LA PROVVIDENZA INCONTRA L’ARTE:
LA FONDAZIONE PASQUINELLI
Intervista a Stella Curti

 

Ginevra 1949.
 
Francesco Pasquinelli, giovane e brillante pianista, allievo di Wilhelm Backaus e di Dinu Lipatti, due leggende del pianoforte del ‘900, sale sul palco del prestigioso Concorso Musicale Internazionale di Ginevra, il “Nobel” per i musicisti.
 
Purtroppo non vince.
 
Chiude il coperchio del suo Steinway ed esplora altre strade: ne trova una nella chimica.
Nel giro di pochi anni, nell’Italia della ricostruzione, Pasquinelli dà vita ad una azienda di successo.
Uomo di grande sensibilità, cura tutti i suoi rapporti aziendali e professionali con competenza, lungimiranza, etica, rispetto per i collaboratori.
 
La sua vocazione artistica originaria lo porta inoltre a cercare il bello nelle arti figurative.
Al punto che oggi la sua collezione di opere d’arte gratifica le esposizioni più importanti al mondo.
 
Francesco Pasquinelli muore nel 2011. Ma non scompare.
 
Nasce, infatti, grazie alla amatissima compagna della sua esistenza, Giuseppina Antognini, Pina, la Fondazione Francesco Pasquinelli, una realtà che, nel nome di Francesco, è destinata a lasciare il segno nella vita culturale, civile, sociale, artistica di Milano e non solo visto che la città di Sant’Ambrogio è uno dei cuori pulsanti dell’Europa.
 
Per saperne di più diamo la parola a Maria Stella Curti, collaboratrice storica della Famiglia Pasquinelli, una delle responsabili della Fondazione.
 
La incontriamo nella sua casa di Milano.
 
Stella, come nasce il tuo incontro con la Famiglia Pasquinelli?
 
Devo parlare della Provvidenza.
 
Quella Provvidenza che mi ha sempre accompagnato nel corso della mia vita.
Dopo la laurea in Economia e commercio mi sono felicemente sposata e ho avuto tre figli.
Purtroppo la vita non è sempre come vorresti, a volte ti sorprende e ti presenta conti che pensi di non poter onorare, ma grazie a Dio riesci a trovare in te forze che non sapevi di avere.
 
Ho quindi incontrato, dopo alcune esperienze lavorative, Francesco e Pina.
Un incontro che è sfociato in un rapporto di profonda amicizia e stima.
 
Come era Francesco, cosa ci dici di lui?
 
Era un uomo straordinario, di elevata statura umana, professionale e ovviamente artistica.
 
Negli ultimi anni si è sempre più interrogato sulle grandi questioni della vita e soprattutto della fede.
Ha maturato in questo senso convinzioni profonde insieme al desiderio di lasciare qualcosa di sé agli altri. Come aprire la sua importante collezione di opere d’arte a tutti attraverso la donazione ad un museo.
Cosa che poi avrà uno sbocco del tutto imprevisto.
 
La Fondazione Pasquinelli nasce da questo terreno.
 
Nel desiderio di dare seguito alla volontà di Francesco, quello di rendere disponibile il suo patrimonio artistico, Pina si è data subito da fare e sarebbe stata non l’arte pittorica, bensì proprio la musica a dare concretezza al sogno di Francesco.
 
Quella musica che Francesco aveva lasciato sul palcoscenico di Ginevra e che, in un certo senso, se lo veniva a riprendere come un figlio ritrovato.
 
In questo percorso fatto di contatti Pina incontra una persona straordinaria, tante sono le persone speciali che incontrerà in questa avventura  (e anche qui dobbiamo vedere, ne sono certa, un segno della Provvidenza): parliamo di Maria Majno, musicologa, amica del grande Claudio Abbado, che le affida il compito di diffondere in Italia “El Sistema”,“Il sistema”, un metodo di studio della musica proposto a migliaia di bambini di strada dal venezuelano Jose Antonio Abreu, musicista, educatore, economista e ministro, scomparso di recente.
 
Questo “sistema” offre una educazione musicale gratuita a bambini, con una priorità nei confronti delle periferie disastrate delle grandi aree urbane.
 
Una ispirazione che nella sua realizzazione porta centinaia di piccoli, soprattutto poveri, a studiare musica insieme, imparando così il rispetto delle regole, l’attenzione all’ascolto di se stessi e degli altri,  sottraendoli  alla delinquenza. Il suo intento non era quello  di farne dei grandi musicisti ma degli uomini.
 
La musica quindi come veicolo di riscatto, crescita, sviluppo.
 
Claudio Abbado (il Maestro è sempre stato sensibile alle problematiche di riscatto sociale), ha conosciuto questo metodo in Venezuela e lo ha sposato in pieno prestando anche la sua collaborazione come insegnante nelle  numerose trasferte in quel Paese.
 
Pina ha colto nell’incontro con Maria Majno la risposta alla sua ricerca. Francesco le aveva dato carta bianca per realizzare quello che lui non era riuscito a compiere in vita. È stato così che ella ha iniziato un percorso diverso rispetto alla idea originaria di una donazione della collezione ad un museo, ma totalmente in linea con gli intenti di Francesco.
 
E come è andata?
 
Ben oltre le attese.
 
Oggi l’Associazione SONG Onlus – Sistema in Lombardia coinvolge centinaia di bambini e  ragazzi, scuole, insegnanti; abbiamo professionisti, inclusi due direttori di orchestra, dedicati a quella che possiamo definire una missione (ancora la Provvidenza!), è nata la PYO Pasquinelli Young Orchestra (8-14 anni) e abbiamo realizzato concerti anche in sedi prestigiose come il teatro Dal Verme.
 
