VIAGGIO NELLA CONOSCENZA DI SÉ – 5
La Gola

 

Riprendiamo la nostra riflessione sulla conoscenza delle nostre passioni, note anche come vizi capitali.
“Capitali” perché presiedono e condizionano molti pensieri e molte azioni.
 
Dopo l’orgoglio e la superbia affrontiamo la passione più comune, forse quella che tutti gli uomini indistintamente subiscono più facilmente: la gola.
 
Apparentemente è la più innocua e sembra riguardare solo la nostra persona. Infatti, quando mangio, quando soddisfo il piacere della gola non do fastidio a nessuno.

Questo è vero, ma fino a un certo punto.

Per adesso non ci addentriamo in argomentazioni sottili per analizzare in che modo anche gli altri possano essere coinvolti dalla nostra debolezza.
Concentriamoci sulla passione in sé, cercando di capire in che modo è dannosa alla nostra persona.
 
Per prima cosa dobbiamo ricordare a noi stessi che il nutrimento è la cosa più essenziale della nostra vita: è come il respirare.

In questo mondo, per poter vivere dobbiamo nutrirci, dobbiamo mangiare.

Usciti dal grembo materno, siamo completamente protesi verso il cibo: il latte della mamma.

A questo istinto primordiale il nostro buon Creatore ha collegato un piacere.
 
Che bellissimo dono!
 
Il primo impegno della nostra vita, l’attività necessaria per la nostra sopravvivenza è accompagnata dal piacere.

Il nutrirsi è una necessità e a volte un dovere, ma è una necessità che però procura un grande piacere; così forte che può trasformarsi in un vizio e in una dipendenza.
 
Ma quando e come il piacere naturale del cibo diventa un vizio, una schiavitù?
 
Quando diventiamo incapaci di gestirlo; quando non siamo in grado di alimentarci, sia pure con gioia ma avendo di mira solo il benessere del nostro corpo.

Quando smettiamo di pensare anche alla salute, a quello che ci è necessario e utile in un determinato momento della nostra vita.

Quando non riflettiamo su quello che è superfluo, dannoso, inutile, ma ci lasciamo trascinare dalla pulsione e non vogliamo privarci del piacere che il cibo procura al nostro palato.
 
In una parola, quando al primo posto c’è il solo piacere.
 
Perché il solo piacere è un male, un vizio?
 
Almeno per due motivi.
 
Il primo è di ordine materiale.
 
Perché smettiamo di pensare alla salute del nostro corpo e assumiamo anche tutto quello che può danneggiarlo. Sia in termini di quantità che di qualità.
Certo, i casi gravi e macroscopici forse sono pochi, ma ci sono molte malattie che sono causate da un eccesso di sostanze dannose per il nostro organismo.
 
Il secondo è di ordine psicologico e spirituale.
 
Chi non è capace di gestire la propria pulsione verso il cibo dimostra a se stesso di essere schiavo di quel piacere.
La sua volontà è come posseduta, la sua libertà condizionata e limitata.
 
L’indebolimento della volontà nei confronti dell’istinto della gola non si esaurisce in questo ambito ma si ripercuote su tutta la nostra vita; infatti, se non abbiamo la forza di opporci a una pulsione, vuol dire che siamo deboli.

E quando si presenteranno altre situazioni in cui dobbiamo scegliere tra un piacere immediato e una rinuncia, oppure dilazionare la sua soddisfazione, non saremo in grado di agire secondo quanto la prudenza ci consiglia.
 
Dobbiamo sempre ricordare questa verità:
 
l’esercizio della nostra libertà è possibile solo quando siamo padroni della nostra volontà.
 
Se questa è sedotta dal piacere non saremo più in grado di seguire le ragioni della nostra intelligenza e scegliere il nostro vero bene.

La volontà non sarà più pienamente al servizio del nostro vero bene ma di quello parziale e limitato di una parte di noi.

Sarà il corpo a governare e non l’intelligenza.

E per un uomo non c’è cosa peggiore che gli possa accadere che essere guidato dalla pulsione piuttosto che dalla intelligenza.
Senza rendersene conto ha abbandonato la sua dignità di uomo: essere una creatura libera.

 
Credo sia utile per noi cominciare a riflettere su questo primo aspetto e fermarci qui in modo da poter meditare con calma su questa prima verità.
 
Continueremo poi la nostra riflessione per poter avere un quadro abbastanza esaustivo sull’argomento, in modo tale da poter essere aiutati a conoscere e coltivare la virtù della temperanza cosi necessaria per il nostro benessere psicologico e spirituale.
 
Fra Giuseppe Paparone

 

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