe che, ideologicamente, l’evoluzione venne associata al materialismo. Marx voleva dedicare il Capitale a Darwin, ma egli rifiutò. Certamente Darwin non era ateo, né fece in modo che la sua teoria supportasse l’ateismo. In una lettera inviata a un amico nel 1879 scrisse: “Non sono mai stato ateo nel senso di chi nega l’esistenza di Dio”.
 
Dobbiamo riscattare Darwin dall’immagine di essere un ateo che combatteva la religione.
 
I biologi cristiani darwinisti vedono l’evoluzione come una grande teoria per spiegare le origini della diversità biologica. Perciò considerano la storia dell’evoluzione come la miglior possibilità con cui comprendere il modo in cui Dio ha creato gli esseri viventi in un lungo processo.
 
Creazione ed evoluzione procurano narrazioni complementari rispetto allo stesso racconto. Non c’è bisogno di scegliere come se esse fossero rivali.
 
I teologi dicono che Darwin ha aiutato a “disinfettare” la teologia.
 
L’evoluzionismo ha aiutato il ristabilimento della “immanenza” di Dio nella creazione.
 
Adrey Moore, docente al St John’s College di Oxford ai primi del Novecento, affermava che c’è un’affinità speciale fra teologia e darwinismo “che appare sotto le vestigia di un nemico e compie il lavoro di un amico”.
 
La ragione di questa attrazione, sosteneva Moore, era basata sull’intimo coinvolgimento di Dio nella sua creazione.
 
Dio è l’autore dell’intero libro del creato, non solo di una sua piccola parte.
 
E Lui sta ancora scrivendo questo libro.

 

prof.ssa Ebe Faini Gatteschi