MILANO: L’AMBULANZA DELLA MISERICORDIA
Intervista a Bice Giacalone

 

Dai tempi del post-Concilio la Chiesa si interroga seriamente sulla necessità di tornare a forme di annuncio del Vangelo che vadano incontro alle persone nella loro quotidianità.
 
È la cosiddetta “nuova evangelizzazione” che interpella in prima persona i laici chiamati ad un ruolo che, se vogliamo, è quello della Chiesa delle origini in cui i credenti testimoniavano il loro incontro con Cristo  e la novità della Buona Novella a chi incontravano perché, semplicemente,  non riuscivano a tenere per sé il tesoro che avevano trovato.
 
A quella istanza hanno risposto negli ultimi decenni, in modo concreto, i movimenti laicali, specialmente quelli che si richiamano alla Pentecoste come il Rinnovamento Carismatico, i Neocatecumenali, i Focolarini, i quali, dando vita a piccole comunità, hanno progressivamente assunto quel ruolo di annuncio e sostegno alla Chiesa che era peculiare, appunto, delle comunità delle origini descritte negli Atti degli Apostoli.
 
Per cui non è  difficile oggi imbattersi nelle nostre città in varie iniziative che coinvolgono persone giovani  e meno giovani in una attività di evangelizzazione “da strada”.
 
In questo quadro si colloca l’azione della Comunità Abbà che negli ultimi anni si è fatta promotrice nella Diocesi di Milano di una iniziativa che risponde in modo particolare all’appello di Papa Francesco di uscire dalle nostre chiese e case per portare  nel mondo la Misericordia, l’abbraccio di Dio Padre ai Suoi figli.
 
Il veicolo della Misericordia che la Comunità utilizza è un camper adibito a confessionale che staziona nei fine settimana in prossimità di mercati, parcheggi all’uscita delle metropolitane milanesi, centri commerciali…
 
Abbiamo parlato di questa iniziativa con Bice Giacalone, coordinatrice delle attività di evangelizzazione su strada della Comunità Abbà.
 
 
Bice innanzitutto parlaci di te.
 
 
Sono sposata  da 48 anni con Claudio e nonna felice di 4 nipoti.
 
In pensione da alcuni anni, sono stata dirigente nella Regione Lombardia in diversi settori.
 
Le mie attività sono state sempre di collegamento tra la gestione amministrativa e quella politica, “ponte” tra apparato funzionale, Giunta e Consiglio regionale, oltre il mio primo incarico alla formazione professionale, che riguardava l’ambito tecnico.
 
Una esperienza che ho potuto poi mettere a disposizione della Comunità Abbà di cui faccio parte.
 
 
Come è nato questo incontro?
 
 
Visto che siamo in un ambito di annuncio, direi che è stato frutto di questa dinamica: un invito accettato ad un ritiro proposto dalla Comunità, una rivelazione, una scelta di vita che ha coinvolto mio marito, la mia famiglia e  anche nostri amici.
 
Adesso, per noi, la  Comunità “è” il nostro cammino”, un percorso di crescita  che facciamo insieme ad altri fratelli, con i quali condividiamo gioie e dolori e l’impegno alla comunicazione e trasmissione della fede cristiana.
 
 
E come è nata la tua chiamata alla evangelizzazione?

Una vocazione nella vocazione potremmo dire.

 
 
Potremmo dire che lo Spirito Santo ha agito in due situazioni durante il periodo in cui la Comunità Abbà era ospite della chiesa delle suore Carmelitane di Santa Teresa di Gesù Bambino, a Milano, e proponeva incontri di preghiera, Adorazione eucaristica, momenti liturgici.
 
Con mio marito svolgevamo servizio di sorveglianza durante l’ Adorazione eucaristica che si teneva di mattina.
 
Un giorno Claudio ed io abbiamo sentito una forte spinta interiore ad invitare le persone che passavano ad entrare in chiesa per “salutare” il Signore.
 
L’iniziativa ha avuto una risposta inaspettata: la gente si fermava a parlare con noi, ascoltava le nostre testimonianze di vita, condivideva, a volte, qualche sua esperienza, poi entrava in chiesa. Molti si confessavano con fra Giuseppe, il responsabile spirituale della Comunità, presente nel confessionale.
 
