“L’inferno, sono gli altri”
ma gli altri sono anche il Paradiso…

 

L’enfer, c’est les autres”, una delle massime più conosciute di Sartre, contiene una sua verità, purché vi si aggiunga che gli altri sono anche il paradiso.
 
Inferno e paradiso, infatti, non li decidiamo noi e difficilmente ce li procuriamo da soli.
 
È curioso: la tecnologia ci mette a disposizione mezzi infiniti per fare cose fino a poco tempo fa impensabili, ma non può nulla sulla cosa più importante: la felicità, quella vera, profonda, autentica, naturalmente.
 
E succede allora che persone in un polmone d’acciaio siano felici, mentre altre che hanno apparentemente tutto decidono di togliersi la vita (anche questo è curioso e triste: da soli possiamo decidere per noi il male, difficilmente il bene).
 
La verità è che dipendiamo dagli altri, non in tutto, certo, ma in molte cose, e tra le più importanti. Siamo un sistema, direbbe un sociologo, non unità autonome e autosussistenti.
 
In quello che facciamo e decidiamo c’è sempre un impatto importante sugli altri, che sia un tradimento a una persona che amiamo, il rifiuto di un favore a che ne ha bisogno, la bottiglia di plastica lasciata in un bosco o sulla spiaggia.

 
Lo spazio in cui pensiamo il male senza manifestarlo, illudendoci che così non esista e non ricada sugli altri, si chiama «segreto»: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto” (Lc 12,2).
 
Nel regime della legge, civile o religiosa, contano i comportamenti, quello che effettivamente facciamo, ma Gesù, come sempre, è più radicale: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male” (Mc 7,22).
 
Il segreto non è più lo spazio inviolabile in cui qualunque cosa è lecita, una specie di conto offshore dove i capitali nascosti sono depositati rimanendo irrintracciabili.
 
Noi viviamo spesso di questo spazio nascosto, ne abbiamo bisogno, perché in fondo in noi c’è sempre un po’ di male, e ne siamo consapevoli.
 
Allora, nulla di più facile che tenerlo nascosto, non farlo manifestare. Oppure, se si consente a compierlo, lasciarlo sotto traccia, fare di tutto perché rimanga invisibile.
 
Ecco l’ipocrisia dei farisei: mostrare la superficie imbiancata mentre l’interno è un sepolcro.
 
Ma lo Spirito è vento, spazza via come nuvole le nostre meschine illusioni di nascondere quello che davvero siamo, ci riporta alla luce, facendo emergere le nostre ferite, ma anche i molti atteggiamenti sbagliati.
 
E non per punirci, ma perché nella verità possiamo riscoprire il valore autentico della vita.
 
Certo, all’inizio è doloroso, ma poi, con il rimarginarsi della ferita, quella stessa vita diventa ancora più bella.