Silvia Salemi: sono nata perché mia madre ha scelto la vita


 

Una testimonianza di affidamento alla Provvidenza divina. Un racconto di una persona, professionista di successo, figlia, moglie, madre, che ha scelto la fede come chiave di volta della vita.

 
… Silvia classe 1978, è nata a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa. Oggi vive a Roma con suo marito Gian Marco Innocenti sposato nel 2004 e le loro due figlie, Sofia e Ludovica, di 13 e 10 anni. Per prendersi cura delle bambine la cantante ha scelto di stare lontana dal palcoscenico per dieci anni. Una decisione di cui non si è mai pentita e che le ha donato grande felicità. Nella sua carriera ha pubblicato sette album, ha partecipato al Festival di Castrocaro e a quattro edizioni del Festival di Sanremo, nel 1997 il brano A casa di Luca, le regala un grandissimo successo.
 
La mia infanzia è stata difficile e sono anche cresciuta in un contesto familiare poco abbiente: all’epoca la sanità non sosteneva le famiglie e, per curare mia sorella, i miei avevano contratto dei debiti. Avevo però fame di vita e questo mi ha dato il giusto slancio per desiderare di ribaltare la situazione”(Ibidem), il rapporto con Dio, il matrimonio, il dono della maternità e la soddisfazione per la sua nuova canzone, Era digitale, ispirata alle parole pronunciate dal Pontefice durante la Gmg di Panama. (…)
 
Il figlio è un dono, afferma Silvia Salemi, non un diritto da pretendere. Fin da ragazzina, racconta, sogna di diventare mamma, di accogliere la vita:
 
«Vocazione vuol dire vocare: chiamare. Fin da piccola sognavo di avere dei figli, anche perché la famiglia è sempre stata un punto di riferimento cruciale per la mia vita. I miei genitori sono insieme da 48 anni: sono cresciuta con la consapevolezza che il mondo poteva crollare, i governi cadere e le mode cambiare, ma i miei sarebbero stati sempre lì, insieme e al mio fianco. La maternità è quindi sempre stata un desiderio viscerale ma, forse anche per la mia giovane età, non l’ho mai vissuta come un diritto da rivendicare: il figlio è prima di tutto un dono. Volevo trovare l’uomo giusto. Quando ho incontrato mio marito ho capito che era lui la persona che il mio cuore aspettava: un uomo profondo, che credeva con ancora più fervore di me nei valori della vita, tant’è vero che a 40 anni non si era ancora sposato perché era consapevole dell’importanza del sacramento e aspettava la persona giusta. Ci siamo subito innamorati e, sinceramente, ci saremmo sposati anche dopo un solo mese. Abbiamo però deciso di fare le cose per bene: ci siamo conosciuti con calma e lui è addirittura sceso in Sicilia per chiedere la mia mano a papà» (Sua intervista su Credere) (…)
 
«Nella fede ci sono letteralmente nata: se sono qui è perché mia madre ha scelto di non abortire. I medici le avevano consigliato di valutare questa opzione: mia sorella era malata di leucemia e, da lì a poco, sarebbe mancata. Se mia mamma ha portato avanti la gravidanza è solo perché si è affidata a Dio. Inoltre mi ha trasmesso il valore fortissimo della Provvidenza, in cui credo profondamente: la Provvidenza mi ha continuamente lanciato delle liane, alle quali potermi aggrappare, e la matassa dei problemi finiva sempre per sbrogliarsi…» (Ibidem) (…)

 

da Aleteia

 

Clicca e leggi la continuazione dalla fonte