Dalla malavita a testimone di Cristo:
una testimonianza forte di conversione

Cresciuto senza padre nei quartieri miseri di Miami e iniziato dalla madre ai riti spiritisti, Rene Martinez diventò uno dei personaggi più noti della malavita degli anni ’90, e diventò in seguito un lottatore professionista. La conversione della madre al Cristianesimo e la sua incessante preghiera per la conversione del figlio hanno lasciato un segno invisibile che a poco a poco ha cambiato il cuore, trasformandolo in un evangelizzatore di delinquenti e prostitute: «Se il Signore ha fatto questo con me può farlo con chiunque».

 
 
Ci sono delle vite che paiono così irredimibili da far pensare che un cambiamento sia qualcosa di più impossibile di miracoli come quello in cui nella Spagna del ‘600 un contadino, a cui era stata amputata la gamba, vide l’arto ricomparire per intercessione della Madonna del Pilar.
 Una di queste vite è quella di Rene Martinez, noto come “Level”, leggenda metropolitana della malavita di Miami fra l’inizio degli anni ’90 e i primi del 2000. A raccontare la sua vicenda, insieme a quella di una città che allora era la più pericolosa d’America, per via del fenomeno delle bande di giovani latinoamericani legate alla spaccio di droga, è un documentario, “The Warrior Level”, che racconta come una vita d’inferno possa tramutarsi in un anticipo di Paradiso.
 
Il documentario comincia con le immagini dei pestaggi e le sparatorie fra ragazzi immortalate dai telegiornali di allora. Non mancano le rapine nelle case dei ricchi, il traffico di armi e di droga con ragazzini più armati della polizia federale e che nelle faide fra bande si trasformavano in assassini. La cronaca di allora parlava anche di Rene, entrato e uscito dal carcere più volte e capo di una delle più grosse gang della città, la Latin Syndicate composta da ben 300 affiliati.
 
«Ti porto nel viaggio della mia vita», spiega Rene nel documentario. Lui che dovrebbe «essere morto o in prigione: sono andato spesso in prigione, la mia vita era un inferno, sono quasi morto in diverse occasioni, ma per qualche motivo sono qui e devo essere stato scelto». Scelto dopo un abisso di male commesso, dopo aver alimentato per anni, ogni giorno, una violenza dalle conseguenze incalcolabili?
 
A rispondere è sua mamma, che ricorda quando a 14 anni il figlio rischiò la vita, finendo in coma dopo un incidente causato da una fuga dalla polizia: «Mi dissero che sarebbe potuto morire, quel giorno capii in che cosa si era infilato mio figlio», che, spiega lui, risvegliatosi aveva «la faccia distrutta, le ossa distrutte, ero in carrozzina e non sapevo se avrei mai più camminato».
 
Insomma il ragazzino era «vivo per miracolo» secondo la madre, ma «non imparai da questo fatto», aggiunge Rene, che ignorò così il primo tentativo di Dio di salvarlo. «Quando mi alzai tornai in strada», facendo carriera nella malavita in cui rimase per ben ventitré anni, che coincisero con quelli di preghiere della madre per la sua conversione, ma per cui «io pensavo fosse pazza».
 
Quale disagio portava in strada tanti giovani e quale ribellione poteva rendere un ragazzino tanto forte da diventare un leader rispettato dai peggiori criminali di Miami, lo spiega sempre la madre: «Quando nacque era un giorno bellissimo, erano le 4 del pomeriggio, ero al Jackson Memorial Hospital di Miami, quando aveva quattro anni era un bambino stupendo…ma crebbe con la nonna che si prendeva cura di lui».
 
Infatti, la giovane ventenne fuggita da un partner violento era decisa a non perdere quello che le luci della Miami di quegli anni offriva ai giovani: «Il mio pensiero erano le belle macchine, erano gli anni ’80 a Miami che diventava sempre più agitata dalla droga per le strade, dai soldi che giravano…tutto ciò era parte della mia vita che spendevo così invece che stare con mio figlio…la mia priorità era lavorare per fare soldi e andare alle feste». Pochi anni dopo la droga, i soldi e il sesso avrebbero alimentato la criminalità e le gang che resero la città la capitale degli omicidi degli Stati Uniti.
 
Spiega Rene: «Ricordo che da piccolo vedevo queste immagini in tv (delle gang, ndr)…mio papà non c’era mia mamma si preoccupava delle feste». Un vuoto che rendeva quelle immagini un riempitivo pericolosissimo. Soprattutto quando la situazione peggiorò con la madre che cominciò a seguire lo spiritismo per cui «una volta sacrificò gli animali, lo faceva insieme ad altre persone, facevano cose da streghe.
 
Mi ricordo che avevo cinque anni, quando fui cosparso di sangue di animali sacrificali: quel giorno cominciai a vedere i demoni» che «presero il comando della mia vita». La donna ricorda il figlio «spaventato a morte dai rituali, ma questa era la mia religione». Solo ora Rene, che fu ammesso nella Latin Syndicate gang la notte di Halloween, ha capito che sua madre «giocava con il diavolo».
 
Inoltre la donna, senza casa, aprì una videoteca che diventò di fatto la loro dimora: «Mi vergognavo di dire che non avevo una vera casa», spiega lui. Ma il piccolo non aveva ancora visto il peggio. Un giorno, mentre il figlio è in strada, la donna cerca di uccidersi: «Rene arrivò e mi vide…chiamò l’ambulanza…».
 
La madre si salvò e grazie ad una persona vicina si convertì al cristianesimo, cominciando a chiedere lo stesso per il figlio. «Gesù Cristo mi toccò e mi rese nuova – spiega lei – non avevo fatto nulla, ma con le dipendenze che avevo (alcool e droga, ndr) non pensavo ci fosse più pace per me». Rene invece ricorda le scuole superiori della città piene di affiliati alle gang, per cui «c’erano molti omicidi davanti alle scuole» e «molti amici morti».
 
In quegli anni la Latin Syndicate gang diventava la più nota e temuta di Miami, tanto che non era facile avere i requisiti per essere accettati, ma quando il suo leader fu condannato a 12 anni di carcere, «il capo divenni io». Così all’inizio degli anni ’90, il nome di Rene, noto come “Level”, sarà spesso sulla bocca della polizia, come spiegano alcuni agenti intervistati nel documentario.
 
«Quando avevo 17 anni – continua lui – feci un’alleanza con un’altra banda…C’erano regole e se uno non le rispettava veniva puntato». Un poliziotto racconta che «ricevevamo telefonate dall’ospedale… spesso la ragione per cui un ragazzo era lì era che aveva cercato di uscire dalla gang ed era stato pestato così duramente da finire in ospedale». La voce della mamma di Rene si rompe ricordando che «la maggioranza dei suoi amici sono morti, altri sono in carrozzina e il resto è in carcere a vita».
 
Sì, conferma, l’ex delinquente, «sono tutti andati, questa è la vita in una gang, non c’è futuro», perciò quando gli nacque una figlia «cominciai a rallentare, aprii una barbieria», ma senza lasciare davvero la strada: «Ero così cieco che non vedevo che la vita poteva essermi portata via all’istante».
Ma Dio non aveva mai mollato il ragazzo, anche se alla madre, che però non smetteva di sperare nonostante il figlio peggiorasse, non doveva apparire proprio così. Invece sì, conferma Rene, «Dio aveva posto una grazia straordinaria su di me», anche se ancora non si vedeva…
da La Nuova Bussola Quotidiana

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