Padre Raniero Cantalamessa, Sacerdote e Frate cappuccino, Professore e Predicatore della Casa Pontificia offre a tutta la Chiesa le prediche di Avvento per aiutarci ad entrare nel Mistero ed accogliere con il cuore e con la vita la venuta del Signore.

 
 

BEATA COLEI CHE HA CREDUTO!
1^ predica di Avvento 2019

 

Ogni anno la liturgia ci prepara al Natale con tre grandi guide: Isaia, Giovanni Battista e Maria; il profeta, il precursore, la madre. Il primo lo annunciò da lontano, il secondo lo additò presente al mondo, la madre lo portò in grembo. Per questo Avvento 2019 ho pensato di affidarci interamente alla Madre. Nessuno meglio di lei ci può predisporre a celebrare spiritualmente la nascita del Redentore.
Lei non ha celebrato l’Avvento, lo ha vissuto nella sua carne; come ogni donna incinta, Maria sa cosa significa essere “in attesa” e può aiutare anche noi ad attendere, in senso forte ed esistenziale, la venuta del nostro Redentore. Contempleremo la Madre di Dio nei tre momenti nei quali la stessa Scrittura ce la presenta al centro degli avvenimenti : l’Annunciazione, la Visitazione e il Natale.
 
“ Eccomi, sono la serva del Signore… “
Iniziamo dall’Annunciazione. Quando Maria giunse da Elisabetta, questa l’accolse con grande gioia e, “piena di Spirito Santo”, esclamò: Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore (Lc l, 45). L’evangelista san Luca si serve dell’episodio della Visitazione come di un mezzo per portare alla luce ciò che si era compiuto nel segreto di Nazareth e che solo nel dialogo con un’interlocutrice poteva essere manifestato e assumere un carattere oggettivo e pubblico.
 
La cosa grande che è avvenuta a Nazareth, dopo il saluto dell’angelo, è che Maria “ha creduto“ ed è diventata così “Madre del Signore“.
Non c’è dubbio che questo aver creduto si riferisce alla risposta di Maria all’angelo: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto (Lc 1, 38). Con queste poche e semplici parole si è consumato il più grande e decisivo atto di fede nella storia del mondo. Questa parola di Maria rappresenta il vertice di ogni comportamento religioso davanti a Dio.
 
Con questa sua risposta – scrive Origene – è come se Maria dicesse a Dio: “Eccomi, sono una tavoletta da scrivere: lo Scrittore scriva ciò che vuole, faccia di me ciò che vuole il Signore di tutto” . Egli paragona Maria alla tavoletta cerata che si usava, al suo tempo, per scrivere. Maria, diremmo noi oggi, si offre a Dio come una pagina bianca, sulla quale egli può scrivere tutto ciò che vuole.
“In un istante che non tramonta mai più e che resta valido per tutta l’eternità, la parola di Maria fu la parola dell’umanità e il suo “sì”, l’amen di tutta la creazione al “sì” di Dio “ (K. Rahner). In lei è come se Dio interpellasse di nuovo la libertà creata, offrendole una possibilità di riscatto. È questo il senso profondo del parallelismo: Eva – Maria, caro ai Padri e a tutta la tra-dizione. “Ciò che Eva aveva legato con la sua incredulità, Maria l’ha sciolto con la sua fede“.
 
Dalle parole di Elisabetta: “Beata colei che ha creduto”, si vede come già nel Vangelo, la maternità divina di Maria non è intesa soltanto come maternità fisica, ma come ma¬ternità anche spirituale, fondata sulla fede. Su ciò si basa sant’Agostino quando scrive: “La Vergine Maria partorì credendo, quel che aveva concepito credendo… Dopo che l’angelo ebbe parlato, ella, piena di fede (fide plena), concependo Cristo prima nel cuore che nel grembo, rispose: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola “ 6. Alla pienezza di grazia da parte di Dio, corrisponde la pienezza della fede da parte di Maria; al “gratia plena“, il “fide plena“.
 
