LA LITURGIA DELLA CHIESA

 
 
Avevo promesso che vi avrei offerto le mie considerazioni sui principali temi che oggi dividono la Chiesa e tolgono forza al messaggio e all’azione pastorale di papa Francesco.
 
Una delle principali fonti di divisione è l’interpretazione della liturgia della Chiesa, una questione molto delicata che si è posta in modo drammatico dopo il Concilio Vaticano II.
Essa assume connotati e sfumature molto diverse, dalle più lievi critiche, come ad esempio l’uso di strumenti musicali, il gregoriano, i paramenti sacri, ecc., fino ad arrivare, col vescovo Marcel Lefebvre, a un vero e proprio scisma, ovvero al rifiuto totale della riforma liturgica e delle altre costituzioni conciliari.
 
Non credo sia utile entrare nel merito dei singoli aspetti, ma, piuttosto, focalizzarci sulla questione che fonda il cambiamento e causa i rifiuti e le divisioni.
 
La questione di fondo è la seguente:
 
che cos’è la liturgia della Chiesa? Quale è il suo fine specifico?

 
Ebbene, la liturgia della Chiesa, detto in modo semplice, è la modalità rituale ufficiale, canonica, stabilita per garantire l’incontro con Dio attraverso i Sacramenti e per favorire la preghiera dei fedeli, in modo tale che possano crescere nella comunione con Lui.
 
È, quindi, a servizio della santificazione del popolo di Dio, a servizio degli uomini e, dunque, delle persone che vivono nel tempo e nella storia dentro culture e ambienti sociali che cambiano.
 
Il latino e l’italiano sono indifferenti per rendere lode a Dio.
 
È bene ricordare che: esistono varie liturgie cristiane (ortodossa, copta,…) e varie liturgie cattoliche (orientale, maronita, ucraina, siriaca,…); noi stiamo parlando solo della Liturgia della Chiesa Cattolica Romana.
 
Prima della riforma del Vaticano II esistevano anche all’interno della Chiesa Romana vari riti, c’era persino quello domenicano. Oggi ce ne sono solo due: Romano e Ambrosiano.
 
La liturgia secondo il messale di San Pio V, rimpianta dai conservatori, è stata codificata a partire da un rito medioevale dal concilio di Trento nel 1500. Prima esistevano anche altre forme.
 
Rimpiangere, quindi, la Santa Messa in latino e il rituale tridentino significa legarsi e assolutizzare qualcosa che è relativo.
 
All’inizio della Chiesa si celebrava in aramaico e in greco ed è stato per favorire il mondo romano che si è tradotto tutto in latino.
 
La liturgia cristiana e cattolica conosce una pluralità di forme, è cambiata e può cambiare ancora.
 
La modalità celebrativa, a parte la natura specifica dei Sacramenti, non è rivelata ma è prodotta dai fedeli che attraverso la preghiera, la Scrittura e la santità, cercano di elevarsi verso Dio, o meglio cercano di fare spazio a Dio nella loro esistenza concreta.
 
Non sono i ritualismi, i paramenti, i canti e gli strumenti che rendono graditi a Dio, ma la vita vissuta.
Alcuni possono essere meglio aiutati in un modo, altri in una diversa modalità.
 
Ma far scaturire da queste sensibilità personali delle divisioni è cosa abominevole, lacera la comunione e rende vano il culto!
 
Il fedele invece è chiamato a costruire il Corpo di Cristo nella carità affidandosi, attraverso la virtù della prudenza, al Magistero della Chiesa.
 
Per concludere, la liturgia della Chiesa è a servizio della santificazione del popolo di Dio secondo la modalità ritenuta più adatta dal Magistero della Chiesa.
 
Non dividiamoci ma santifichiamoci.
 
Fra Giuseppe op