ONESTÀ E POLITICA: MATRIMONIO IMPOSSIBILE?

 

In questi giorni non riesco a distogliere il pensiero da una notizia che è, a mio avviso, il chiaro sintomo del disagio sociale che stiamo vivendo e dei tempi difficili che ci attendono.
 
Un notissimo giornalista che ha dedicato la sua vita alla politica, rispondendo ad una domanda un po’ insidiosa postagli  da un collega, ha affermato che: bisogna aver cura di distinguere la politica dalla moralità perché sono due campi diversi: la politica è una cosa, la vita morale un’altra.
 
Ma è proprio così?
 
Politica e moralità sono davvero due cose distinte che viaggiano ognuna per conto proprio? Così che possano essere pensate e vissute separatamente?
 
Cosa le distingue? Cosa le unisce?
 
Astrattamente parlando, facendo una riflessione solo teoretica, il discorso potrebbe anche reggere.
 
I due aspetti possono essere tenuti separati come scienze, come ambiti di un diverso sapere.
È impossibile, tuttavia, separarle nell’azione concreta a cui entrambe sono ordinate.
 
Politica e morale convivono nella stessa persona, si influenzano reciprocamente e, di fatto, determinano l’agire del politico.
 
La vera domanda è allora: può una persona disonesta agire in modo onesto?
 
Domanda che può essere ulteriormente declinata:
 
Può una persona, debole di fronte al male, incapace di opporsi alla forza delle sue passioni, comportarsi in modo onesto quando è sottoposta a pressioni politiche, psicologiche, economiche, convenienze personali e tentazioni varie?
 
Può una persona che non coltiva e sceglie abitualmente il bene personale indicato dalla coscienza morale, scegliere il bene comune a scapito delle proprie convenienze?
 
Può una persona che non è abituata a seguire la verità opporsi all’ambiguità e al facile accomodamento delle cose?
 
Chi agisce è sempre e solo un soggetto individuale, una persona specifica che può essere qualificata morale o immorale, onesta o disonesta, vera o ambigua.
 
La persona onesta, se l’onestà è radicata nel suo modo di agire abituale, agirà in modo onesto, conforme alla propria natura.
 
Altrettanto farà il disonesto.
 
La cosa è talmente ovvia ed evidente che tutti coloro che cercano il vantaggio personale a scapito di quello comunitario e sociale  (e la cronaca lo racconta quotidianamente) sono costantemente alla ricerca di chi corrompere, di anelli deboli di una perversa catena sociale.
 
Tornando all’intervista, il fatto che pubblicamente ci si ponga una  domanda che ragionevolmente non dovrebbe essere espressa, è per me,  lo ribadisco, il sintomo, della gravissima deriva socio culturale che stiamo vivendo.
 
Dobbiamo quindi rassegnarsi fatalmente a questo stato di cose?
 
Tutt’altro!
 
Come credenti dobbiamo sentirci ancora più spronati a ribellarci a questa mentalità.
Ma non con proclami e denunce.
 
Anzi, non solo con proclami e denunce, ma facendo scelte personali e coraggiose, impegnandoci ancora di più a perseguire il bene e il vero nel nostro quotidiano vissuto e denunziando, come Giovanni Battista, ogni immoralità di cui siamo testimoni.
 
Non abbiamo bisogno di “scienziati” della politica. Abbiamo bisogno di politici onesti.
Fra Giuseppe Paparone