Padre Raniero Cantalamessa, Sacerdote e Frate cappuccino, Professore e Predicatore della Casa Pontificia offre a tutta la Chiesa le prediche di Quaresima per aiutarci a percorrere il cammino di preparazione alla Pasqua con maggior consapevolezza e maturità spirituale e crescere sempre di più nella comunione con il Signore risorto.

 
 

“CHE C’È TRA ME E TE O DONNA?”
2^ predica di Quaresima 2020

 

Nelle meditazioni di questa Quaresima, proseguiamo il cammino sulle orme della Madre di Dio iniziato nello scorso Avvento. Sarà un modo anche questo per metterci sotto la protezione della Vergine in un momento di così dura prova per l’intera umanità.
 
Dobbiamo riconoscere che di Maria non si parla moltissimo nel Nuovo Testamento, almeno non così spesso quanto ci aspetteremmo, tenendo conto dello sviluppo che ha avuto nella Chiesa la devozione alla Madre di Dio. Tuttavia, se facciamo bene attenzione, ci accorgiamo di una cosa: che Maria non è as¬sente in nessuno dei tre momenti costitutivi del mistero della salvezza. Esistono infatti tre momenti ben precisi che, insieme, formano il grande mistero della Redenzione.
 
Essi sono:
l’Incarnazione del Verbo,
il Mistero pasquale
e la Pentecoste.
 
Ora, riflettendo, ci accorgiamo – dicevo – che Maria non è assente in nessuno di questi tre momenti fondamentali.
 
Ella non è certo assente nell’Incarnazione come abbiamo visto nelle meditazioni dell’Avvento.
 
Non è assente dal Mistero pasquale, perché è scritto che «presso la croce di Gesù stava sua madre» (cf Gv 19, 25).
 
Non è assente infine dalla Pentecoste, perché è scritto che lo Spirito Santo venne sugli apostoli mentre « erano assidui e concordi nella preghiera con Maria, la madre di Gesù » (cf At 1, 14).
 
Queste tre presenze di Maria nei momenti-chiave della nostra salvezza non possono essere un caso. Esse le assicurano un po¬sto unico accanto a Gesù, nell’opera della redenzione. Maria è stata la sola fra tutte le creature a essere testimone e partecipe di tutti e tre questi avvenimenti.
 
Seguiamo dunque Maria nel Mistero pasquale, lasciandoci guidare da lei alla comprensione profonda della Pasqua e alla partecipazione alle sofferenze di Cristo.
 
Maria ci prende per mano e ci incoraggia a seguirla su questa strada, dicendoci come una madre ai propri figli riuniti: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11, 16). Nel Vangelo, è l’apostolo Tommaso che pronuncia queste parole, ma è Maria che le mette in pratica.
 
Imparò l’obbedienza dalle cose che patì

 
Il Mistero pasquale non comincia, nella vita di Gesù, con la cattura nell’orto e non dura solo la settimana santa.
 
Tutta la sua vita, da quando Giovanni Battista lo salutò come l’Agnello di Dio, è una preparazione alla sua Pasqua. Secondo il Vangelo di Luca, la vita pubblica di Gesù fu tutta una lenta e inarrestabile «salita verso Gerusalemme», dove avrebbe consumato il suo esodo (cf Lc 9, 31).
 
Parallelo a questo cammino del nuovo Adamo obbediente, si svolge il cammino della nuova Eva. Anche per Maria il Mistero pasquale cominciò assai per tempo. Già le parole di Simeone sul segno di contraddizione e sulla spada che le avrebbe trapas¬sato l’anima contenevano un presagio che Maria conservava nel suo cuore, insieme con tutte le altre parole.
 
Lo scopo di questa meditazione è proprio quello di seguire Maria durante la vita pubblica di Gesù e vedere di che cosa ella è figura e modello in questo tempo.
 
Che cosa avviene di solito in un cammino di santità dopo che un’anima è stata ricolmata di grazia, dopo che ha risposto generosamente con il suo «sì» di fede e si è messa volenterosamente a compiere opere buone e a coltivare le virtù?
 
Viene il tempo della purificazione e della spoliazione.
 
Viene la notte della fede.
E vedremo infatti che Maria, in questo periodo della sua vita, ci è di guida e di modello proprio in questo: di come comportarci quando viene nella vita «il tempo della potatura».
 
San Giovanni Paolo II, nella sua enciclica « Redemptoris Mater», applica giustamente alla vita della Madonna la grande categoria della kenosi, con cui san Paolo ha spiegato la vicenda terrena di Gesù: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divi¬na non considerò un tesoro geloso, la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò (ekénosen) se stesso” (Fil 2, 6-7).
 
«Mediante la fede – scrive il Papa – Maria è perfettamente unita a Cristo nella sua spoliazione… Ai piedi della croce Maria partecipa mediante la fede allo sconvolgente mistero di questa spoliazione» , Questa spoliazione si consumò sotto la croce, ma cominciò ben prima. Anche a Nazareth e soprattutto durante la vita pubblica di Gesù, ella avanzava nella peregrinazione della fede. Non è difficile no¬tare già allora « una particolare fatica del cuore, unita a una sorta di notte della fede».
 
Tutto questo rende la vicenda di Maria straordinariamente significativa per noi; restituisce Maria alla Chiesa e all’umanità. Dobbiamo prendere atto con gioia di un grande progresso che si è realizzato nella devozione alla Madonna, nella Chiesa catto¬lica, e di cui chi ha vissuto a cavallo del Concilio Vaticano II può rendersi facilmente conto. Prima, la categoria fondamentale con la quale si spiegava la grandezza della Madonna era quella del «privilegio» o dell’esenzione.
 