Poi, un fatto importante ci ha convinti a perseverare in questa direzione.
 
Sappiamo benissimo come nelle nostre città si viva nella fretta, nella chiusura individualistica, in un clima di sospetto e diffidenza che genera spesso anche ostilità. Non sempre ingiustificata a dire il vero. Camminando nelle strade siamo sempre più interpellati, a volte aggrediti, da richieste di elemosina non sempre reale; come sappiamo, esiste anche un racket della miseria.
 
Un giorno ho incrociato un uomo, dall’aspetto per nulla socievole, che istintivamente ero restia ad invitare ad entrare in chiesa. Ma una voce interiore mi ha fortemente portata a formulargli il mio invito.
 
L’ho avvicinato, gli ho parlato e l’ho invitato a fare un momento di Adorazione.
 
Egli ha proseguito senza proferir parola.
 
Ma, fatti pochi passi, si è bloccato. È tornato indietro e mi ha detto con tono brusco: “Se lei ha insistito tanto, ci deve essere una ragione…..” , ed è entrato.
 
Lo Spirito soffia come e dove vuole….
 
 
Ora parlaci del camper…
 
 
Un giorno la Comunità ha ricevuto in donazione un camper per le nostre attività.
 
Ci siamo interrogati sul modo migliore di utilizzarlo e in uno spirito, anzi, Spirito, di discernimento siamo arrivati a progettare una attività che avesse al centro l’annuncio della Misericordia di Dio, come chiedeva Papa Francesco.
 

Per un Cristiano Cattolico il luogo privilegiato dell’incontro con Dio sono i Sacramenti.
 
Nello specifico il sacramento della Confessione, meglio, della Riconciliazione.
 
Con questo progetto siamo scesi in strada, con il camper rivestito di immagini tratte da episodi del vangelo e scritte esplicative per le persone che passano.
 
 
Come siete organizzati?
 
 
Innanzitutto c’è una preparazione dietro ad ogni evento, in quanto per ogni stazionamento in un luogo sono richiesti permessi da parte degli Organi comunali e di vigilanza.
 
Ogni missione viene effettuata preferibilmente nei momenti forti dell’anno liturgico come Avvento e Quaresima e anche in periodi dell’anno in cui il clima mite favorisce questo tipo di attività all’aperto; coinvolge alcuni fratelli della Comunità e il sacerdote che si rende disponibile ad amministrare il Sacramento della Riconciliazione, in tutto sei o sette persone.
 
I laici della Comunità che stazionano nei pressi del camper sono a disposizione dei passanti per un dialogo, una testimonianza, un aiuto e invitano coloro che lo desiderano ad accostarsi al Sacramento.
 
Donano gratuitamente vangeli tascabili e testi di meditazione su argomenti spirituali quali la preghiera cristiana, riflessioni sul vangelo stesso…
 
La prima esperienza si è svolta a Peschiera Borromeo, nell’area del mercato del sabato, ed abbiamo usufruito anche di un gazebo.
 
In quella occasione abbiamo fermato un centinaio di persone, donato 50 Vangeli, distribuito volantini d’invito alla nostra preghiera comunitaria settimanale.
 
C’è stata una reazione molto positiva. In tanti sono rimasti sorpresi, ma anche contenti che la Chiesa si facesse prossima, vicina alla gente.
 
Una decina di persone si sono confessate.
 
Molti ci hanno raccontato la loro vita, le loro sofferenze, confidato i loro dubbi.
 
Qualcuno ha pianto sulla nostra spalla, cercando consolazione; si sa, i motivi sono molti e diversi, ma quello che si è potuto rilevare è che si vive isolati e che la società è molto sofferente per problemi individuali (salute, lavoro, solitudine).
 
Per questo, sempre richiamando una espressione del Papa, credo che questa sia una attività da “Ospedale da campo”. In effetti potremmo anche definire il nostro camper una “autoambulanza della Misericordia”!
 
I sabati dal 29 marzo al 12 aprile di questa Quaresima saremo nella zona adiacente al Centro commerciale del Portello a Milano.
 
 
Dopo tante esperienze, è cambiato il tuo, il vostro approccio con le persone?
 
