ILDEGARDA DI BINGEN E SARA SALVADORI: DUE DONNE SI INCONTRANO.
 
Intervista a Sara Salvadori

 
 

L’intervista è stata realizzata a seguito di un incontro con un libro e con la sua Autrice.
 
Il libro: HILDEGARD VON BINGEN – Viaggio nelle immagini (Skira Editore).
 
L’Autrice: Sara Salvadori.

 
 

INTRODUZIONE

 
Ho incontrato Sara a Firenze nel settembre 2019. Ma quella che doveva esser “solo” una intervista è diventata in realtà molto altro.
 
Chi sono Hildegard e Sara?
 
Hildegard, tedesca (1098-1179), è una figura singolare, ricchissima.
 
Fin da piccola accusa malesseri interiori con ricadute fisiche che si riveleranno anticipo delle rivelazioni divine che avrà nella sua vita.
 
Entra in convento ma ne uscirà per formare una congregazione rivoluzionaria per i tempi in cui le sue “suore” vivono la loro vocazione di fede in armonia con la propria dimensione femminile (per esempio le loro vesti sono colorate, i capelli lunghi) valorizzata nell’intelligenza, sensibilità, creatività, tenacia, carità, altruismo e gioia che sono peculiari dell’universo femminile.
 
Hildegard ha molti doni che la portano ad essere non solo donna di grande spiritualità – sarà predicatrice itinerante accolta e ascoltata in cattedrali e corti, amica e consigliera spirituale di Federico Barbarossa – ma anche scienziata, studiosa delle erbe e medico, musicista, letterata. Il tutto in un costante, totale rapporto col divino che ne fa un riferimento per la spiritualità di ogni tempo.
 
Hildegard è santa e viene proclamata dottore della Chiesa (nomina di Papa Benedetto XVI nel 2012).
 
Mondi diversi si sono interessati a lei: il movimento femminista, il mondo New Age, il mondo delle cure naturali, della musica, talune volte cogliendo e mettendo in luce aspetti sorprendenti della sua opera e della sua vita, altre volte frammentandone la poliedricità o leggendola in maniera esclusiva e strumentale.
 
Intendiamoci, Hildegard è tutto questo.
 
Ma le classificazioni sono per se stesse arbitrarie e parziali, perché mancano dell’Unicum di cui sono espressione: Dio.
 
Hildegard è innanzitutto una donna di Dio, visitata da Dio di cui è diventata voce e strumento nel tempo e nella storia, ieri e oggi.
 
Perché la sua prospettiva apocalittica (intesa come rivelazione di Dio nel tempo e nella storia), è più che mai attuale.
 
Le sue visioni tradotte in opere letterarie e miniate come Scivias (“Conosci le vie”), Liber vitae meritorum e Liber Divinorum Operum, sono veri e propri itinerari nella via della salvezza.
 
E qui entra in campo Sara Salvadori.
 
In Scivias in particolare, protagonista nell’opera della Salvadori, la parola di Hildegard viene superata dalle immagini messe su carta da splendide miniature, delle visioni, rivelazioni ricevute da Hildegard.
 
Una visione davvero plastica di cui la Salvadori si fa interprete, e leggendo l’intervista se ne capirà il perché.
 
È un messaggio assolutamente contemporaneo e urgente quello della mistica tedesca (cattolica ma amata anche dal mondo protestante), visto lo smarrimento che sta vivendo oggi l’umanità, che, paradossalmente, ci arriva da un periodo storico come il Medioevo bollato come buio e retrogrado!
 
Si capisce allora perché un Papa Benedetto, non certo incline a suggestioni semplicistiche o emotive, l’abbia fatta dottore della Chiesa.
 
Dove “Dottore”, per la chiesa, non è il laureato che si è formato sui libri ma colui che, magari analfabeta (santa Caterina da Siena è stata una autodidatta), si è talmente imbevuto della Sapienza divina da diventarne amplificatore e diffusore per l’umanità di ieri, oggi e domani.
 