Si pensava che Maria fosse stata esentata non solo dal peccato originale e dalla corruzione (che sono privilegi definiti dalla Chiesa con i dogmi dell’Imma¬colata e dell’Assunzione), ma su questa linea, si andava tanto oltre da pensare che Maria fosse stata esentata dai dolori del parto, dalla fatica, dal dubbio, dalla tentazione, dall’ignoranza e infine la cosa più grave, anche dalla morte. Per alcuni infatti Maria sarebbe stata assunta in cielo senza aver dovuto passare per la morte.
 
Queste cose – si pensava – sono conseguenze del peccato, ma Maria non aveva peccato. Non ci si rendeva conto che, in questo modo, anziché « associare » Maria a Gesù, la si dissociava completamente da lui, che, pur essendo senza peccato, volle sperimentare a nostro vantaggio tutte queste cose e cioè: fatica, dolore, angoscia, tentazioni e morte.
 
Ora la categoria fondamentale con la quale, dietro il Concilio Vaticano II, cerchiamo di spiegarci la santità unica di Maria non è più tanto quella del privilegio, quanto quella della fede. Maria ha camminato, anzi ha «progredito» nella fede . Questo non diminuisce, ma accresce a dismisura la grandezza di Maria. La grandezza spirituale di una creatura davanti a Dio, in questa vita, non si misura infatti tanto da ciò che Dio le dà, quanto da ciò che Dio le chiede. E vedremo che a Maria Dio ha chiesto tanto, più che a ogni altra creatura, più che allo stesso Abramo.
 
Maria nella vita pubblica di Gesù
 
Vi sono, nei Vangeli, menzioni della Madonna che in passato, nel clima dominato dall’idea di privilegio, creavano un certo di¬sagio tra i credenti e che ora invece ci appaiono pietre miliari in questo cammino di fede di Maria. Non abbiamo perciò alcun motivo di accantonarle in fretta o smussarle con spiegazioni di comodo. Passiamo brevemente in rassegna questi testi.
 
Partiamo dall’episodio dello smarrimento di Gesù nel tempio (cf Lc 2, 41 ss). Questo fu l’i¬nizio del mistero pasquale di spoliazione per la Madre.
 
Cosa si sentì dire infatti, dopo averlo ritrovato? “Perché mi cercavate?
 
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” “Perché mi cercavate?”
 
Queste parole mettevano tra Gesù e lei una volontà diversa, infinitamente più importante, che faceva passare in secondo ordine ogni altro rapporto, anche il rapporto filiale con lei.
 
Ma andiamo avanti.
 
Troviamo una menzione di Maria a Cana di Galilea, giusto nel momento in cui Gesù sta iniziando il suo ministero pubblico. Sappiamo i fatti. Cosa si sentì rispondere Maria da Gesù, alla sua discreta richiesta di intervento?
 
“Che c’e tra me e te, o donna?” (Gv 2, 4).
 
Comunque si vogliano spiegare queste parole, esse hanno un suono duro, mortificante; sembrano di nuovo porre una distanza tra Gesù e sua Madre.
 
Tutti e tre i Sinottici ci riferiscono questo altro episodio avvenuto durante la vita pubblica di Gesù.
 
Un giorno, mentre Gesù era intento a predicare, giunsero sua Madre e alcuni pa¬renti per parlargli. Forse la Madre si preoccupava, com’è natura¬lissimo in una mamma, della sua salute, perché poco prima è scritto che Gesù non poteva neppure prendere cibo a causa della folla (cf Mc 3, 20).
 
Notiamo un dettaglio. Maria, la Madre, deve mendicare perfino il diritto di poter vedere il Figlio e parlargli. Ella non si fa largo tra la folla, facendo valere il fatto che era la madre. Restò invece fuori in attesa e altri andarono da Gesù a riferirgli: « Fuori c’è tua madre che ti vuole parlare ». Ma la cosa importante anche qui è la parola di Gesù che è ancora e sempre nella stessa linea: “Chi è mia madre e chi sono i miei fra¬telli?” (Mc 3, 33).
 
Conosciamo già il seguito della risposta. Proviamo a metterci al posto di Maria e intuiremo l’umiliazione e la sofferenza che c’erano per lei in quelle parole. Noi sappiamo oggi che in quelle parole è contenuto un elogio, e non un rim¬provero, per la madre; ma ella non lo sapeva, almeno in quel momento. In quel momento, c’era solo l’amarezza di un rifiuto. Non si dice che Gesù uscisse fuori poi a parlarle; probabilmen¬te Maria dovette allontanarsi, senza aver potuto vedere il figlio e parlargli.
 
Un altro giorno – narra san Luca – una donna, tra la folla, uscì in un’esclamazione di entusiasmo verso Gesù: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” Era uno di quei complimenti che bastano da soli a far felice una mamma; ma Maria, se era presente o se venne a saperlo, non poté soffermarsi a lungo su questa parola e goderne, perché Gesù si affrettò subito a correggere: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 27-28).
 
Un ultimo dettaglio in questa linea. San Luca parla, in un cer¬to punto del suo Vangelo, del « seguito femminile di Gesù », cioè di un certo numero di pie donne – di cui dà anche il nome – che erano state beneficate da lui e che lo «assistevano con i loro beni» (cf Lc 8, 2-3), cioè accudivano ai bisogni materiali suoi e degli apostoli, come preparare un pasto, lavare o rammendáre un vestito.  
Dov’è qui la cosa che riguarda Maria?
 
È che tra queste donne non figura la madre e tutti sanno quanto una madre desidererebbe essere lei a prendersi cura di,questi piccoli servizi del figlio, specie se consacrato al Signore. E il sacrificio totale del cuore….