 
No, non è cambiato perché abbiamo sempre cercato di farci guidare dallo Spirito Santo, di essere discreti verso chi non gradiva essere avvicinato e rispettosi dei punti di vista degli altri.
 
 
Una domanda un po’ provocatoria: qual è secondo te in questa forma di apostolato il confine tra propaganda religiosa ed evangelizzazione?
 
 
Questa è una domanda molto interessante.
 
Il fine dell’evangelizzazione non è quello di “convincere”, ma di “farsi prossimo” in modo che l’altro si senta fratello nostro, figlio di Dio. È annunciare la Buona Novella che Dio per primo in Gesù Cristo si fa prossimo ad ogni uomo, è testimoniare che la vita è una esperienza stupenda perché Qualcuno è sceso dal Cielo per ridonarci la nostra dignità “perduta” e cammina con noi per ricondurci alla nostra vera casa dove ci aspetta un Padre che ci ama incondizionatamente e attende con trepidazione il ritorno di ogni suo figlio per condividere con lui la Sua ricchezza…
 
La propaganda, che, a parer mio, nulla ha a che vedere con l’evangelizzazione, si propone, invece, il fine di persuadere qualcuno, anche con insistenza, purtroppo anche in diversi casi con inganno, con presunzione…
 
Ma, in questo modo, non si converte proprio nessuno, perché la conversione inizia con un movimento interiore, strettamente personale, è compito dello Spirito Santo e non nostro, nel rispetto che Dio ha dei tempi e delle possibilità delle persone.
 
In sintesi, evangelizzare è spargere un seme senza sapere dove e come questo crescerà.
 
 
Ricordi un incontro particolare? Di quelli che “restano”?
 
 
Una signora, di circa quarant’anni, mi ha raccontato le sue sofferenze interiori e il suo senso profondo del peccato; mi sono sentita solidale con lei nel limite e nella miseria che ci accomuna tutti. Ci siamo abbracciate e l’incontro si è concluso nella pace reciproca.
 
Un’altra esperienza, che mi ha commossa profondamente, riguarda un uomo sulla cinquantina. Atteggiamento ostico, si intuiva una sofferenza interiore, ne percepivo la solitudine.
 
Ho iniziato a parlare con lui ed è scoppiato in un pianto dirotto.
 
L’ho sentito vicino come un fratello e gli ho parlato del Dio che consola ed è amico; ha continuato a piangere allontanandosi in fretta.
Non so cosa possa essere avvenuto in seguito, ma credo che qualcosa di doloroso si sia sciolto nel calore dell’abbraccio e, per lo meno, ha potuto sentire per qualche istante che era amato.
 
 
Non credi che questa attività potrebbe avere una maggiore efficacia coinvolgendo le parrocchie delle zone in cui vi posizionate?
 
 
Direi proprio di sì.
 
In alcuni casi ci sono stati parrocchiani che si sono affiancati e hanno collaborato con noi in diverse occasioni.
 
Prima di effettuare uscite nei vari territori della Diocesi entriamo in contatto con i Parroci per metterli al corrente di queste iniziative e, se lo ritengono opportuno, condividere con noi questa opportunità attraverso la disponibilità dei propri parrocchiani a partecipare.
 
Non sempre questo si realizza per via dei numerosi impegni dei parroci e delle molteplici attività che già vengono svolte nelle loro sedi.
 
Credo che ci sia, già da diversi anni, l’urgenza di una “Chiesa che esca di nuovo sul territorio” per farsi prossima alle persone, come vorrebbe il Papa. Ma, io direi, come vorrebbe Cristo e come è scritto a chiare lettere nel Nuovo Testamento.
 
Si è forse creato da tanti anni un “vuoto di prossimità” semplice e concreta all’uomo della strada, e questi vuoti sono stati ovviamente riempiti da altro. Un “altro” che, purtroppo, crea illusioni che portano, dopo una prima apparente soddisfazione, a solitudine, dolore, ansia, paura, disperazione.
 
Per questo è urgente una azione di “Pronto Soccorso”, per tornare alla metafora di Francesco.
 
Per questo può servire anche la nostra  “Ambulanza della Misericordia”.
 
Bice Giacalone
 
(Intervista a cura di
Giulio Fezzardini)

 

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