Sola con Dio
 
A prima vista, quello di Maria fu un atto di fede facile e perfino scontato. Diventare madre di un re che avrebbe regnato in eterno sulla casa di Giacobbe, madre del Messia! Non era quello che ogni fanciulla ebrea sognava di essere? Ma questo è un modo di ragionare assai umano e carnale. La vera fede non è mai un privilegio o un onore, ma è sempre un po’ un morire, e così fu soprattutto la fede di Maria in questo momento. Anzitutto, Dio non inganna mai, non strappa mai alle creature dei consensi surrettiziamente, nascondendo loro le conseguenze, ciò cui andranno incontro.
Lo vediamo in tutte le grandi chiamate di Dio. A Geremia preannuncia: Ti muoveranno guerra (Ger l, 19) e di Saulo, dice ad Anania: Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome (At 9, 16). Solo con Maria, per una missione come la sua, avrebbe agito diversamente? Nella luce dello Spirito Santo, che accompagna la chiamata di Dio, ella ha certamente intravisto che anche il suo cammino non sarebbe stato diverso da quello di tutti gli altri chiamati. Del resto, Simeone, ben presto, darà espressione a questo presentimento, quando le dirà che una spada le avrebbe trapassato l’anima.
Ma già sul piano semplicemente umano, Maria viene a trovarsi in una totale solitudine. A chi può spiegare ciò che è avvenuto in lei? Chi le crederà quando dirà che il bimbo che porta nel grembo è “opera dello Spirito Santo“? Questa cosa non è avvenuta mai prima di lei e non avverrà mai dopo di lei. Maria conosceva certamente ciò che era scritto nella legge di Mosè, e cioè che la fanciulla che al momento delle nozze non fosse stata trovata in stato di verginità, doveva essere fatta uscire all’ingresso della casa del padre e lapidata dalla gente del villaggio (cfr. Dt 22, 20 s).
 
Noi parliamo volentieri oggigiorno del rischio della fede, intendendo, in genere, con ciò, il rischio intellettuale; ma per Maria si trattò di un rischio reale! Carlo Carretto, nel suo libretto sulla Madonna, intitolato Beata te che hai creduto (Ed. Paoline 1986), narra come giunse a scoprire la fede di Maria. Quando viveva nel deserto, aveva saputo da alcuni suoi amici Tuareg che una ragazza dell’accampamento era stata promessa sposa a un giovane, ma che non era andata ad abitare con lui, essendo troppo giovane. Aveva collegato questo fatto con quello che Luca dice di Maria. Perciò ripassando, dopo due anni, in quello stesso accampamento, chiese notizie della ragazza.
 
Notò un certo imbarazzo tra i suoi interlocutori e più tardi uno di loro, avvicinandosi con grande segretezza, fece un segno: passò una mano sulla gola con il gesto caratteristico degli arabi quando vogliono dire: “E stata sgozzata“.
Si era scoperta incinta prima del matrimonio e l’onore della famiglia esigeva quella fine. Allora ripensò a Maria, agli sguardi impietosi della gente di Nazareth, agli ammiccamenti, capì la solitudine di Maria, e quella notte stessa la scelse come compagna di viaggio e maestra della sua fede .
 
Maria è l’unica ad aver creduto “in situazione di contemporaneità”, cioè mentre la cosa accadeva, prima di ogni conferma e di ogni convalida da parte degli eventi e della storia . Ha creduto in totale solitudine. Gesù disse a Tommaso: Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Gv 20, 29): Maria è la prima di coloro che hanno creduto senza aver ancora visto.
 
Di Abramo, in una situazione simile, quando anche a lui fu promesso un figlio benché in tarda età, la Scrittura dice, quasi con aria di trionfo e di stupore: Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia (Gn 15, 6). Oh, quanto ciò ora si dice più trionfalmente, presso di noi, di Maria! Maria ebbe fede in Dio e ciò le fu accreditato come giustizia. Il più grande atto di giustizia mai compiuto sulla terra da un essere umano, dopo quello di Gesù, che però è anche Dio.
 