L’Autrice: SARA SALVADORI

 

Chi è Sara?
 
È un’altra donna. Molte sono le donne che contribuiscono alla nascita di questo progetto, chiamarlo libro è limitativo.
 
Sara vive a Firenze, è musicista, violista, è sposa e madre.
 
È una donna sensibile, aperta alla vita, umile, nel senso elevato (non è un ossimoro) del termine.
 
E poiché Dio vuole persone davvero umili per comunicarsi nel mondo, non è un caso che per far conoscere una Sua figlia come Hildegard abbia scelto lei.
 
 
IL LIBRO

 

Oltre due duecento pagine in grande formato (ca 24 x 32 cm), ricca di illustrazioni, una opera di editoria di pregio, HILDEGARD VON BINGEN. Viaggio nelle Immagini, Edito da SKIRA si può definire uno studio sistematico su un’opera centrale della mistica: Scivias.
 
Questo lavoro è destinato a diventare uno strumento imprescindibile per ogni studioso che si voglia accostare alla figura di questa santa, un vero e proprio “dizionario simbolico”.
 
Siamo nel 1138, Hildegard, quarantenne, sente una voce che le impone di mettere per iscritto delle visioni.
 
Tra il 1141 e la morte vedono la luce:
 
Scivias (“conosci le vie“), il Liber vitae meritorum e il Liber divinorum operum.
 
Scivias  raccoglie le prime ventisei. 
 
Circa seicento pagine, 150.000 parole, trentacinque illustrazioni miniate delle visioni, l’opera si sviluppa in tre parti:
 
Protestificatio (prologo): Introduzione di Hilldegard;
 
Prima parte: 6 visioni – 8 miniature: LA PIETRA;
 
Seconda parte: 7 visioni – 9 miniature: LA FIAMMA;
 
Terza parte: 13 visioni – 17 miniature: LA PAROLA.
 
Potremmo definire Scivias una autentica guida per arrivare alla propria, personale salvezza e anche la descrizione del cammino della fraternità verso la costruzione della Chiesa.
 
Il linguaggio testuale e visivo è profetico e simbolico.
 
L’opera della Salvadori ci accompagna passo per passo all’interno di questo scritto, come tenendo la bussola per un cammino non facile.
 
Cammino non facile ma affascinante.
 
Reso ancora più affascinante da un approccio lontano dalle dinamiche testuali, dialettiche e, diciamolo, spesso superficiali del nostro tempo. È una lettura/visione dal sapore antico che dopo poche righe cattura e coinvolge, si rivela straordinariamente attuale e lascia un segno profondo nell’anima.
 
 

INTERVISTA
 
 
Sara, dimmi di te, come è nata questa tua relazione, credo che la possiamo definire così, con Hildegard?
 
 
Era il 2011; don Giorgio Mazzanti ci invita a scegliere una figura di santo da sottoporre ai ragazzi del cammino per la Cresima. Scelta non facile.
 
Così vado in libreria, mi trovo all’orario di chiusura alle Paoline e, quasi al volo, scelgo un libro sui santi, una specie di raccolta di biografie: “Mille campioni di Dio”.
 
Riportava, oltre una breve biografia, anche degli stralci di testo di citazione dalle Opere.
Ad un certo punto, sfogliandone le pagine, leggo di questa figura di santa. Una donna estremamente fragile nella salute del corpo, ma allo stesso tempo forte, riferimento per le sue consorelle, guida profetica per le persone.
 
Capisco che non è adatta ai ragazzi, ma tra me dico: “qui c’è qualcosa”.
 
Il mattino dopo, arrivata all’abbazia di San Miniato al Monte, mi soffermo a guardare la  vetrina del negozio dei monaci benedettini.
 
