FERMIAMO LA DERIVA,
DIFENDIAMO I DIRITTI DEI PIÙ PICCOLI!

 

 
 
In questi giorni i mass media hanno dato grande rilievo a due notizie che mi hanno allarmato moltissimo.
 
La prima: l’iscrizione all’anagrafe di due bambini come figli di coppie omosessuali, due donne in un caso e due uomini nell’altro.
 
Evidente la soddisfatta compiacenza di molti rappresentanti del mondo mediatico, che hanno applaudito ad un atto di progresso e libertà che finalmente sta adeguando l’Italia agli standard più avanzati della civiltà!
 
Non c’è stato bisogno della sentenza di un giudice, il sindaco ha provveduto direttamente, scrive con compiacenza l’autore del pezzo.
 
Sto ancora leggendo, frastornato e perplesso, quando mi arriva la seconda notizia: una coppia omosessuale chiede all’asilo in cui vuole iscrivere il figlio di abolire la festa della mamma e del papà, ritenuta troppo discriminatoria nei confronti delle “nuove famiglie”.
 
La maggioranza deve adeguarsi all’eccezione. La democrazia moderna esige che il desiderio del singolo debba essere imposto a tutti.
 
Sembra un sogno ad occhi aperti – o meglio un incubo – ed invece è la realtà che ha preso una china di cui nessuno conosce il fondo.
 
Non c’è più nulla di scontato e di “naturale”: è giusto, vero e necessario ciò che io voglio, a prescindere da tutto e da tutti.
 
Lo Stato è ormai impotente e il rischio è quello di una forte reazione autoritaria a questa deriva di una piccola minoranza che vuole sovvertire l’ordine naturale delle cose.
 
Non c’è argomento di buon senso che tenga. Tutti hanno il loro diritto da affermare e da pretendere, un diritto che deve essere accolto e riconosciuto come tale da tutta la collettività: pensiamo anche al matrimonio tra tre uomini registrato in Colombia…
 
Ma, ritornando al nostro caso, dobbiamo stare bene attenti a non cadere nel tranello di confondere democrazia e libertà e distinguere i diversi piani e problemi che si sovrappongono tra loro.
 
Altro è parlare di omosessualità, altro è parlare di “diritto” ad avere un figlio a tutti i costi (questo vale per tutti), e altro ancora è pretendere di far crescere un bambino all’interno di una coppia di persone dello stesso sesso.
 
Dobbiamo ritornare al buon senso comune:i bambini, piaccia o no, per nascere hanno bisogno di un maschio e di una femmina.
 
Lo sanno bene anche le coppie “omo” che devono sempre e comunque ricorrere a una terza persona di sesso opposto.
 
Questa necessità non è solo un fatto biologico, non è accidentale, è anche di ordine psicologico e spirituale, perché lo sviluppo della personalità di un essere umano necessita della relazione e della maturità della dimensione maschile e femminileche, come ha mostrato la moderna scienza psicoanalitica, caratterizzano la psiche del singolo individuo.
 
 Privare il bambino di una figura genitoriale di sesso opposto non solo esprime un grandissimo egoismo, ma rappresenta una vera e propria ingiustizia nei confronti del neonato.
 
Di più, non è solamente un’ingiustizia; è una vera e propria violenza alla qualeabbiamo il dovere di ribellarci.
 
Qui non si tratta di omosessualità o meno, ma di difesa del diritto del bambino, che ha bisogno di un genitore maschio e di un genitore femmina!
 
So bene che a livello macro-istituzionale questa è una partita persa, per tanti motivi.
 
Ma non può e non deve essere persa a livello del vivere comune quotidiano.
 
Ribelliamoci!
 
Mettiamo in essere tutte quelle azioni pacifiche e di buon senso per opporci a questo attacco “scientifico” di una minoranza che vuole distruggere il significato del concetto di famiglia, per esaltare l’infantile volontà di potenza del singolo.
 
Docenti, presidi, sindaci, assessori, consigli scolastici, genitori soprattutto, sul territorio possono opporsi concretamente, affinché la volontà egoistica e irrazionale di pochi non diventi piano piano il seme di una pianta malata che soffochi e stravolga persino il buon senso e l’ovvio.
 
Qui non si stratta di religione, né di correnti politiche, né  di principi filosofici.
 
E non lasciamoci nemmeno fuorviare da un malinteso senso di accoglienza del diverso: ci sono tante forme di diversità nella società, ma non tutte possono essere legittimate e giustificate, soprattutto quando hanno un impatto su persone, e, in questo caso, su bambini, esseri indifesi ed esposti ad ingiustizia e violenza.
 
Anche il delinquere per alcuni sembra essere l’unico modo possibile per vivere, eppure nessuno è disposto a regolamentare il furto!
 
Voglio ribadirlo con forza: è il singolo che ha il dovere di ribellarsi a questo scientifico martellamento mediatico.
 
Rifiutiamoci di adottare la terminologia alternativa, e pretendiamo il diritto di continuare a chiamare i genitori con i loro termini ovvi: mamma e papà!
 
Un’ultima cosa, e forse la più importante: non basta indignarsi, è necessario anche agire.
 
E la prima azione che potremmo fare è quella di pregare ogni giorno per la difesa della famiglia e dei bambini. 10 Ave Maria al giorno.
 
Che ne dite?
 
Potrebbe diventare una preghiera universale da elevare a Dio a favore dell’umanità intera.
 
Se siete d’accordo, vi invito a esprimere il vostro assenso anche solo con un “” come commento
 
o un  clic – “mi piace” su Facebook…
 
Fra Giuseppe Paparone