I PROFETI

Introduzione
 

La Storia della Salvezza, come ci viene tramandata dalla Sacra Scrittura, è il racconto degli avvenimenti salvifici attraverso cui Dio ha condotto, oppure ha provato a condurre, la storia del popolo di Israele prima e della Chiesa poi.
 
Fino ad ora abbiamo considerato la Storia della Salvezza seguendo il criterio temporale e, avendo come criterio gli articoli della fede ebraica, abbiamo preso in considerazione e meditato i periodi dei patriarchi, dell’esodo e della monarchia.
Adesso prendiamo in considerazione la funzione e l’insegnamento che ci hanno lasciato i profeti.
Il passo successivo sarà una riflessione generale sulla figura e sul ruolo del Messia in quanto portatore e realizzatore di tutte le attese e le speranze di realizzazione del popolo eletto.
 
È opportuno ricordare che il profeta e la profezia sono parte integrante della nostra professione di fede così come lo sono per gli Ebrei e i Musulmani.
Nel “Credo” il profeta è associato all’azione dello Spirito Santo: “credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita … e ha parlato per mezzo dei profeti …“.
Quando parliamo di profeti però dobbiamo aver chiara una distinzione fondamentale tra le persone che hanno ricevuto il carisma profetico e il gruppo di libri che nella nostra Bibbia vengono indicati con tale nome (Cfr. sez. “libri profetici“, versione CEI).
 
Come “persone” i profeti sono presenti e
accompagnano tutto l’arco della Storia della Salvezza
. Iniziano infatti ad essere menzionati nel libro dei Numeri
e accompagnano tutta la Scrittura fino all’Apocalisse di San Giovanni apostolo.
Mosè è ricordato anche come il primo e il più grande dei profeti e per alcuni anche Abramo e i patriarchi devono essere considerati i profeti di Dio per l’umanità (M. Buber). In effetti il racconto biblico evidenzia chiaramente che nella missione dei Patriarchi era implicata anche la funzione profetica così come viene esplicitamente riconosciuto per Mosè.
 
Il gruppo dei “libri profetici” inserito nel canone cattolico raccoglie i profeti scrittori, mentre nel canone ebraico sono indicati anche sei libri che noi chiamiamo storici: Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 libro dei Re.
 
Attraverso tre riflessioni ci soffermeremo sulla funzione del profeta nella storia sacra facendo riferimento ai profeti scrittori.
 
Per cominciare prendiamo in esame il termine “profeta“.

 

TERMINOLOGIA

 

Il termine italiano “profeta“è la traslitterazione del greco “profétes“, un sostantivo derivato dal verbo “pròfemi“, una parola composta, tardiva, il cui significato sembra essere “proclamare esternamente, far conoscere pubblicamente, annunziare“.
 
In ebraico esistono tre diversi termini per indicare l’azione e la missione del profeta: nabi, roeh, hozeh; ognuno di questi termini mette in luce sfumature o aspetti diversi e complementari dell’attività del profeta.
 
Nabi” indica l’attività dell’araldo, di colui che annuncia e parla in nome di Dio.
 
Roeh” sottolinea il fondamento, il perché: è colui che ha ricevuto da Dio una visione: visionario, veggente.
 
Hozeh” sottolinea un’altra modalità, il come: è colui che ha fatto una esperienza estatica.
 
“I tre termini furono, almeno per il redattore biblico, sinonimi, e usati sia per i veri che per i falsi profeti” (Cfr. AA.VV. – Il messaggio della Salvezza, LDC, Vol.4 pagg. 16-18).

 

I PROFETI E LA STORIA DELLA SALVEZZA

Funzione generale

 

I profeti hanno ricevuto da Dio la capacità di conoscere il Suo piano provvidenziale a favore degli uomini, un piano che si deve attuare per mezzo del popolo eletto il quale, per volontà divina, ha una missione speciale da compiere a favore del mondo intero.
Questi uomini hanno ricevuto un carisma speciale perché possano collaborare con Dio e agire in mezzo agli uomini in modo tale che la Storia Sacra si possa realizzare secondo i Suoi dettami.
Rispetto all’andamento della storia e della comprensione limitata che hanno i loro contemporanei si trovano a vivere spesso situazioni paradossali.
 
Possono apparire a prima vista sia come innovatori che conservatori: in realtà entrambe le definizioni sono del tutto inappropriate perché rimandano a categorie solo umane.
I profeti, infatti, si muovono su un altro piano seguendo i dettami dello Spirito Santo che a volte li consiglia di assecondare la politica del potente, altre volte di opporvisi, atteggiamento che, puntualmente, porta alla loro persecuzione.
 