Era dedicata totalmente ad Hildegard di Bingen. Libri, cd, pietre. Un allestimento provvisorio, mai più ripetuto.
 
Una strana sensazione. Una sensazione fisica. Sorpresa sì, ma anche altro. Non avevo mai sentito parlare di lei e in meno diventiquattro ore questi due strani momenti…
 
Inizia tutto con un piccolo tarlo.
 
Scendo in città, vado di nuovo in libreria e cerco qualche cosa di lei.
 
All’epoca tenevano il “Divinorum” tradotto in italiano. Lo apro e mi scontro con un linguaggio apocalittico. Una lettura troppo difficile per me.
 
Decisi di lasciar perdere. Ma questo tarlo non mi mollava.
 
Succede poi che in una riunione in parrocchia il sacerdote parla proprio della vocazione dei santi che spesso vengono catturati da una frase, da una parola, e ne fanno la bussola della loro vita.
 
Ho raccontato allora di questo mio pensiero fisso su Hildegard che non mi mollava.
 
Don Giorgio Mazzanti, interrompe la riunione e mi porta nel suo studio.
 
Mi consegna una copia del “Divinorum” illustrata con preziose miniature dicendomi serio:
 
“Devi andare avanti perché Ildegarda è importante. È un messaggio per noi contemporanei…”
 
Poi mi segnala una persona che si occupa di pietre, cui Hildegard dedica speciale attenzione considerandole la rappresentazione in natura più alta del divino.
 
Così ci troviamo ad allestire un racconto sulla vita e le opere di Hildegard nel periodo di Avvento; un allestimento con immagini, suoni, una voce narrante e una voce che interpreta Hildegard leggendo brani dei suoi testi. Fin da allora la centralità della sua parola.
 
Un momento molto intenso, molto bello. Una esperienza ricca.
 
 
E le immagini? le miniature di Scivias? Come ci sei arrivata?
 
 
Allora non lo immaginavo. Era solo l’inizio di questo cammino con Hildegard.
 
Poco tempo dopo alla Pergola uno spettacolo su di lei. Ci vado, ma la rappresentazione che ne viene fatta mi lascia in parte perplessa. Era sottolineato soprattutto il lato umano dell’esperienza della visione, come un qualcosa vicino allo sgomento folle.
 
Percepisco una forzatura e ne parlo con una cara amica attrice. Così le porto un libro in cui si racconta la vita di Hildegard.
 
Iniziamo a condividere letture, pensieri.
 
Anche lei si innamora di questa donna straordinaria, portatrice di immagini altrettanto straordinarie, visioni…
 
All’inizio forse le immagini che più mi chiamavano erano quelle della visione della Sinagoga e la Chiesa. Viste da Hildegard come due donne maestose occupano tutta la miniatura: una però, la Sinagoga, con gli occhi chiusi, le braccia chiuse, la veste nera con i piedi insanguinati.
 
L’altra, la Chiesa, una donna bellissima occhi aperti, braccia aperte, formosa, la veste dorata luminosissima.
 
Ed è in quello stesso momento che arriva la notizia della canonizzazione.
 
Il 10 maggio 2012 viene dichiarata Santa e pochi mesi dopo il 7 ottobre 2012 Papa Benedetto XVI la dichiara Dottore della Chiesa.
Un papa noto per il suo rigore, ma anche per la sua vocazione benedettina, e la sua delicata amorevolezza.
 
Hildegard è stata canonizzata per equipollenza, già santa riconosciuta dai tedeschi, santa di fatto. Venerata anche dai protestanti che notoriamente non riconoscono la figura del “santo canonizzato” cattolico.
 
 
E dopo che cosa è successo?
 
 
Il lavoro con Barbara, la mia amica attrice, era prezioso, ci aveva portato all’interno della sua storia di donna. Ma ad un certo punto ho sentito che niente si poteva dire o fare su di lei se non ci si addentrava nelle tante pagine che con abbondanza ci ha lasciato. È stato un lavoro molto complesso. Sia nell’avvicinamento, nella lettura e studio dei testi e delle immagini, sia nella comprensione della storia della sua vita senza cadere in facili stereotipi. E questo mi ha portato a viaggiare per andare nei suoi luoghi.
 
