Il Libro dei Salmi:
la Torah orante

 

Il Salterio è un libro biblico e, come gli altri libri biblici, inizia, si chiude e procede di capitolo in capitolo dall’inizio fine. Non è semplicemente un’antologia di testi indipendenti l’uno dall’altro, è un cammino unitario: i singoli testi sono stati cuciti bene insieme per formare un’unità.
 
Si tratta di centocinquanta componimenti non separati, ma raccolti e fusi seguendo criteri molto intelligenti.
 
È importante entrare nella lettura e nella conoscenza dei salmi riconoscendo che il Salterio non viene mai letto nella sua interezza, perché siamo abituati a prendere dei testi qua e là, il che è anche giusto, ma è più corretto farlo quando si conosce tutto il libro. Anche di un romanzo si può leggere una sola pagina – perché viene in mente quel particolare, quel personaggio, quell’episodio – e allora si estrapola dall’insieme quel dettaglio, ma questo sistema funziona solo se si conosce tutto il testo altrimenti il particolare isolato perde significato.
 
Il Libro dei Salmi è stato organizzato nella forma in cui noi lo conosciamo negli ultimi secoli prima di Cristo. Ciò non significa che questo materiale sia stato scritto tutto nel II secolo a.C.: ci sono delle perle molto antiche, così come ci sono dei testi molto recenti.
 
Sono presenti testi delle varie epoche, dal 1000 a.C. – epoca di Davide – fino al II secolo: quindi il salterio è un’antologia di ottocento anni di poesia ebraica. È logico e naturale che vi siano differenze fra i vari componimenti.
 
Si tratta di un’antologia all’interno della quale c’è molto materiale disparato, appartenente a generi letterari diversi.
 
Questo materiale, però, è stato armonizzato in una realtà letteraria unitaria.
 
Idealmente, tutto o quasi è stato attribuito a Davide: ci accorgeremo, leggendo con calma i testi, che si fa riferimento a diversi altri autori, ma questo nulla toglie al fatto che una buona parte dei componimenti del Libro dei Salmi è attribuita a Davide. Ciò non significa che li abbia scritti Davide di proprio pugno: significa che sono legati al personaggio di Davide o ispirati alla sua figura.
 
Ora, Davide è diventato il modello del Messia, tanto è vero che il Messia viene riconosciuto come il “figlio di Davide”.
 
Dire che i Salmi sono di Davide significa affermare che riguardano il Messia.
 
Davide è l’antico re, prototipo del re futuro, l’atteso.
 
I Salmi parlano a nome di Davide e parlano di Davide.
 
Cerchiamo di superare l’idea che il nome proprio indichi un uomo particolare: quando si dice “Davide” non dobbiamo pensare all’uomo storico, bensì al “Re ideale”, cioè il Messia.
 
I Salmi contengono la preghiera del Messia e al tempo stesso parlano del Messia.
 
Quando noi riconosciamo che il Messia è Gesù, applichiamo i Salmi a Gesù.
 
Il Salterio è un libro biblico che contiene la Parola di Dio.
 
Quando noi leggiamo i Salmi, in primis non stiamo dicendo qualcosa a Dio, bensì stiamo ascoltando la Parola che Dio rivolge a noi.
 
Pregare con i Salmi ci insegna che la preghiera è soprattutto ascolto.
 
Io medito i Salmi per imparare a vivere, questa è la metodologia.
 
Il Salterio è una strada educativa per la vita, è un cammino di formazione.
 
È un cammino che fa passare il lettore attraverso situazioni diverse per portarlo a una maturazione, a una crescita.
 
Consideriamo il Salmo 1:
 
non è una preghiera, non è una richiesta e non è una lode.
 
È una sintesi sapienziale in cui si riconosce la beatitudine dell’uomo “che si compiace della legge del Signore e la medita giorno e notte”.
 
Se farà questo, sarà simile a un “albero piantato vicino ai corsi d’acqua” che quindi non soffre la sete, non patisce la carestia, attinge linfa, produce buone foglie e buoni frutti.
 
Dall’altra parte c’è invece la strada degli empi, quelli che si credono autosufficienti: “sono come la pula”, lo scarto del grano leggero che viene portato via dal vento e non reggeranno nel giudizio.
 
L’ultimo versetto mette dunque a confronto la strada dei giusti e la strada degli empi: “Il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre il cammino degli empi va in rovina”.
 
Il Salmo 1 è un programma, è l’introduzione tematica a tutto il Salterio, ed è stato messo all’inizio proprio perché, in quanto apertura, ci dice il contenuto sapienziale del Salterio.
 
Si tratta del cammino proprio di quelli che si chiamavano chassidim: è un nome che è venuto in uso negli ultimi anni prima di Cristo, che si trova molte volte nei Salmi e che viene tradotto in italiano, in genere, con fedeli o santi. È il termine che indica le persone amate da Dio, che si sentono amate e ricambiano una relazione d’amore.
 
Questo movimento spirituale dei chassidim è all’origine del libro che chiamiamo Salterio: è un’antologia elaborata da questi saggi scribi che hanno costituito un manuale di formazione per il loro movimento. Movimento indica bene questo itinerario che i chassidim intendono fare attraverso la preghiera dei Salmi.
 
All’interno dei vari Salmi è possibile rintracciare quattro formule conclusive: si chiamano dossologie, cioè rendimenti di gloria.
 
Quattro Salmi dunque contengono delle vere e proprie conclusioni: alla fine del Salmo 40 finisce la prima tappa. Poi troviamo un’altra conclusione al Salmo 71. Poi al Salmo 88 dove finisce la terza tappa e infine al Salmo 105.
 
I 150 Salmi risultano così divisi in cinque blocchi che chiamiamo libri.
 
Il Salterio è così diviso in cinque libri come la Torah: è dunque la Torah orante.
 
I Salmi tendono fortemente al Messia, sono il libro biblico più messianico di tutto l’Antico Testamento.
Ecco perché questa comunità o movimento è stato appoggiato e condiviso da Gesù stesso e dai suoi discepoli.
 
Gesù parte da questo movimento e i suoi discepoli condividono lo stile e la mentalità del Salterio.
 
Gesù adopera i Salmi per pregare. Gesù ha pregato con i Salmi durante tutta la sua vita terrena e ha insegnato ai suoi discepoli a fare altrettanto. Gli apostoli hanno ereditato da Gesù questo metodo e l’anno utilizzato.
 
La Chiesa cristiana è nata pregando con i Salmi.
 
L’anno dopo la morte di Gesù gli apostoli non avevano ancora nessuno strumento liturgico cristiano, però avevano i Salmi di passione, di sofferenza: li hanno cercati e li hanno adoperati mettendosi nei panni di Gesù sofferente. Poi, hanno celebrato la Pasqua di Resurrezione, cercando dei Salmi di lode e di ringraziamento, e hanno dato voce al Messia risorto.
 
Dall’inizio fino a oggi, sempre dovunque, tutti i cristiani hanno adoperato i Salmi come preghiera: sono la preghiera fondamentale. 

prof.ssa Ebe Faini Gatteschi
filosofa e docente