USA: IL CASO DELLA MAMMA-NONNA:
STORIA DI UN PASTICCIO GENETICO


 

Negli Stati Uniti, in Nebraska, una donna di 61 anni (Cecile) ha “prestato”  il proprio utero per dare al figlio gay (Matthew) e al suo compagno (Elliot) un bambino.

Il seme è di Matthew mentre l’ovulo è di sua sorella.

Ne è nata una bambina: Uma.
 
Come si vede un bel rompicapo genetico.
 
La notizia, direi piuttosto clamorosa oltre che inquietante, è riportata fugacemente nelle brevi di cronaca, ripresa da qualche media cattolico, in un clima tuttavia di assordante silenzio da parte dei grandi mass media, carta stampata, televisioni, quelli che fanno opinione e, diciamolo, rumore.
 
Sinceramente nel commentare un fatto così aberrante ci si sente disarmati. Non si sa davvero da che parte iniziare.

È evidente che questa notizia indica innanzitutto disfunzioni affettive marcatamente vistose, patologiche, non necessariamente riconducibili alla omosessualità.

Ed è forse per questo motivo che i tanti giornalisti che si sono così impegnati, lancia in resta, nel demonizzare il tanto vituperato convegno sulla famiglia di Verona, con motivazioni molto spesso fuori dalle righe, si siano chiusi in una specie di “Religioso silenzio laico”. 
 
Di fatto guardando a questo caso non mancano le varianti sul tema. La fantasia regna sovrana. Basti pensare al caso della prima famiglia formata da tre soggetti omosessuali ufficializzata in Colombia nel 2017: la prima “famiglia poliamorosa”.
 
È evidente che quando si perde di vista il criterio generale definito dal diritto naturale, ma prima ancora, direi, da un sano, realistico buon senso, tutto diventi possibile e ammissibile.
 
Un grande filosofo e teologo ha affermato che chi non distingue confonde.
 
Essere omosessuali è una cosa.

Voler vivere insieme una relazione d’amore è altra cosa ancora.
 
Voler equiparare tutti i tipi di convivenza è una aberrazione.
 
Volere a tutti i costi un bambino così come si desidera una qualsiasi cosa è una aberrazione.
Del resto non facciamoci illusioni: anche noi, persone di fede, quando non riusciamo a distinguere i vari piani della nostra umanità, quando non riusciamo a vivere  insieme agli altri, in società, in una relazione corretta, contribuiamo anche a noi ad alimentare un clima di confusione in cui tutto, alla fine, diventa lecito e possibile.
 
In questo clima crepuscolare, dove le tenebre sembrano avanzare e sommergerci, dove ci sentiamo smarriti, confusi vi propongo carissimi di vigilare innanzitutto e di pregare con fede.

E lo propongo con particolare forza in questo momento, in cui ci accingiamo a vivere la Santa Pasqua e a celebrare ed accogliere la Luce che irrompe nel mondo.
 
Chiediamola questa Luce con tutto il nostro essere, imploriamola perché possa illuminare le tenebre e guidare il nostro cammino.
 
fra Giuseppe