San Paolo dice che Dio ama chi dona con gioia (2 Cor 9, 7) e Maria ha detto a Dio il suo “ sì “ con gioia. Il verbo con cui Maria esprime il suo consenso, e che è tradotto con “ fiat “ o con “ si faccia “, nell’originale, è all’ottativo (génoito); esso non esprime una semplice rassegnata accettazione, ma vivo desiderio. Come se dicesse: “ Desidero anch’io, con tutto il mio essere, quello che Dio desidera; si compia presto ciò che egli vuole “. Davvero, come diceva sant’Agostino, prima ancora che nel suo corpo ella concepì Cristo nel suo cuore.
 
Ma Maria non disse “fiat” che è parola latina; non disse neppure “ génoito “ che è parola greca. Che cosa disse allora? Qual è la parola che, nella lingua parlata da Maria, corrisponde più ‘ da vicino a questa espressione? Cosa diceva un ebreo quando voleva dire “ così sia “? Diceva “ amen! “ Se è lecito cercare di risalire, con pia riflessione, all’ipsissima vox, alla parola esatta uscita dalla bocca di Maria – o almeno alla parola che c’era, a questo punto, nella fonte giudaica usata da Luca -, questa deve essere stata proprio la parola “ amen “. Amen – parola ebraica, la cui radice significa solidità, certezza – era usata nella liturgia come risposta di fede alla parola di Dio. Ogni volta che, al termine di certi Salmi, nella Volgata si legge “ fiat, fiat “ (nella versione dei Settanta: génoito, génoito), l’originale ebraico, cono¬sciuto da Maria, porta: Amen, amen!
 
Con l’Amen si riconosce quel che è stato detto come parola ferma, stabile, valida e vincolante. La sua traduzione esatta, quando è risposta alla parola di Dio, è questa: “Così è e così sia“. Indica fede e obbedienza insieme; riconosce che quel che Dio dice è vero e vi si sottomette. E dire “ sì “ a Dio. In questo senso lo troviamo sulla bocca stessa di Gesù: “ Sì, amen, Padre, perché così è piaciuto a te… “ (cf Mt 11, 26). Egli anzi è l’Amen personificato: Così parla l’Amen… (Ap 3, 14) ed è per mezzo di lui che ogni altro “ amen “ pronunciato sulla terra sale ormai a Dio (cf 2 Cor l, 20). Come il “ fiat “ di Maria precorre quello di Gesù nel Getsemani, così il suo “amen” precorre quello del Figlio. Anche Maria è un “ amen” personificato a Dio.
 
Nella scia di Maria
 
Come la scia di un bel vascello va allargandosi fino a sparire e a perdersi all’orizzonte, ma comincia con una punta, che è la punta stessa del vascello, così è dell’immensa scia dei credenti che formano la Chiesa. Essa comincia con una punta e questa punta è la fede di Maria, il suo “ fiat “. La fede, unitamente alla sua sorella, la speranza, è l’unica co¬sa che non comincia con Cristo, ma con la Chiesa e perciò con Maria, che ne è il primo membro, in ordine di tempo e in ordine di importanza. Gesú non può essere il soggetto della fede cristiana perché ne è l’oggetto. La lettera agli Ebrei ci dà una lista di colo¬ro che hanno avuto fede: Per fede Abele… Per fede, Abramo…
 
Per fede, Mosè… (Eb 11, 4 ss). Ma questa lista non include Gesù. Gesù è chiamato “autore e perfezionatore della fede” (Eb 12, 2), non uno dei credenti, sia pure il primo.
 
Per il solo fatto di credere, noi ci troviamo dunque nella scia di Maria e vogliamo ora approfondire cosa significa seguire davvero la sua scia. Nel leggere ciò che riguarda la Madonna nella Bibbia, la Chiesa ha seguito, fin dal tempo dei Padri, un criterio che si può esprimere così: “Maria, vel Ecclesia, vel anima “, Maria, ossia la Chiesa, ossia l’anima.
 
Il senso è che quello che nella Scrittura si dice specialmente di Maria, va inteso universalmente della Chiesa e ciò che si dice universalmente della Chiesa va inteso singolarmente per ogni anima credente…..

 

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