A volte il profeta sembra un fanatico utopista, ma puntualmente, dopo la realizzazione delle sue profezie, si scopre in realtà che egli era l’unico vero realista: “un realista pneumatico”. In alcune situazioni il profeta sembra andare contro la legge: in realtà è un mediatore “tra la legge e lo spirito, tra il diritto e la grazia, tra Mosè e il Messia”.
Il suo carisma lo rende contemporaneamente presente su due piani: quello divino, in cui le cose sono progettate, e quello umano, in cui i piani di Dio devono essere realizzati. Nel mondo e nella storia il profeta è il vicario del Sovrano assoluto e, come tale, per mezzo dei carismi, è abilitato ad essere la coscienza critica del popolo che deve continuamente istruire, ammonire, correggere, illuminare, proprio come descritto nella vocazione di Geremia:
 
Il Signore mi disse: “Non dire: Sono giovane,
ma va’ da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti”.
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
“Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare”.
(Ger 1,7-10)
 
Il profeta è un testimone privilegiato, l’unico vero testimone della storia in cui è stato collocato dallo Spirito Santo perché è in grado di leggerla e interpretarla attraverso la lente della volontà divina.
In una modalità del tutto particolare i profeti devono aiutare il popolo, soprattutto le guide politiche e religiose, a ricordare le grandi opere compiute da Dio nel passato per interpretare e vivere in modo corretto il presente e consentire, così, la preparazione del futuro di salvezza che Dio sta progettando e realizzando a favore degli uomini.
Il profeta è, così, un uomo ancorato profondamente nel presente ma, al tempo stesso, totalmente proteso verso il futuro, verso il compimento del disegno di Dio. Un disegno che in verità è già contenuto nel passato come in un seme di cui lui solo, per rivelazione, ne conosce il frutto.
Ecco perché i profeti predicano il futuro e ne sono araldi, perché il tempo a venire non è altro che lo sviluppo pieno del presente.
 
Il profeta, in sintesi, assolve una funzione a servizio di Dio e del popolo. È un compito che possiamo considerare secondo due prospettive.

 

  1. In relazione con il popolo il profeta nella Scrittura è definito come:
     
    a) guardiano del popolo.
     
    Per indicare questa funzione si utilizza il vocabolario mutuato dalla pastorizia: guardiano del gregge;
     
    b) vedetta di Jahve: terminologia tratta dal gergo militare.
     
    Il profeta è la sentinella che deve avvertire il popolo, esercito di Dio, da ogni pericolo imminente. Il profeta dunque è sempre all’erta, perché deve saper riconoscere i segni del nemico che arriva e quelli della sua presenza in mezzo al popolo;
     
    c) padre e madre del popolo: è l’attività che designa soprattutto il profetismo primitivo degli estatici. I profeti non agiscono da soli; normalmente hanno un gruppo di persone e discepoli che li seguono e che devono essere considerati anch’essi come profeti. È a questi gruppi che dobbiamo la trasmissione degli insegnamenti e la stesura per iscritto dei loro oracoli.
     
    Ogni gruppo aveva un “Nabi” che fungeva da fondatore e maestro. Poteva essere uomo o donna, come Deborah: è una funzione che potrebbe essere associata ai Patriarchi.
  2.  

  3. In relazione con Dio il profeta è definito come:
     
    a) uomo di Dio: è l’indicazione più antica e si trova esclusivamente nei libri storici. Anche Mosè e Davide hanno ricevuto questo titolo: “Ish ha ruah“, “uomo dello Spirito” (Os 9,7);
     
    b) angelo di Jahve: viene indicato così dopo l’esilio.
     
    È il messaggero di Dio, il suo inviato, ha la funzione dell’ambasciatore nei confronti del sovrano.c) il profeta servo di Dio: colui che è sempre pronto davanti al Signore per compierne il suo volere. In questo senso il profeta è inviato al popolo per comunicare i misteri divini e il suo volere.

 

Il profeta non è dunque un indovino, un mago, un uomo che ha poteri particolari, predice il futuro
ed è in grado di conoscere l’interiorità e i pensieri degli uomini, insomma un chiaroveggente come ce ne sono in tutte le religioni.
Il profeta biblico, anche se possiede tutti questi carismi, è l’ uomo che parla al posto di Dio, in suo nome e per suo conto, un uomo che ha ricevuto da Dio una investitura e un potere reale che lo abilitano ad annunciare e interpretare la Sua volontà.
 
Il profeta riceve direttamente da Dio una parola e la sua corretta interpretazione pratica che è in grado di comunicare con certezza al popolo di cui, come abbiamo detto, si sente guardiano, vedetta e padre e tale comunicazione può riguardare il passato il presente e il futuro.

 

Caratteristiche della profezia biblica

 

  • è una comunicazione dal mondo divino a quello terreno attraverso un intermediario, il profeta, che parla a nome di Dio;
  • è ricevuta attraverso un’illuminazione interiore, o ispirazione, avuta per mezzo di estasi, visione, o sogno;
  • è un’illuminazione che contiene una manifestazione immediata del contenuto e quindi non richiede ulteriori interpretazioni;
  • è un messaggio non richiesto (a differenza dalla divinazione che viene invece suscitata);
  • può essere esortativa e ammonitoria piuttosto che consolatoria.

 

Funzione teologica e spirituale del profeta

 

La funzione teologica, dottrinale, spirituale del profeta è quella di essere l’interprete accreditato e infallibile della verità: della verità teoretica, cioè la verità su Dio, e della verità pratica, cioè come si deve stare davanti a Dio, come si realizza la nostra umanità.
 
Dal nostro punto di vista questo suo insegnamento può
essere declinato secondo tre direttrici che costituiscono la base di tutta la religione ebraica che successivamente è passata, sebbene trasfigurata nel Cristianesimo, attraverso la predicazione del Profeta e Messia Gesù il Figlio di Dio.

 

  1. Insegnamento sul monoteismo etico
  2. Insegnamento sul vero culto a Dio
  3. Insegnamento sulla giustizia sociale

 
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