Sentivo la necessità di andare alle fonti originarie.
 
Hildegard usa infatti le parole con precisione: niente è lasciato al caso. Descrive perfettamente quello che vede nelle sue visioni con una cura minuziosa. Dopo di che riprende ogni frase e spiega esattamente il linguaggio simbolico dell’immagine, che cosa significa; poi lo riprende ancora alla luce della Scrittura con grande, ordinata cura.
 
 
Fammi capire: lei ha una visione, la interpreta e la spiega?
 
 
Per esempio: “ho visto un monte. Colui che sedeva sopra il monte aveva come ombre lievi di ali”. Subito dopo, spiega, il monte è il Regno di Dio, le ali sono l’ineffabile giustizia di Dio. E lei, prendendo le ali, sempre per esempio, inizia a spiegartene tutti i particolari, la simbologia e quindi la attualizza come messaggio e insegnamento.
 
 
Entriamo più in profondità del tuo lavoro che lega le immagini e le parole di Hildegard. Immagino sue, per altro.
 
 
Le miniature sono state realizzate sotto la sua guida diretta.
 
In questo lavoro siamo partiti dall’immagine cercando poi nel testo, nella descrizione e nelle parole della “luce vivente” il senso che Hildegard ci ha comunicato. Questo è il vero punto innovativo di questo lavoro. Ripartire dalla visione, dall’immagine. Dare all’immagine il valore non solo di illustrazione accessoria ma di radicale centro dell’esperienza della visione.
 

Noi crediamo per altro che questa prospettiva sia fondamentale per la lettura di tutte le opere medievali di quel periodo. L’idea cioè di un colore, una forma, un simbolo, una parola, un numero, collegate tra loro in maniera strettissima.
 
Nulla è lasciato al caso. Per esempio, il colore delle cornici. O la geometria delle immagini.
 
Torniamo alla Sinagoga e alla Chiesa: quando sono messe in verticale sono esattamente sullo stesso asse, occupano esattamente lo stesso punto nella struttura dell’opera I,5 e II,5. Sono legate tra loro in una dimensione spirituale, in una radice comune, ma al tempo stesso ognuna ha il suo spazio nel cammino.
 
 
È molto interessante e curioso il grande plastico (N.B.: a prima vista sembra una specie di accampamento fortificato a pianta rettangolare) che hai realizzato su alcune miniature. A vederlo distrattamente e in un altro contesto fa pensare al lavoro di un appassionato di modellismo.
Di che si tratta?
Come nasce questo lavoro?

 
 
Partiamo dalla visione e dalle parole di Hildegard:
 
il (Padre Celeste) radunando molti fedeli ai quattro angoli della terra, li attira verso le cose celesti rafforzati nella stabilità delle virtù.(…) cosicché il Padre celeste li raduni benevolmente nel suo grembo, cioè nella sua interiore potenza e mistico consiglio, dentro le quattro mura nella fede (III.2,3, p. 352).
 
Da tempo mi sforzavo di capire il senso globale delle parole e delle immagini miniate che le rappresentavano.
 
All’inizio guardavo l’edificio di cui lei parla con grandissima precisione dei dettagli ma non riuscivo a coglierne il senso.
 
Un giorno, casualmente, mentre cercavo di seguire la minuziosa descrizione della visione in cui specifica gli orientamenti, la direzione degli sguardi di ogni virtù, mi sono accorta con un certa sorpresa che il tratteggio bianco/nero che vedi nel disegno che contorna le figure come i giochi dei bambini, indicava il punto in cui tagliare il contorno per realizzare una piccolo modello di carta.
 