Non solo, sempre grazie alla ispirazione di Claudio Abbado abbiamo portato anche da noi l’esperienza di Manos Blancas, anch’essa venezuelana, un coro composto da bambini e ragazzi, privi dell’udito, che accompagnano la musica con le mani in guanti bianchi percependo le vibrazioni dei suoni.
 
La Fondazione Pasquinelli, quindi, nasce con una impronta musicale. E il progetto per la donazione ad un museo d’arte è stato lasciato?
 
Assolutamente no! Si è evoluto in altre direzioni.
Anche questa è la storia di un incontro legata dal filo rosso che io vedo continuamente intessere i suoi piani.
 
In questo caso parlo di Antonello Negri, grande studioso di arte, professore all’Università di Milano, autore di numerose opere che ha condiviso l’ispirazione originaria di Francesco e Pina ed è diventato il curatore di ben otto mostre tematiche che abbiamo ospitato nei locali della fondazione a Milano. Altre ne seguiranno.
 
Una proposta innovativa e stimolante perché prevede l’esposizione di poche, selezionate opere ma commentate in profondità, un viaggio nell’intimo dell’artista che si svela al pubblico (sempre molto numeroso tra appassionati e scuole, spesso abbiamo dovuto prolungare la durata delle mostre), in tutta la sua pregnanza artistica, umana e spirituale. Non solo: all’esposizione si affianca una intensa attività didattica. Ogni mattina si tiene nei locali della fondazione dove sono esposte le opere un laboratorio artistico per le scuole elementari che ad oggi ha visto la partecipazione di oltre seimila bambini.
 
Se non sbaglio, avete in atto una iniziativa particolare dedicata a Milano
 
Vero.
 
MemoMI (Memoria di Milano) è un progetto voluto da Giuseppina Antognini e promosso dall’Associazione Chiamale Storie, con il sostegno della Fondazione Pasquinelli, sviluppato da 3D Produzioni, che nasce da un lavoro di ricerca condotto in collaborazione con archivi pubblici e privati.
 
È una web tv dedicata alla memoria di Milano che ha a suo attivo 319 documentari realizzati su diversi percorsi della storia e dei principali personaggi milanesi e ha tra i suoi autori Giovanna Milella, Andrea Kerbaker, Carlo Maria Lomartire, Mimmo Lombezzi, Anna Migotto.
 
La sua pagina facebook ha superato i 7500 sostenitori, con picchi di oltre 15000 contatti. Importante anche il collegamento con la didattica perché gli insegnanti possono accedervi gratuitamente e preparare le lezioni.
 
La fondazione Pasquinelli è impegnata anche nel sociale. Avete qualche progetto particolare in corso?
 
In realtà tutte le iniziative della Fondazione hanno un risvolto sociale.
 
Abbiamo appena parlato di didattica: è evidente che la promozione di cultura è un potente motore di promozione sociale.
 
Se ci riferiamo ad iniziative di sostegno per bisogni immediati come la sfera delle problematiche legate alla salute, segnalo una attività di sostegno per famiglie con figli autistici. Sappiamo come questo tema sia molto più diffuso di quando non si immagini. E conosciamo le  fatiche che vivono tante famiglie spesso lasciate sole da un sistema pieno di falle, carenze, ritardi, viscosità. Con il contributo della Fondazione Pasquinelli, grazie all’aiuto di esperti, viene fornito un aiuto concreto alle famiglie per convivere in modo attivo, propositivo con le tante difficoltà legate a questi disturbi.
 
La fondazione Pasquinelli è un ente erogatore: immagino riceviate tante richieste, proposte di investimento. Come le selezionate?
 
Il Consiglio di Fondazione valuta tutti progetti sottoposti alla nostra attenzione. E, ci tengo a dirlo, tutti sono presi in considerazione e sono sottoposti ad un iter di studio, esame, senza nessuna preclusione.
 
Stella, hai parlato spesso in questa intervista della Provvidenza. Che cosa è per te?
 
Più che “Che cosa” direi “Chi”.
 
Per me la Provvidenza è quella cristiana, è Gesù Cristo.
 
Non l’ho detto in apertura ma la mia vita è sempre stata una ricerca di fede, di crescita nella fede. Un cammino che mi ha portato ad andare incontro al mio prossimo attraverso impegni di volontariato e a far parte di una comunità, la Comunità Abbà.
 
Ciò premesso, la Provvidenza per me è il filo rosso che lega le vicende, le  dinamiche di una vita che cerca l’amicizia con Dio. È l’affidarsi a Lui confidando nella Sua presenza.

 
Ho incontrato Francesco e Pina Pasquinelli in un momento difficile della mia vita. Da lì in avanti è stato un susseguirsi di eventi e situazioni che, anche attraverso la Fondazione, hanno prodotto solo bene. Come non vedere questo filo rosso che sta legando una molteplicità di storie ed incontri umanamente impensabili?
 
Al termine di questa intervista puoi dirci sei hai un sogno che vorresti realizzato?
 
Sì.
 
Il mio sogno sono i giovani.
 
Vorrei davvero che in qualche modo noi tutti con il nostro impegno, con i nostri desideri, potessimo essere una luce, non importa se grande o piccola, per i tanti giovani che vedo smarriti, persi, senza orizzonti e senza speranze. Io credo che se un giorno arriveremo a chiudere gli occhi dopo aver aiutato anche un solo giovane a sorridere perché vede realizzarsi un sogno inseguito con tenacia e serietà, avremo dato significato e valore alla nostra vita.
 
In questo senso la Fondazione Pasquinelli è un segno incoraggiante, un esempio cui guardare, una testimonianza che ci dice come sia possibile riunire persone di buona volontà per un fine che è espressione di una Volontà Superiore.
 
Stella Curti
 
(Intervista a cura di
Giulio Fezzardini)