Verità …. Libertà

 

Hanno destato enorme stupore riguardo al caso “Cesare Battisti” le dichiarazioni della scrittrice francese Fred Vargas, che ha  pubblicamente affermato, senza giri di parole, di credere ancora nell’innocenza del suo protetto ed ex fidanzato, e questo nonostante la sua ammissione di colpevolezza. 
 
Si rimane sbigottiti, attoniti, frastornati di fronte a questa dichiarazione spavalda, ingenua e supponente, manifestazione immediata di un atteggiamento che chiama in causa il mistero del cuore dell’uomo.
 
Con queste mie parole vorrei sollecitarvi a riflettere bene su questo emblematico episodio, rivelativo dell’abisso del cuore umano. 
 
Un cuore che, di fronte all’ammissione di colpevolezza comunicata dal suo stesso autore, ovvero alla conoscenza di una verità di ordine pratico che scaturisce da un fatto reale, rimane in scacco di fronte al dilemma se accogliere la verità di questo fatto, oppure decidere in solitudine basandosi solo sulla propria autoreferenzialità.
 
Sicuramente sconcerta anche l’ingenuità comunicativa di questa paladina della libertà e della verità ideologiche di una certa Sinistra; una protagonista della protezione internazionale di Battisti, che ha impostato la sua vita nel difendere i valori in cui crede e che, dunque, non vuole arrendersi nemmeno alle parole del suo protetto che agirebbe per oscure motivazioni.
 
Sicuramente si trova di fronte a due dichiarazioni opposte del terrorista.  
 
Ma, nel frattempo, erano stati anche celebrati processi pubblici che avevano dimostrato la sua colpevolezza ancor prima della confessione.
 
Vorrei di nuovo sollecitare la vostra attenzione sulla domanda di fondo: perché non credere alla seconda versione e continuare a credere alla prima? 
 
Quali possono essere i criteri per preferire una versione piuttosto che l’altra?
 
È evidente che non possono essere che criteri di ordine affettivo.
 
Non le affermazioni, ma le intenzioni filtrate dal precedente vissuto; non il reale che appare come tale, ma una causa recondita, visto che la seconda dichiarazione, per la Vargas, è motivata dalla strategia del Battisti di prepararsi un benevolo futuro trattamento (strategia comunque supposta e non supportata da alcun indizio concreto).
 
L’origine del dilemma è purtroppo più semplice e comune di quanto si possa immaginare: 
 
non si vuole ammettere di avere sbagliato, di aver investito una gran parte della propria vita a inseguire una verità non sufficientemente fondata, l’aver accolto il Battisti più con il sentimento che con un minimo di ragionevolezza. Avergli dato fiducia, a prescindere, fondamentalmente perché portatore di rivoluzionari e condivisi astratti ideali. 
 
Possiamo anche immaginare, considerando la sua esposizione mediatica, che la Vargas sia in perfetta buona fede. 
 
Questa mia riflessione non è motivata dal proposito di condannare la “povera” Fred Vargas, ma, piuttosto, dal desiderio di imparare da questo eclatante episodio la lezione che ognuno di noi deve avere chiara davanti a sé per non rimanere vittima dei propri pregiudizi e desideri, tranello in cui anche noi spesso cadiamo.
 
La verità non possiamo definirla noi, possiamo solo riceverla aprendoci ad essa; ma, per poterlo fare, dobbiamo coltivare il sano atteggiamento del nostro limite e soprattutto purificare il nostro cuore da ogni attaccamento disordinato al nostro punto di vista:
Se rimanete fedeli alla mia parola…

conoscerete la verità e la verità vi farà liberi
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(Gv 8,31-32)

 
fra Giuseppe