Ho accettato il gioco. Seguendo semplicemente le istruzioni, tagliando la figura, senza nessuna operazione di giunta si ricostruisce l’edificio!
Quando lo hai costruito e te lo trovi davanti tornano tutti gli orientamenti, tutto quello che lei descrive.
 
L’Edificio di cui parla Hildegard (III.2) occupa una posizione centrale all’interno del cammino dell’anima verso il cielo, ed è la rappresentazione dello spazio fisico che gli uomini devono attraversare per portare a compimento la loro formazione. (op. cit. pag. 172)
 
Questo balzo fisico dalla miniatura bidimensionale al tridimensionale (il plastico) è accaduto per questa immagine che è fondamentale nel libro perché rappresenta in forma plastica, appunto, il cammino di salvezza, cioè il cammino che l’uomo deve fare all’interno dell’Edificio che è un percorso nella storia dalla antica alleanza alla nascita della nuova Chiesa.
 
In questo senso rappresenta anche e soprattutto il cammino dell’anima.
 
 
Quindi questa mappa, è proprio una mappa.
 
 
Quando ne ho parlato con un amico architetto lui l’ha subito definita così. L’architetto vede subito una mappa.
 
Questo esperimento rimanda anche al modo di lavorare di queste persone nel loro tempo, come un Leonardo Da Vinci che aveva un approccio multidisciplinare e multidimensionale nei confronti degli oggetti che pensava.
 
Per questi artisti/artigiani/scienziati non c’è una vera e propria divisione tra una scienza e un’altra.
 
 
Era un contesto diverso…
 
 
Sì ma noi dobbiamo replicarlo.
 
A questo proposito vorrei parlare un po’ del gruppo di lavoro che si è creato spontaneamente attorno al “progetto” Hildegard.
 
Sono certa di essere stata aiutata, guidata, dalla santa di Bingen perché ogni incontro è stato del tutto inatteso e guidato dalla Provvidenza.
 
Un gruppo di lavoro stravagante, ma c’è di tutto: l’astrofisico, l’architetto, il modellista per i plastici, la storica dell’arte, il sacerdote, il teologo, la storica della filosofia, i musicisti… (la musica di Hildegard – lo dico da musicista – è incredibilmente innovativa per i canoni del tempo e non solo).
 
Ognuno coglie un aspetto diverso e straordinariamente profondo e creativo in queste rappresentazioni.
 
Un elemento importante è anche il fatto che il gruppo è eterogeneo; alcuni di loro sono agnostici, atei o vicini ad altre esperienze spirituali.
 
E questo è interessante perché costringe tutti noi ad approfondire a capire. Ma ognuno si è sentito toccato.
 
 
Hildegard così ha parlato personalmente ad ogni componente di questo straordinario gruppo. Sappiamo che ogni santo si comunica a noi per volere di Dio Padre; con gli occhi della fede mi sento di dire che ognuno ha vissuto, consapevolmente o meno, un incontro con Dio. Cosa ne pensi?
 
 
Si, credo che la profondità del cammino dell’anima che Hildegard descrive tocca un punto profondo in ognuno di noi; per questo credo oggi, dopo tanti anni, di capire cosa voleva dire don Giorgio. Hildegard è contemporanea perché in primis le sue immagini parlano ad una profondità archetipica divina in noi che oltrepassa le distinzioni.
 
 
Mi dicevi prima che avete visitato l’Abbazia di Eibingen, e i luoghi di Hildegard? Oggi la comunità che vive nell’abbazia è attiva? Come è stato il vostro incontro?
 
 
La comunità di Eibingen, è numerosa: sono 48 consorelle dell’Ordine benedettino. Il monastero è stato rifondato all’inizio del secolo. I nostri contatti sono nati a piccoli, prudenti passi. Continuamente contattate da numerose persone è difficile per loro rispondere a tutti. Il nostro rapporto è cresciuto progressivamente e nel maggio scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’Akademia di Santa Hildegard, voluta per riunire gli studiosi che si occupano della ricerca, con grande affetto Suor Dorothea, la badessa, ci ha permesso di visionare il codice.
 
