L’Epifania del Signore

 


“Una luce si è levata per il giusto” (Sal. 96)
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l’Epifania, che vuol dire “manifestazione”, è l’apparire nel mondo, nelle tenebre direbbe l’evangelista Giovanni, di una luce che illumina le cose.
 
È una rivelazione, uno svelamento, non del divino in astratto, ma della realtà attorno a noi e dentro di noi.
La verità non è un concetto, una semplice comprensione intellettuale: la verità è nella vita e se talvolta non la intravediamo è perché c’è troppo buio intorno a noi.
 
Dio non ci consegna una verità preconfezionata, le teologie e i sistemi intellettuali li abbiamo fatti noi uomini; Gesù, chi meglio di Lui della natura stessa di Dio, avrebbe potuto lasciarci un bellissimo compendio sul divino, una morale definitiva, superiore alle leggi dell’Antico Testamento. E invece nulla: di Lui raccontano gli altri, la sola esegesi possibile è la storia della sua vita e il ricordo delle sue parole.
 
È davvero importante che la verità non sia un concetto: molto del male sulla terra viene da questo fraintendimento.
Quando assolutizziamo una verità, e la trasformiamo in ideologia o in dottrina, nascono l’intolleranza e, nella religione, il fondamentalismo.
 
L’intuizione originaria, pur vera e reale, viene chiusa in una bottiglia di vetro e perde vigore, muore come una pianta senza ossigeno.

E allora si pensa di riportarla in vita con la forza e la prepotenza, combattendo una battaglia apparentemente giusta e necessaria. Ma non stiamo combattendo più per la verità, ma per un’idea e, in ultima analisi per noi stessi.

Perché ci piace trovare il senso della vita in un quadro chiaro e certo di valori e di comportamenti e arriviamo a convincerci che, se il male è così presente attorno a noi, è perché altri uomini non conoscono la verità, la nostra verità, e non la praticano.

E, ancora di più, che il non vederla e condividerla sia un terribile spregio ai due grandi idoli di ogni tempo: l’idea, che si trasforma in ideologia, e il divino, assoluto padrone del bene e del male.
E allora l’infedeltà a questi idoli diventa una colpa terribile, causa di ogni rovina, che va espiata subito attraverso il sacrificio: di animali o di vite umane, poco importa.
 
Quando diciamo che Dio è il Dio dell’amore affermiamo prima di tutto che è il Dio che non si impone e ci lascia liberi: questo è l’amore; ogni possessività gelosa che non lascia spazio alla persona di esistere né è solo una tragica caricatura.

E Dio ci lascia liberi, innanzittutto, di cercare e, per questo, l’unica guida che abbiamo non è tanto una Legge, quel «pedagogo» di Paolo, utile quando ci si apre al mondo e una bussola è necessaria, ma la luce stessa che ci svela la realtà.
 
Allora il divino appare da solo, insieme alla verità, perché questo mondo contiene già la presenza del divino, non occorre guardare in cielo.

E la verità cammina con noi, va seguita e contemplata, come fanno i pastori e i Magi, senza mai alzare la mano per coglierla, come un fiore che presto diventerebbe sfiorito. “Io sono la via, la verità, la vita”, ci dice Gesù, che oggi si manifesta.

 

Antonio Buozzi
da Il fuoco e la cenere
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