Padre Raniero Cantalamessa, Sacerdote e Frate cappuccino, Professore e Predicatore della Casa Pontificia offre a tutta la Chiesa le prediche di Avvento per aiutarci ad entrare nel Mistero ed accogliere con il cuore e con la vita la venuta del Signore.

 
 

Il DIO VIVENTE È LA VIVENTE TRINITÀ
2^ predica di Avvento 2018

 

Una esperienza del Dio vivente
 
In queste meditazioni di Avvento ci siamo messi alla ricerca del Dio vivente.
 
Quando si tratta della conoscenza del Dio vivente, una esperienza vale più di molti ragionamenti e io vorrei iniziare questa seconda meditazione proprio con una esperienza. Chiedo scusa se è un po’ lunga. Tempo fa ricevetti la lettera di una persona che seguivo spiritualmente, una donna sposata e vedova, deceduta da alcuni anni. L’autenticità delle sue esperienze è confermata dal fatto che le ha portate con sé nella tomba, senza parlarne mai a nessuno, fuori che al suo padre spirituale. Ma tutte le grazie appartengono alla Chiesa e voglio perciò condividerla con voi, ora che lei è presso Dio. Essa a me ha fatto ricordare l’esperienza di Mosè davanti al roveto ardente.
 
Diceva:
Non avevo ancora quattro anni e mi trovavo in campagna dalla nonna. Una mattina, mentre aspettavo nella mia camera che venissero a vestirmi, guardavo un gran tiglio che spiegava i rami davanti alla finestra. Il sole nascente lo investiva sul davanti. Ero incantata dalla sua bellezza, quando di colpo la mia attenzione fu attirata da uno splendore insolito, d’un bianco straordinario. Ogni foglia, ogni ramo si mise a vibrare come fiammelle di mille candele. Ero più meravigliata di quando vidi cadere la prima neve della mia vita. E la mia meraviglia aumentò quando –non so se con gli occhi del corpo o no – al centro di tutto quel luccichio vidi come uno sguardo e un sorriso di una bellezza e di una benevolenza indicibili.
 
Avevo il cuore che batteva all’impazzata; sentii quella potenza d’amore penetrarmi ed ebbi la sensazione di essere amata fin nel più intimo del mio essere. Durò un minuto, un minuto e mezzo, non lo so, per me era l’eternità. Fui riportata alla realtà da un brivido di freddo che mi passò per il corpo e con grande tristezza mi resi conto che lo sguardo e il sorriso erano svaniti e che a poco a poco lo splendore dell’albero si spegneva.
Non parlai a nessuno di questo fatto, ma poco tempo dopo, sentii la cuoca e un’altra donna parlare tra di loro di Dio. Trasalii e chiesi: “Dio? Chi è?”, intuendo qualcosa di misterioso. “Povera piccola -disse la cuciniera all’altra donna-, la nonna è una pagana e non le insegna queste cose! Dio -disse rivolta verso di me – è colui che ha fatto il cielo e la terra, gli uomini e gli animali. È onnipotente e abita nel cielo”. Rimasi in silenzio, ma tra di me dissi: “È lui che ho visto!”.
 
E tuttavia ero molto confusa. Ai miei occhi, la nonna era ben superiore a queste donne di servizio, eppure la cuoca aveva detto che era una pagana perché non conosceva Dio e io avevo capito che era un termine dispregiativo. Chi aveva ragione? Un mattino aspettavo di nuovo che venissero a vestirmi. Ero impaziente e deploravo il fatto che i miei abiti di bambina si abbottonavano sul di dietro. Alla fine non aspettai più e dissi: “Dio, se tu esisti e sei veramente onnipotente, abbottonami il vestito sulla schiena perché possa scendere in giardino”. Non avevo finito di pronunciare queste parole che il mio vestito si trovò abbottonato. Restai a bocca aperta, atterrita dall’effetto delle mie parole. Le gambe che mi tremavano, mi sedetti davanti allo specchio dell’armadio per costatare se era vero e per riprendere fiato. Non sapevo ancora cosa significasse la frase “tentare Dio” , ma capivo che sarei stata ridotta in polvere se mi fossi opposta alla sua volontà.
 
Tutto un cammino di santità seguito a quella esperienza conferma che non si era trattato di una fantasia infantile.
 
Dio è amore e perciò è Trinità
 
Ora proseguiamo la nostra riflessione sul Dio Vivente.
 
