Il cantante che si è convertito al Santo Sepolcro

 

Dopo quasi tre anni di lotta contro un tumore alla lingua, Michel Delpech ha reso l’anima a Dio il 2 gennaio 2016.
 
La sua vita?
 
Trent’anni senza Dio e trenta con Lui.
 
Gli ultimi sono stati i più fruttuosi.
 
È stato il prototipo del cantante degli ani Settanta: basette folte e capelli lunghi.
 
Ha saputo aprirsi un varco in un panorama musicale francese all’epoca traboccante, con nomi come quelli di Claude François, Mireille Mathieu – con la quale condivideva l’agente, il famoso Johnny Stark – o Michel Sardou.
 
Con quest’ultimo ha fatto un’interpretazione memorabile di Le Rire du Sergent, una canzone che già allora è stata tacciata di omofobia. Sardou ci ha messo tre decenni per smentire l’accusa.
 
Delpech ha anche lasciato canzoni di cui era egli stesso l’autore, come Chez Laurette, Pour un flirt o Que Marianne était jolie, che ancora oggi risuonano in discoteche, matrimoni e feste private.
 
Tutto andava al meglio fin quando non ha saputo adattare il suo repertorio. La vendita dei dischi ne ha risentito e il suo successo è svanito. Ma il problema non era solo artistico: il cantante è passato per un divorzio doloroso con la prima moglie, durato vari anni.
 
La combinazione dei due fattori ha portato, come spesso accade, a una discesa all’inferno. Quella di Delpech lo ha spinto non solo verso alcool e droghe, ma anche sul divano di vari psichiatri.
 
Ogni nuova cura era un buco nell’acqua. Dagli psichiatri è passato ai veggenti, finendo per essere sedotto dall’esoterismo. La discesa continuava, sempre più rapida. L’inferno non era lontano.
 
La svolta è arrivata nel 1986 in occasione di un pellegrinaggio a Gerusalemme.
 
Mentre visitavo il Santo Sepolcro”…
da Aleteia

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