È stato un momento molto emozionante.
 
In quell’occasione abbiamo consegnato a Suor Maura Zatony, la responsabile degli studi su Hildegard, il nostro libro, ed è nata l’idea di tradurlo in tedesco. Speriamo di riuscirci alla fine del 2020.
 
Non finirò mai di dire che questo cammino è un cammino in parte solitario che chiede un lavoro obbediente e una ricerca personale, ma è anche un cammino da fare insieme. Così il gruppo aumenta ogni giorno e si arricchisce di nuovi preziosi contributi.
 
Tante sono le figure a cui in questo anno intendo dedicare una pagina di ringraziamento personale, ma in questa sede vorrei esprimere un grazie speciale alla cara Maria Stella Curti, che ci ha fatti incontrare, e che mi ha introdotto alla Fondazione Pasquinelli di Milano e soprattutto a Pina Antognini, ispiratrice e anima della fondazione, che, in un giorno di vacanza in Toscana, dopo ore di conversazione sul mio lavoro, se ne è innamorata.
 
E, in maniera sorprendente, quando la pubblicazione era ormai stampata, ha voluto sostenerne il lavoro di ricerca con una donazione. Una donazione preziosa, non solo per il sollievo nell’impegno economico, visto che è una pubblicazione finanziata autonomamente, ma soprattutto, come Pina ben sapeva, anche perché è un grande incoraggiamento a continuare senza cedere ai momenti di dubbio.
 
Sara Salvadori
 
CONCLUSIONE

 

Al termine di questa intervista devo testimoniare come l’incontro con Sara Salvadori sia diventato a mia volta per me un incontro con Hildegard che conoscevo solo superficialmente.
 
Sara ha parlato degli incontri che la Provvidenza le ha procurato durante le varie fasi di questo progetto.
 
Ogni incontro nella fede è un incontro con Dio. Se Dio lo ha voluto e incoraggiato è per un solo motivo: aiutare l’uomo a trovare la propria strada per la propria salvezza personale.
 
E questo significa arrivare a Cristo.

Cristo è il centro di tutte le rivelazioni di Hildegard.
 
Ed è a Cristo che dobbiamo arrivare.
 
Come Hildegard portava Cristo agli uomini del tempo?
 
“Semplicemente” con il Vangelo: lo portava chinandosi sulle sofferenze degli uomini e quindi studiando i doni che la natura ci porta.
 
Lo portava nella lode, con il canto, nella danza, nella esaltazione della bellezza, nel consiglio agli uomini di potere e di chiunque glielo chiedesse, lo portava predicando il Vangelo.
 
E lo porta a noi oggi.
 
Questo non significa ovviamente che Hildegard sia “la” voce. È una voce nel coro dei santi rivolta a tutte quelle persone oggi sempre più smarrite in un mondo smarrito. Il lavoro di Sara Salvadori vuole essere un elemento di questo coro, per restare in metafora musicale, un contributo per entrare sempre più in relazione personale con il mondo di Dio, per conoscerlo e amarlo sempre più o per scoprire la Sua presenza nelle nostre vite.
 
Dio ha una straordinaria fantasia nel farsi incontrare.
 
Se in qualche modo questo libro aiuterà qualcuno, non importa quanti, ad alzare gli occhi al Cielo per unirsi al coro celeste che ci attende, ed è probabile che questo sia già avvenuto visto il notevole consenso e apprezzamento che sta riscuotendo questa opera in Italia e all’estero, sicuramente Sara potrà ritenersi contenta dei suoi tanti sforzi.
 
Come contenta, ne sono certo, lo è Hildegard.

 

Introduzione, Intervista e Conclusione
a cura di Giulio Fezzardini