A chi ci rivolgiamo, noi cristiani, quando pronunciamo la parola “Dio”, senza altra specificazione? A chi si riferisce quel “tu”, quando, con le parole del salmo, diciamo: “O Dio, tu sei il mio Dio”(Sal 63,2)? Chi risponde ad esso, per così dire, dall’altro capo del filo? Quel “tu” non è semplicemente Dio-Padre, la prima persona divina, quasi che essa sia esistita o sia pensabile, un solo istante, senza le altre due. Non è neppure l’essenza divina indeterminata, quasi che esista un’essenza divina che solo in un secondo momento si specifica in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
 
L’unico Dio è il Padre che genera il Figlio e che con lui spira lo Spirito, comunicando ad essi l’intera sua divinità. È il Dio comunione d’amore, in cui unità e trinità provengono dalla stessa radice e dallo stesso atto e formano una Triunità, in cui nessuna delle due cose -unità e pluralità- precede l’altra, o esiste senza l’altra.
 
Quel “tu” a cui ci rivolgiamo nella preghiera, secondo i casi e la grazia di ognuno, può essere una delle tre divine persone in particolare: il Padre, il Figlio Gesù Cristo, o lo Spirito Santo, senza che si perda l’intero. Per la comunione trinitaria infatti in ogni persona divina sono presenti le altre due. La Trinità è come uno di quei triangoli musicali che da qualsiasi lato si tocchi vibra tutto e dà lo stesso suono.
 
Il Dio vivente dei cristiani non è altro, in conclusione, che la vivente Trinità. La dottrina della Trinità è contenuta, come in nuce, nella rivelazione di Dio come amore. Ho avuto diverse occasioni di predicare alle comunità cristiane che vivono e lavorano negli Emirati Arabi. Vengono in maggioranza dall’India, dalle Filippine e altri paesi asiatici. Sono tra le comunità cristiane più fervorose che abbia mai incontrato. Una domanda che essi si sentono rivolgere spesso è: “perché voi cristiani non credete in un Dio solo, ma in più dii?” Ho cercato di aiutarli a dare una risposta a se stessi e agli altri, usando un linguaggio semplice, che forse però aiuta a capire qualcosa del mistero.
 
Noi cristiani, spiegavo loro, crediamo in un Dio uno e trino perché crediamo che Dio è amore.
 
Dire: “Dio è amore” (1 Gv 4,8) è dire implicitamente che Dio è trinità.
 
Ogni amore è amore di qualcuno o di qualcosa; non si dà un amore “a vuoto”, senza oggetto. Ora chi ama Dio, per essere definito amore? L’uomo? Ma allora è amore solo da qualche centinaio di milioni di anni, cioè da quando esiste l’uomo. Ama l’universo? Ma allora è amore solo da qualche decina di miliardi di anni, da quando cioè esiste l’universo fisico. Prima di allora chi amava Dio per essere l’amore?
 
I pensatori greci e, in genere, le filosofie religiose di tutti i tempi, concependo Dio soprattutto come “pensiero”, potevano rispondere: Dio pensava se stesso; era “puro pensiero”,”pensiero di pensiero”. Ma questo non è più possibile, nel momento in cui si dice che Dio è anzitutto amore, perché il “puro amore di se stesso” sarebbe puro egoismo, che non è l’esaltazione massima dell’amore, ma la sua totale negazione.
 
Ed ecco la risposta della rivelazione, esplicitata dalla Chiesa.
 
Dio è amore da sempre, ab aeterno, perché prima ancora che esistesse un oggetto fuori di sé da amare, aveva in se stesso il Verbo, il Figlio che amava con amore infinito, cioè “nello Spirito Santo”.
 
Questo non spiega “come” l’unità possa essere contemporaneamente trinità; questo è un mistero inconoscibile da noi perché avviene solo in Dio. Ci aiuta però a intuire “perché”, in Dio, l’unità deve essere anche pluralità: perché “Dio è amore”!
 
Un Dio che fosse pura conoscenza o pura legge, o puro potere non avrebbe certo bisogno di essere trino.
 
Questo anzi complicherebbe le cose e infatti nessun “triumvirato” è mai durato a lungo nella storia! ”Occorre – ha scritto Henri de Lubac – che il mondo lo sappia: la rivelazione di Dio come amore sconvolge tutto quello che esso aveva concepito in precedenza della divinità” .
 
Noi cristiani crediamo “in un Dio solo”, che però non è un Dio solitario! ….

 

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