Attendiamo il premio, pieni di speranza

 

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 8, 1 – 9, 11; Funk, 1, 152-156)

 

 
Fratelli miei, facciamo la volontà del Padre, il quale ci ha chiamati perché, praticando la virtù, avessimo la vita; correggiamo le cattive inclinazioni che ci dispongono ai delitti e fuggiamo l’empietà perché non ci sorprendano dei mali.
 
Se infatti cercheremo di fare il bene, ci seguirà sempre la pace.
 
Questa non si lascia trovare da coloro che sono guidati da timori umani e preferiscono i beni presenti alla promessa dei beni futuri.
 
Essi non sanno quante amarezze nascondono i piaceri di questo mondo, quali delizie invece i beni futuri. E se fossero soli nel tenere questa linea di condotta il male non sarebbe tanto grande.
 
Il peggio si è che con le loro perverse opinioni corrompono anime innocenti e non sanno che, così facendo, incontreranno una doppia condanna per sé e per chi li ascolta.
 
Cerchiamo di servire Dio con cuore puro e saremo giusti.
 
Se invece non lo serviremo per mancanza di fede nelle sue promesse, saremo ben miserabili.
 
È stato scritto infatti: Miseri sono coloro che hanno l’animo doppio e incostante e dicono: Tutto questo lo abbiamo già sentito al tempo dei nostri padri; ma noi, pur aspettando di giorno in giorno, non abbiamo visto nulla di ciò che fu predetto.
 
O stolti, paragonatevi a una pianta da frutto.
 
Prendete come esempio una vite.
 
In un primo tempo è priva anche di foglie. In seguito spuntano le gemme, quindi viene il tenero grappolo acerbo e finalmente ecco l’uva matura. Così anche il mio popolo ha sopportato calamità e angustie; ma poi non ne riceverà che bene.
 
Fratelli miei, non siamo di animo doppio, ma sopportiamo pieni di speranza, per riportare a suo tempo il premio.
 
Colui che ha promesso è fedele, e renderà a ciascuno in misura delle proprie opere.
 
Se compiremo opere di giustizia davanti a Dio, entreremo nel suo regno e riceveremo in premio ciò che orecchio non udì, né occhio vide, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9).
 
Attendiamo di ora in ora il regno di Dio nella carità e nella giustizia, poiché non conosciamo il giorno della venuta del Signore.
 
Facciamo penitenza in tempo, diamoci con salda volontà a fare il bene, perché siamo pieni di stoltezza e di malizia.
 
Cancelliamo dalla nostra anima i peccati di ieri e dedichiamoci a una vera penitenza, per meritare la salvezza.
 
Guardiamoci dall’adulazione e procuriamo di fare del bene non solo ai fratelli, ma anche a coloro che sono estranei alla nostra fede. Pratichiamo con essi la giustizia, perché il nome di Dio non sia bestemmiato per colpa nostra (cfr. Rm 2, 24).