DA MEDJUGORJE A VIA MONTENAPOLEONE
CRONACA DI UN VIAGGIO

 


È Natale.
 
Passeggiando per il Centro di Milano nelle scintillanti luci delle festività, mi sono ritrovato in via Montenapoleone.
 
Guardando le vetrine, molto belle, sono stato attratto ad un certo punto da un abito. O meglio dal prezzo di quell’abito: 27.500 euro.
 
Nel mese di Novembre sono stato invitato a Milano  ad un incontro con Magnus Mac Farlane-Barrow. Non ne avevo mai sentito parlare.
 
In breve, Magnus ha dato vita ad una associazione, Mary’s Meals (i pasti di Maria), che oggi offre, ogni giorno, un pasto caldo a quasi un milione e mezzo di bambini al mondo.
 
Con una offerta annuale di Euro 15,60 si garantisce a un bambino un pasto al giorno per tutto l’anno.
 
La storia ha dell’incredibile e ha avuto una vasta risonanza mediatica a livello mondiale (CNN, Guardian, Sole 24 Ore, per citare alcuni media).

Magnus è stato tra gli otto personaggi selezionati a livello mondiale per una edizione del premio CNN Hollywood Heroes, assegnato a persone che si sono distinte in attività significative per il loro impatto sociale, ed è stato invitato, a titolo personale, dalla Regina Elisabetta e da Papa Francesco.
 
Tutto inizia nel 1983.
 
Magnus, scozzese,  ha ventidue anni. La sua è una famiglia cattolica che gestisce una struttura, una specie di rifugio per cacciatori e pescatori nella contea di Argyll.
 
Magnus e i suoi amici vengono a conoscenza delle apparizioni (o presunte tali se preferite) di Medjugorje iniziate  nel 1981 e vi si recano prima soli e poi con la famiglia. La loro vita di fede cambia.
 
Nel 1991 scoppia la guerra nei Balcani.
 
Nel 1992 Magnus e il fratello Fergus vedono immagini tremende dalla Bosnia. Lanciano un semplice appello nella loro  contea, raccolgono indumenti e generi di conforto e con un furgone, dopo un viaggio sotto le bombe  portano a destino la loro offerta.
 
Tornati a casa scoprono che la risposta al loro appello non si è esaurita. Le donazioni continuano ad arrivare a pioggia.
 
Seguono altri viaggi nei Balcani e di lì a qualche anno l’attività prende un’altra direzione e si sviluppa in MARY’S MEALS.
 
Sono tante, grazie al cielo, le attività a supporto della infanzia; pensiamo, per restare nel nostro ambito, alla nostra Associazione ABBÀ, nata nel 1993 su ispirazione di padre Giuseppe Paparone op, che aveva visitato il Brasile come laico quando era ufficiale di marina e ha poi voluto creare una realtà di sostegno alla istruzione per i bambini di strada in Brasile.
 
L’associazione ABBÀ nata da quella ispirazione si è poi espansa ad altri Continenti e oggi conta già diversi diplomati e laureati che ora hanno lavoro e futuro nei loro Paesi di nascita.
 
Tornando all’abito che ho visto in negozio ho pensato alla storia di Mary’s Meals e ho calcolato che con il costo di quell’abito si potrebbero nutrire ogni giorno, per un anno, 1762 bambini.
 
Sia chiaro: non voglio lanciare una invettiva anarco-comunista.
 
Sappiamo come siano finite queste avventure nel corso della storia e cosa abbiano portato.
 
E non ho nulla contro artigiani ed imprenditori che hanno saputo creare realtà professionali che in qualche modo rappresentano una eccellenza e danno lavoro a tante persone.
 
Però come persone di buon senso, non necessariamente credenti, qualche pensiero sorge spontaneo.
 
Se poi ci pensiamo da cristiani la riflessione diventa qualcosa di più.
 
So bene di parlare a persone sensibili e già coinvolte in tante cose buone.
 
La mia riflessione va oltre.
 
Quello che mi deprime è constatare la mortale banalità che fa sì che io viva quotidianamente scollegato dal resto del mondo reale.
 
È la dinamica della notizia-scaccia notizia dei notiziari che fa sì che dal barcone di donne, uomini, bambini affogati nei nostri mari si passi ai resoconti delle feste di Capodanno.
 
A livello pratico posso tacitare la mia coscienza dando il mio contributo (che non dovrebbe essere caritatevole concessione ma DOVERE) verso chi si impegna concretamente in queste opere.
 
Ma per avere un cambiamento vero, reale, mi rendo sempre più conto, la rivoluzione deve realizzarsi nel mio modo interiore di pormi nei confronti di questa situazione.
 
 Io, tutti, dovremmo arrivare ad essere davvero uomini e donne di compassione che soffrono, si indignano, non dormono la notte pensando che in quello stesso momento migliaia e migliaia di persone, uomini, donne, vecchi, bambini, non hanno letto, non hanno casa, non hanno cibo.
 
E non solo in Africa, Asia, America Latina, ma sotto casa nostra.
 
Pensiamo alla azione di protesta di fratel Ettore, un laico palermitano, molto conosciuto e amato per le sue scelte, la sua opera verso i minimi, che nelle ultime settimane ha dormito per strada e digiunato per richiamare l’attenzione sui senza tetto che stanno crescendo in maniera esponenziale nelle nostre città. Ne hanno parlato molti media.
 
Questo atteggiamento, ripeto, dovrebbe essere dettato dal semplice buon senso.
 
Ma, parlando da credente, mi rendo sempre più conto che questa rivoluzione interiore può realizzarsi  solo  attraverso un percorso di fede  “vero”, maturo e consapevole, che mi porti ad “essere nel mondo ma non del  mondo” e quindi sale che dà vita e sapore a chi vita e sapore non ha.
 
Giulio Fezzardini